Finisce in città la lunga fuga di “ Lupin”
Ladro latitante e ricercato in mezza Europa catturato dai carabinieri piombinesi e elbani
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PIOMBINO. È finita lunedì mattina in viale Unità d’Italia, l’unica strada di accesso alla città, la carriera di Giuseppe Nermina, ragusano di 49 anni, soprannominato “Lupin”. Un soprannome che dice tutto sull’attività dell’uomo, ricercato in tutta la penisola e anche in mezza Europa per una lunga serie di furti con preferenza per i gioielli, proprio come il noto ladro gentiluomo della letteratura. Ad arrestare “Lupin”, fra l’altro latitante, sono stati i carabinieri della Compagnia di Piombino e quelli della Compagnia di Portoferraio al termine di un’operazione congiunta per certi versi anche spettacolare. Nermina, dopo una serie di furti messi a segno tempo fa a Sala Consilina (Salerno), era stato condannato a un anno di reclusione, ma si era subito reso irreperibile. Il soprannome “Lupin”, infatti, oltre all’abilità di trafugare oggetti peziosi è dovuto anche all’astuzia con la quale è spesso riuscito a eludere l’arresto spostandosi con agilità in giro per l’Italia e all’estero. L’uomo, al momento dell’arresto a Piombino, viaggiava infatti a bordo di un’auto francese alla quale aveva montato una targa inglese e probabilmente stava rientrando dalla Spagna dove aveva messo a segno diversi furti.
Durante il viaggio di rientro in Italia aveva anche forzato un posto di blocco della gendarmeria francese. Le notizie che i carabinieri di Portoferraio erano riusciti ad acquisire parlavano di un imminente suo ritorno in Italia per andare a trovare amici e parenti in Sicilia, ma le informazioni sembravano contrastanti accennando anche a una sosta a Piombino e ad un breve soggiorno all’Elba. Per questo motivo i carabinieri delle due Compagnie si sono uniti e hanno collaborato per predisporre la trappola. Non è stata casuale la scelta dell’unica via d’accesso a Piombino, che consente un ottimo filtraggio dei mezzi in arrivo e in uscita, per predisporre un posto di blocco costituito da due macchine dei carabinieri, mentre auto civetta pattugliavano l’Aurelia e la città. A un certo punto i militari in borghese sono riusciti ad individuare l’auto con a bordo “Lupin” e l’hanno seguita fino al posto di blocco. Qui è stato fermato mentre una macchina di copertura dei carabinieri ha bloccato la via di fuga. A quel punto Nermina si è arreso e, dopo l’arresto, è stato trasferito al carcere delle Sughere a Livorno.
Nell’auto di “Lupin” sono stati trovati cinque computer portatili, diverse macchine fotografiche digitali e telefoni cellulari, una ventina di collane in perle e d’oro, circa 2000 euro in contanti, carte di credito e schede telefoniche: il bottino, secondo i carabinieri, della recente serie di furti commessi tra la Spagna e l’Italia.
Durante il viaggio di rientro in Italia aveva anche forzato un posto di blocco della gendarmeria francese. Le notizie che i carabinieri di Portoferraio erano riusciti ad acquisire parlavano di un imminente suo ritorno in Italia per andare a trovare amici e parenti in Sicilia, ma le informazioni sembravano contrastanti accennando anche a una sosta a Piombino e ad un breve soggiorno all’Elba. Per questo motivo i carabinieri delle due Compagnie si sono uniti e hanno collaborato per predisporre la trappola. Non è stata casuale la scelta dell’unica via d’accesso a Piombino, che consente un ottimo filtraggio dei mezzi in arrivo e in uscita, per predisporre un posto di blocco costituito da due macchine dei carabinieri, mentre auto civetta pattugliavano l’Aurelia e la città. A un certo punto i militari in borghese sono riusciti ad individuare l’auto con a bordo “Lupin” e l’hanno seguita fino al posto di blocco. Qui è stato fermato mentre una macchina di copertura dei carabinieri ha bloccato la via di fuga. A quel punto Nermina si è arreso e, dopo l’arresto, è stato trasferito al carcere delle Sughere a Livorno.
Nell’auto di “Lupin” sono stati trovati cinque computer portatili, diverse macchine fotografiche digitali e telefoni cellulari, una ventina di collane in perle e d’oro, circa 2000 euro in contanti, carte di credito e schede telefoniche: il bottino, secondo i carabinieri, della recente serie di furti commessi tra la Spagna e l’Italia.
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