Addio Lù, penna sempre in difesa dei più deboli
di Valeria Parrini
Centinaia di persone hanno dato l'addio, nella chiesa di Venturina, a Luana Rovini. Quarantasette anni, Luana, dopo esperienze in altre testate, dal luglio 1996 lavorava per il Tirreno. Prima a Pistoia e poi, fino a quando le condizioni di salute glielo hanno consentito, nella redazione elbana, a Portoferraio. Rigore, approfondimento e passione sociale hanno scandito il suo impegno professionale. La generosità con i più fragili e la capacità di trovare, comunque, del buono in ciascuno, erano il suo modo di intendere i rapporti. Un lavoro fatto sempre in prima linea, con tenacia e coraggio in un'isola tormentata negli ultimi anni da tanti scandali
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Il cuore di Lù si è fermato all’alba di venerdì mattina. Ci ha messo un po’ ad arrendersi, quel cuore. Grande. La bestia grossa, come la chiamava lei, alla fine l’ha spuntata. Si era manifestata a inizio 2008, la malattia brutta contro la quale Luana Rovini, in questi mesi, ha lottato con determinazione. E dignità. Anche nei momenti in cui l’affetto di mamma “Raffa”, dei familiari e degli amici, non bastava ad arginare la paura. O, qualche volta, la disperazione. Luana, però, lasciava sempre socchiusa la porta su situazioni positive. Sulla prospettiva. Che doveva pur esserci. E chi aveva accanto faceva meticolosamente attenzione a tenere aperto quello spiraglio. Perché aiutava ad andare avanti. Giorno per giorno. Una settimana nel borgo medievale di Populonia in maggio, in un appartamento da cui lo sguardo potesse abbracciare il mare senza costrizioni. Fino a due o tre giorni fa, Luana stava progettando questo. E le sue amiche la stavano assecondando. Amorevoli e sensibili. Come sempre. Proprio come l’estate scorsa per il suo ultimo compleanno. Aveva voluto festeggiarlo nel podere di un amico, con tantissime persone arrivate da mezza Italia. La parrucca colorata che le nascondeva l’effetto della chemio quella sera non fu l’unica a sbalenare sull’aia, tra la gente. La indossarono altre. Anche questo era un modo per farla sentire meno sola. Per dirle quanto le volevano bene. La passione per il giornalismo aveva folgorato Luana giovanissima. Le prime esperienze con l’informazione erano maturate in una radio locale. Poi, il passaggio alla Nazione e, quindi, alla redazione piombinese del Telegrafo. Nel 1992, il contratto con il quotidiano abruzzese Il Centro e gli anni trascorsi a Pescara. Salvo una piccola parentesi all’Aquila. Era arrivata al Tirreno di Pistoia nel luglio del 1996. A Portoferraio a fine 1997. Il suo modo di intendere la professione era stato chiaro fin dall’inizio. E coltivato fino in fondo. Rigore, serietà, impegno. E tanto entusiasmo. Anche quando le difficoltà a “tirar su” la notizia - era sempre e soltanto quella da privilegiare, non dimenticava mai di sottolinearlo - sembravano insormontabili. E magari, ad altri, avrebbero fatto venire la voglia di mollare. Corruzione, scandali, Elbopoli. Abusi e soprusi, diritti negati. Luana metteva sempre la stessa passione e la stessa cura nell’affrontare il lavoro. Sia che si trattasse di scrivere - spesso coraggiosamente - di urbanistica selvaggia o di ambiente violentato. Sia che si dovesse raccontare la vicenda di un clochard o dei “ragazzi del canile”. Ragazzi che si battevano per trovare una casa agli animali abbandonati. «Guarda, che è una bella storia», diceva, sgranando un po’ gli occhi e abbassando un tantino la voce. Stessa cura, dunque. E stesso rispetto per le persone. Correttezza. Ma nessuna piaggeria verso il potere. Economico, politico, istituzionale. Telecamerina alla mano, anche nei momenti liberi Luana documentava ciò che aveva intorno. Poi, le letture. La curiosità. La voglia di sapere. Di sapere di tutto. Di sentirsi libera e di attivarsi per la libertà degli altri. Ha tenuto la mente allenata fino a quando le forze glielo hanno permesso. Tra i suoi ultimi impegni, la collaborazione al ciclo di manifestazioni per ricordare il decennale della morte di un suo grandissimo amico, Giorgio Leoncini. Per entrambi, la politica non poteva che essere fondata sui diritti. ll concerto del primo maggio organizzato nel parco archeominerario di Campiglia sulla dignità e la sicurezza del lavoro, sarà anche per lei.
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