Il dolore
elba
A rischio i collegamenti aerei per l’isola
Mancano all'appello 140 mila euro per assicurare i voli di Elbafly
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MARINA DI CAMPO. Servizi aerei a rischio per l’isola d’Elba. Non è la prima volta. Da tempo ormai si discute della possibilità che, per la mancanza di adeguati finanziamenti, la società Elbafly, che nel periodo estivo garantisce collegamenti da Firenze, da Pisa e da Milano per l’isola, sia costretta a chiudere i battenti. Un’eventulità oggi purtroppo ancora più reale perchè, nonostante la ricapitalizzazione, mancano all’appello tra 120 e 140mila euro. La società si era messa all’opera per ottenere i finanziamenti del bando pubblico per la continuità territoriale. Una prospettiva, questa, che avrebbe garantito voli low costo (da 30 e 35 euro) per Pisa e Firenze: soluzioni di viaggio concorrenziali rispetto ai costi attuali e ai mezzi di trasporto tradizionali (vedi la tabella). Il bando però è slittato al 2010 e dunque, un mese fa, Elbafly aveva fatto appello ai soci della compagnia aerea per reperire le risorse necessarie a garantire i collegamenti. La raccolta dei fondi, tuttavia, non è andata come i vertici della società avrebbero sperato tanto che «i fondi raccolti alla data odierna - si legge in un comunicato di Elbafly - sono assolutamente insufficienti e in assenza di contributi straordinari l’assemblea prevista per il 7 maggio non potrà che sospendere definitivamente il servizio».
Il conto alla rovescia, insomma, è cominciato. Difficile ipotizzare una soluzione dato che fino ad oggi le grida l’allarme di Elbafly sono cadute nel vuoto: nessuna reazione degli enti locali - precisa la società - fatta eccezione per l’interessamento della Provincia di Livorno e della Regione. Il loro sostegno però non basta e «se la soluzione non verrà trovata entro la data dell’assemblea - continua la società - sarà impossibile trovare aerei disponibili». Peccato, perchè durante l’ultimo inverno, anche in collaborazione con l’Apt dell’Arcipelago, Elbafly aveva dato il via ad una politica di promozione efficace «che sta ottenendo paradossalmente - scrive l’azienda - ottimi riscontri all’estero, con prenotazioni alberghiere e non, le quali purtroppo sono in buona parte subordinate all’esistenza del servizio aereo». E lo stesso varrà anche per i servizi charter per gli elbani. Non è tutto.
A quanto pare neppure il bando per la continuità territoriale, al quale accedere per ottenere risorse, garantirebbe a Elbafly la sopravvivenza. «Nessuna delle compagnie aeree con le quali avevamo stipulato preliminari di accordo per un’eventuale joint venture - continua la società - intende parteciperare. Una posizione che potrà mutare soltanto modificando le condizioni del bando ritenute economicamente insostenibili». Sempre che qualche altra società non si metta in gioco per subentrare. Una possibilità che neppure Elbafly escude, pur ribadendo la volontà di evitare che i finanziamenti ottenuti per la continuità territoriale «si trasformino in un contributo volto ad agevolare una delle tante compagnie predatrici del panorama aeronautico italiano».
Il conto alla rovescia, insomma, è cominciato. Difficile ipotizzare una soluzione dato che fino ad oggi le grida l’allarme di Elbafly sono cadute nel vuoto: nessuna reazione degli enti locali - precisa la società - fatta eccezione per l’interessamento della Provincia di Livorno e della Regione. Il loro sostegno però non basta e «se la soluzione non verrà trovata entro la data dell’assemblea - continua la società - sarà impossibile trovare aerei disponibili». Peccato, perchè durante l’ultimo inverno, anche in collaborazione con l’Apt dell’Arcipelago, Elbafly aveva dato il via ad una politica di promozione efficace «che sta ottenendo paradossalmente - scrive l’azienda - ottimi riscontri all’estero, con prenotazioni alberghiere e non, le quali purtroppo sono in buona parte subordinate all’esistenza del servizio aereo». E lo stesso varrà anche per i servizi charter per gli elbani. Non è tutto.
A quanto pare neppure il bando per la continuità territoriale, al quale accedere per ottenere risorse, garantirebbe a Elbafly la sopravvivenza. «Nessuna delle compagnie aeree con le quali avevamo stipulato preliminari di accordo per un’eventuale joint venture - continua la società - intende parteciperare. Una posizione che potrà mutare soltanto modificando le condizioni del bando ritenute economicamente insostenibili». Sempre che qualche altra società non si metta in gioco per subentrare. Una possibilità che neppure Elbafly escude, pur ribadendo la volontà di evitare che i finanziamenti ottenuti per la continuità territoriale «si trasformino in un contributo volto ad agevolare una delle tante compagnie predatrici del panorama aeronautico italiano».
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