Il dolore
A Pianosa spunta l'alga tropicale
Mai vista prima. Gli scienziati sono in allarme: potrebbe essere di una specie killer
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PIANOSA. Il mare che sfuma dal turchese al blu profondo nasconde nuovi abitanti finora sconosciuti nell'Arcipelago. E' infatti a Pianosa, lungo un tratto della costa meridionale dell'isola, che i ricercatori dell'istituto di biologia marina di Piombino hanno trovato un'alga tropicale il cui nome scientifico è Lophocladia Lallemandii. Si tratta per i nostri mari di una specie aliena che potrebbe mostrare un comportamento invasivo. Questa alga è arrivata dal Mar Rosso: il trasferimento, come per alcuni pesci, è avvenuto attraverso il Canale di Suez. Non è escluso che possa essere stata trasportata dalla chiglia di una nave. Piccole tracce, prima che a Pianosa, risultano essere state segnalate negli anni scorsi lungo alcune coste dell'Italia meridionale e sicuramente alle isole Baleari.
Per adesso gli scienziati si limitano a constatare che nella campagna di studio 2008-2010 condotta dai ricercatori dell'Istituto di biologia marina di Piombino, sono state determinate 19 nuove specie di alghe lungo le coste dell'isola di Pianosa, che aggiunte alle 216 catalogate nelle indagini del 2004 fanno 235.
Ad attirare l'attenzione è stata però la Lophocladia Lallemandi, di colore rosso, di cui è stata osservata una presenza massiva in agosto. E nei campionamenti effettuati lo scorso novembre è risultata abbondante.
L'equilibrio dell'ecosistema marino toscano può, a questo punto, correre qualche pericolo?
L'alga - spiegano gli studiosi - è di solito epifita su altre macroalghe con portamento eretto, cioè vi si stabilisce sopra. L'eccessivo ricoprimento ostacola gli scambi gassosi e il flusso di nutrienti può ridurre la vitalità.
Le prossime campionature, in base anche all'andamento stagionale, potranno dare risposte più chiare. Di sicuro questa alga aliena ha finora mostrato un ritmo elevato di crescita, come è accaduto con la Caulerpa Taxifolia, detta anche alga-killer, di origine tropicale, invasiva e infestante, usata per decorare gli acquari. In Mediterraneo ha avuto una forte espansione, come nei mari australiani e californiani dove è sata però eradicata. Da noi è comparsa una ventina d'anni fa nelle acque sotto il museo oceanografico del Principato di Monaco. Dalla Costa Azzurra si è allargata verso Ventimiglia e Imperia, poi verso Elba e Spagna. Si è sviluppata rapidamente: è una minaccia per l'ecosistema e la diffusione è stata favorita dalle reti a strascico e dal transito delle navi
Per adesso gli scienziati si limitano a constatare che nella campagna di studio 2008-2010 condotta dai ricercatori dell'Istituto di biologia marina di Piombino, sono state determinate 19 nuove specie di alghe lungo le coste dell'isola di Pianosa, che aggiunte alle 216 catalogate nelle indagini del 2004 fanno 235.
Ad attirare l'attenzione è stata però la Lophocladia Lallemandi, di colore rosso, di cui è stata osservata una presenza massiva in agosto. E nei campionamenti effettuati lo scorso novembre è risultata abbondante.
L'equilibrio dell'ecosistema marino toscano può, a questo punto, correre qualche pericolo?
L'alga - spiegano gli studiosi - è di solito epifita su altre macroalghe con portamento eretto, cioè vi si stabilisce sopra. L'eccessivo ricoprimento ostacola gli scambi gassosi e il flusso di nutrienti può ridurre la vitalità.
Le prossime campionature, in base anche all'andamento stagionale, potranno dare risposte più chiare. Di sicuro questa alga aliena ha finora mostrato un ritmo elevato di crescita, come è accaduto con la Caulerpa Taxifolia, detta anche alga-killer, di origine tropicale, invasiva e infestante, usata per decorare gli acquari. In Mediterraneo ha avuto una forte espansione, come nei mari australiani e californiani dove è sata però eradicata. Da noi è comparsa una ventina d'anni fa nelle acque sotto il museo oceanografico del Principato di Monaco. Dalla Costa Azzurra si è allargata verso Ventimiglia e Imperia, poi verso Elba e Spagna. Si è sviluppata rapidamente: è una minaccia per l'ecosistema e la diffusione è stata favorita dalle reti a strascico e dal transito delle navi
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