Il Tirreno

Toremar, sessanta lavoratori rischiano il posto

Valentina Landucci

Sindacato in agitazione: «Scioperiamo» Possibili nuovi tagli sulle corse dei traghetti

3 MINUTI DI LETTURA





PORTOFERRAIO. Sessanta posti di lavoro a rischio. E all'orizzonte una riduzione dei servizi essenziali di collegamento per i residenti dell'Elba. Due spettri che preoccupano i sindacati, insieme alla prospettiva della privatizzazione della Tirrenia in blocco, senza cioè lo scorporo delle società regionali, in primis la Toremar. Il futuro del trasporto pubblico navale non potrebbe essere più nero di così. E anche da questo dipende la decisione presa mercoledì scorso a Roma dai sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uil trasporti, uniti in questa battaglia: sciopero.
 Confronto impossibile. Assemblee, manifestazioni, ore di sciopero nelle strutture locali e a livello nazionale. I sindacati non vendono alternativa. Per loro manca anzitutto un interlocutore. Il nuovo amministratore delegato del gruppo, Carlo Stagnaro, deve ancora prendere familiarità con il nuovo incarico «ed il vero interlocutore - osserva Agostino Salsa, della Filt - cioè il ministro Matteoli, non intende riceverci». L'ultima richiesta di un confronto è del 9 aprile «ma ad oggi - continua Salsa - non abbiamo avuto risposta». Ecco il perché dell'ultimatum: o il confronto o gli scioperi. E la seconda ipotesi sembra quella più concreta. «Ci dispiace per i disagi che potremmo arrecare - osserva il rappresentante della Filt - ma anche i lavoratori, in qualche modo, devono farsi sentire».
 I tagli al personale. Sulla loro pelle, secondo i sindacati, si gioca la partita della privatizzazione. Gli effetti possibili sono quelli già visti negli ultimi anni: tagli al personale. «Da 220 dipendenti - aggiunge Salsa, siamo già passati a 160 e la prospettiva è di un'ulteriore diminuzione: altri 60 dipendenti che rischiano di perdere il posto e altri drastici tagli ai collegamenti».
 Le notizie del sindacato non sono di prima mano. «E' quello che ci viene detto - spiega Salsa - in via ufficiosa». Chi sa le cose, cioè il Governo secondo i rappresentanti dei lavoratori, non parla né risponde ai loro appelli. «L'unica cosa certa - continuano i sindacati Cgil, Cisl e Uil - è che del piano industriale presentato e mai approvato dal Governo è stata applicata solo la parte relativa al costo del lavoro». Tradotto: meno salario per gli addetti del gruppo Tirrenia ma nessun intervento di ristrutturazione e risanamento aziendale.
 La frotta. E forse l'incidente al traghetto Marmorica, la scorsa settimana, è la dimostrazione che la riduzione delle risorse per mantenere efficienti i servizi di collegamento si fa sentire. «Non ci vogliamo sbilanciare sulle cause dell'incidente - spiega Salsa - ma è un fatto che sono stati effettuati dei tagli sul mantenimento delle navi e dei servizi». Senza contare il problema dell'età delle imbarcazioni impiegate per i collegamenti. «Tranne qualche eccezione - aggiunge il rappresentante della Filt - parliamo di navi che hanno più di 30 anni».
 I servizi. Che succede quindi quando una nave ormai vecchiotta si guasta? Esattamente ciò che sta succedendo ora all'Elba: servizi di collegamento tagliati, corse ridotte. Perché la nave va riparata e non ce ne sono altre per sostituirla. Così per il week-end che comincia oggi, quello del 25 aprile, delle gite fuori porta, del primo assaggio d'estate, la Toremar garantirà otto corse giornaliere da Piombino per Portoferraio e otto da Portoferraio a Piombino. Una sola corsa giornaliera da e per Rio Marina.
 E pensare che a cose normali, in un week end ad alta frequentazione turistica come quello in arrivo, le corse sarebbero state almeno 13 all'andata e altrettante al ritorno. Una situazione che agita i politici locali. Nelle ultime ore, in particolare, quelli di Rio Marina con Dario Ballini, segretario del Pd locale, che chiede l'immediato ripristino delle corse sottratte ai riesi a favore di Portoferraio.
 La soluzione. Segnali, anche quelli della politica, di una crisi vicina ad esplodere, rispetto alla quale la volontà del Governo di privatizzare il gruppo Tirrenia non è c'è l'ennesima miccia. L'ipotesi, infatti, non va per niente bene ai sindacati, favorevoli a gestire separatamente il destino delle compagnie regionali, quelle essenziali per la continuità territoriale, «quelle che - conclude Salsa - affidate alle Regioni potrebbero avere un futuro».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa