Sicurezza
piombino
Aliscafo fuori uso, ora è polemica sui fondali
Giorgio Pasquinucci
Il Fabricia ha toccato il fondo, poi l'elica si è impigliata in una catena
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PIOMBINO. L’aliscafo Fabricia, che domenica pomeriggio si è incagliato con 160 passeggeri a bordo a poche decine di metri dal suo ormeggio in darsena Vannucci, ha riportato nell’incidente considerevoli danni all’elica e all’asse di dritta. Non potrà dunque riprendere servizio in tempi brevi, e la Toremar non sembra avere alcuna intenzione di sostituirlo con un altro vettore sulla linea Piombino-Portoferrraio. E mentre prosegue l’inchiesta aperta dalla capitaneria di porto sulle cause dell’incidente, i tecnici della Toremar sono alla ricerca del cantiere più vicino per tirare in secca l’aliscafo ed eseguire le riparazioni in fretta. Addirittura, per accelerare i tempi, alla Toremar si sta pensando di utilizzare le gru della compagnia portuali per tirare in secca il Fabricia in uno dei piazzali del porto. Altrimenti sarebbe necessario rimorchiarlo addirittura fino a Napoli. Impossibile, infatti, eseguire l’intervento in acqua, anche perché i tecnici del registro navale (Rina) devono controllare interamente lo scafo prima di rilasciare la nuova certificazione.
Prima i sub della cooperativa ormeggiatori, poi quelli fatti scendere dalla Toremar sui fondali hanno potuto comunque constatare i danni e permesso di ricostruire meglio l’incidente. Secondo la compagnia, l’aliscafo, che a pieno carico aveva aumentato di qualche centimetro il pescaggio, avrebbe prima toccato il fondo sabbioso incagliandosi leggermente. Nel tentativo di liberare lo scafo utilizzando i motori, l’asse di dritta avrebbe urtato una catena maciullando l’elica. Ci sono poi diverse valutazioni sullo stato dei fondali. Secondo la capitaneria di porto, l’attracco dell’aliscafo è in sicurezza. Si stima che i fondali nel canale che deve seguire durante la manovra di accosto sia in media di 5,8 metri, ben superiori dunque a quelli del pescaggio del Fabricia, che anche a pieno carico non supera i 3,8 metri. La manovra è compiuta tra l’altro lentamente e il Fabricia era già alla sua terza corsa giornaliera tra Portoferraio e Piombino. Non si può dunque escludere la possibilità di un errore di manovra o l’eventualità che l’aliscafo sia stato costretto ad allargarla da qualche evento, magari un’onda anomala causata dall’elica di un traghetto.
L’autorità marittima sta comunque esaminando i dati registrati sull’Ais (Automatic identification system) che da Livorno controlla con un sistema radar i movimenti di tutti i natanti autorizzati al trasporto passeggeri. Diverse sono però le valutazioni dei responsabili tecnici della Toremar. I comandanti della compagnia avrebbero infatti segnalato più di una volta le difficoltà di attracco dell’aliscafo a causa dei bassi fondali. Segnalazione che la società avrebbe a sua volta fatto presente, verbalmente, all’Autorità portuale. Tanto che quest’inverno sono stati effettuati anche lavori di manutenzione del canale, che però sono ritenuti solo un palliativo rispetto alle reali esigenze. Insomma, secondo i tecnici della Toremar il canale sarebbe sottoposto all’insabbiamento causato dal vortice delle eliche dei traghetti. Quello dei bassi fondali è da sempre uno dei problemi del porto di Piombino. Tutte le navi in entrata devono seguire precisi canali per non rischiare di incagliarsi e i fondali alle banchine, a parte la Pecoraro sul molo foraneo e i pontili Lucchini, non superano gli 8,30 metri.
Ci sono soldi ed un progetto di dragaggio di circa 900 mila metri cubi, ma riguarda i nuovi banchinamenti a Nord, per i quali soltanto a marzo è partita la gara d’appalto. «Per questo lavoro non c’è un’immediata urgenza - sostiene dunque il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri - visto che i lavori per i nuovi banchinamenti dureranno a lungo». Diverso il discorso per la darsena dove ormeggia l’aliscafo. «Aspetto di conoscere i risultati dell’inchiesta della capitaneria - dice Guerrieri - Se necessario valuterò, insieme all’autorità marittima e ai piloti del porto, gli eventuali interventi da fare».
Prima i sub della cooperativa ormeggiatori, poi quelli fatti scendere dalla Toremar sui fondali hanno potuto comunque constatare i danni e permesso di ricostruire meglio l’incidente. Secondo la compagnia, l’aliscafo, che a pieno carico aveva aumentato di qualche centimetro il pescaggio, avrebbe prima toccato il fondo sabbioso incagliandosi leggermente. Nel tentativo di liberare lo scafo utilizzando i motori, l’asse di dritta avrebbe urtato una catena maciullando l’elica. Ci sono poi diverse valutazioni sullo stato dei fondali. Secondo la capitaneria di porto, l’attracco dell’aliscafo è in sicurezza. Si stima che i fondali nel canale che deve seguire durante la manovra di accosto sia in media di 5,8 metri, ben superiori dunque a quelli del pescaggio del Fabricia, che anche a pieno carico non supera i 3,8 metri. La manovra è compiuta tra l’altro lentamente e il Fabricia era già alla sua terza corsa giornaliera tra Portoferraio e Piombino. Non si può dunque escludere la possibilità di un errore di manovra o l’eventualità che l’aliscafo sia stato costretto ad allargarla da qualche evento, magari un’onda anomala causata dall’elica di un traghetto.
L’autorità marittima sta comunque esaminando i dati registrati sull’Ais (Automatic identification system) che da Livorno controlla con un sistema radar i movimenti di tutti i natanti autorizzati al trasporto passeggeri. Diverse sono però le valutazioni dei responsabili tecnici della Toremar. I comandanti della compagnia avrebbero infatti segnalato più di una volta le difficoltà di attracco dell’aliscafo a causa dei bassi fondali. Segnalazione che la società avrebbe a sua volta fatto presente, verbalmente, all’Autorità portuale. Tanto che quest’inverno sono stati effettuati anche lavori di manutenzione del canale, che però sono ritenuti solo un palliativo rispetto alle reali esigenze. Insomma, secondo i tecnici della Toremar il canale sarebbe sottoposto all’insabbiamento causato dal vortice delle eliche dei traghetti. Quello dei bassi fondali è da sempre uno dei problemi del porto di Piombino. Tutte le navi in entrata devono seguire precisi canali per non rischiare di incagliarsi e i fondali alle banchine, a parte la Pecoraro sul molo foraneo e i pontili Lucchini, non superano gli 8,30 metri.
Ci sono soldi ed un progetto di dragaggio di circa 900 mila metri cubi, ma riguarda i nuovi banchinamenti a Nord, per i quali soltanto a marzo è partita la gara d’appalto. «Per questo lavoro non c’è un’immediata urgenza - sostiene dunque il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri - visto che i lavori per i nuovi banchinamenti dureranno a lungo». Diverso il discorso per la darsena dove ormeggia l’aliscafo. «Aspetto di conoscere i risultati dell’inchiesta della capitaneria - dice Guerrieri - Se necessario valuterò, insieme all’autorità marittima e ai piloti del porto, gli eventuali interventi da fare».
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