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Percolato nei canali, tre indagati

Valentina Landucci
Percolato nei canali, tre indagati

Blitz dei nuclei speciali della forestale alla discarica di Literno

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CAMPO NELL’ELBA. Percolato nel fosso del Teodolino. Un’acqua nera, maleodorante che lascia presagire solo guai per il gestore della discarica di Literno, la Esa (Elbana servizi ambientali). Ma è presto per parlare di responsabilità. Il dato certo è che ieri mattina gli uomini della forestale di Marciana Marina, insieme ad alcuni colleghi di Firenze e Grosseto del nucleo specializzato in materia di inquinamento ambientale, sono entrati nella discarica per prelevare campioni di percolato da analizzare e capire l’origine dello sversamento nel fosso. Il blitz deve aver colto nel segno dato che sarebbero stati emessi 3 avvisi di garanzia per reati in materia ambientale nei confronti di altrettanti rappresentanti della società. I nomi degli indagati e la natura dei reati a loro contestati non sono ancora stati resi noti dalla forestale che conduce le indagini per conto della procura di Livorno. Dovrebbe tuttavia trattarsi di danno ambientale aggravato dalla violazione delle disposizioni di legge in materia di gestione delle discariche. Il materiale prelevato dal canale e dall’interno della discarica sarà ora analizzato.

Il liquido, altamente inquinante, deriva dai rifiuti che si trovano in discarica e in base alle caratteristiche dell’impianto viene generalmente raccolto in delle vasche, svuotate con frequenza quotidiana dai gestori della discarica. Da uno dei contenitori per la raccolta sarebbe fuoriuscito il percolato finito poi nei canali di superficie che attraversano la discarica e che si ricongiungono al mare. Le cause dello sversamento sono ancora da valutare, ma non è escluso che possano dipendere anche dalle intense piogge degli ultimi giorni e da problemi di manutenzione. Il problema dello smaltimento del percolato non è nuovo per la discarica di Literno. Caricare quotidianamente il liquido su una o due cisterne e trasferirlo in continente per il trattamento costa ad Esa quasi mille euro al giorno. Una cifra che grava sul bilancio annuale dell’azienda che dal 2003 gestisce l’impianto senza però conferire lì i rifiuti. In pratica la discarica è chiusa da anni, ma continua a pesare sulle tasche dei contribuenti.

L’area in cui si trova è di proprietà degli otto Comuni dell’isola i quali, pochi mesi fa, hanno messo mano ad un progetto di ampliamento dell’impianto, utile a risolvere, almeno in parte, gli storici problemi elbani dello smaltimento dei rifiuti. I lavori di ampliamento sono ben lungi dal venire, sia per la contrarietà espressa in proposito dal Comune di Campo, sia perché un progetto ancora non c’è. Ad elaborarlo dovrebbe essere Esa e una volta pronto la Provincia dovrà approvarlo e le amministrazioni comunali trovare i finanziamenti per costruirlo. Dopo il blitz di ieri i tempi di realizzazione dell’intervento potrebbero allungarsi ulteriormente.

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