Il Tirreno

Siglato l’accordo sulla mobilità

Valeria Parrini

Finora sono oltre cinquanta i lavoratori Lucchini decisi ad uscire

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PIOMBINO. L’accordo sulla mobilità triennale in Lucchini è stato sottoscritto ufficialmente nella sede dell’Associazione industriali. All’incontro erano presenti i rappresentanti delle segreterie di Fim, Fiom e Uilm e i coordinatori delle Rsu. Finora sono circa 55 i lavoratori che si sono fatti avanti, manifestando la disponibilità ad accettare le condizioni fissate un paio di mesi fa dall’intesa, appena formalizzata, tra azienda e organizzazioni di categoria. Intesa che, in sostanza, può essere applicata agli ultracinquantenni con almeno 37 anni di contributi. Secondo fonti sindacali, il numero degli interessati è destinato ad aumentare. C’è chi parla di un centinaio di persone che potrebbero uscire dalla fabbrica con questa formula di esodo incentivato e volontario. Una forma, insomma, di accompagnamento verso la pensione che, per il momento, sembra aver convinto poco gli impiegati. La Lucchini, intanto, ha aperto la procedura con l’Inps per settanta dipendenti, versando all’istituto previdenziale all’incirca 5 mila euro per ciascuno di loro. Con maggio dovrebbero già lasciare la fabbrica i primi lavoratori. Scaglionati di mese in mese gli altri.

Per decidere di accedere alla mobilità ci sarà tempo fino a giugno. Ma una definizione più rapida del quadro permetterebbe di chiarire il rapporto tra le eccedenze individuate dalla Lucchini (circa 600 persone, 180 delle quali con la possibilità di ricorrere ai contributi per l’esposizione all’amianto) e la volontà di mantenere il posto ai 420 precari. La necessità di far presto c’è. Anche perchè rischiano di saltare i primi contratti in scadenza. La garanzia maggiore di tutela per questi lavoratori e per gli altri senza posto fisso e senza protezioni sociali adeguate (o del tutto assenti), resta, però, la rapida soluzione della vicenda amianto. Da qui le sollecitazioni ulteriori dei sindacati indirizzate all’Inail affinchè completi l’esame delle pratiche stabilendo chi può utilizzare i benefici contributivi e lasciare la fabbrica, e chi no. Per accorciare i tempi, l’istituto si sarebbe impegnato ad aggiungere un funzionario allo staff che se ne sta occupando. Rispetto alla mobilità, chi accetterà il percorso avrà in tutto 27mila euro nei tre anni. Andranno ad integrare la cifra ordinaria, che a sua volta copre l’80% dello stipendio, in questi termini: 7.500 euro il primo anno, diecimila il secondo e altrettanti il terzo. Nel frattempo, i sindacati continuano a dirsi impegnati su un doppio obiettivo: la difesa dei giovani precari e dello stesso polo siderurgico.

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