Sicurezza
Magona, una lunga crisi ma la fiducia resta
L'ad Nannipieri conferma gli investimenti: il 18 novembre parte la nuova zincatura
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PIOMBINO. Quando finirà il tunnel delle crisi della siderurgia? Leandro Nannipieri, magonista doc, entrato in fabbrica nel 1992, quando era ancora un giovane ingegnere al suo primo incarico, siede oggi nella poltrona, diventata un po' scomoda in questo momento, di amministratore delegato e direttore generale di uno stabilimento che ormai rappresenta un frammento della galassia Arcelor Mittal. E' sicuramente la prima crisi di questa portata che affronta al vertice dell'azienda. E' reduce da un incontro con i manager del gruppo a Madrid poi nel Lussemburgo e, lunedì, ha incontrato i sindacati per esporre le misure che Magoma intende adottare per fronteggiare la situazione.
Allora la fabbrica chiuderà l'8 dicembre?
«Non è detto - replica l'ingegner Nannipieri - Se la situazione procede con questo ritmo, questo è un fatto, abbiamo ordini solo fino al 7 dicembre. Ma ci sono delle ragioni che ci fanno supporre la possibilità di posticipare di qualche giorno la data della chiusura. Alcuni dei nostri principali clienti ci hanno annunciato che chiuderanno le loro aziende il 12 dicembre. Noi abbiamo bisogno di spedire e fatturare e prima della loro chiusura, quindi di spingere, al massimo che la contingenza ci consente, la produzione. Sperando che nel frattempo arrivino richieste supplementari».
Ma che cosa vi siete detti nelle riunioni del Gruppo Arcelor Mittal?
«La situazione è quella che conosciamo a livello mondiale. Grossi input per noi non ci sono: si tratta di stare molto attenti alla domanda e adattare il più possibile per le produzioni le turnistiche, gli approvvigionamenti e i costi sia per la salvaguardia finanziaria della società che, bene in questo momento più prezioso, per mantenere la fedeltà dei clienti».
Ma quali sono le previsioni, quanto durerà la crisi della siderurgia?
«Nel medio termine i vertici del Gruppo Arcelor Mittal sono ottimisti. Bisogna però vedere cosa si intende per medio termine. C'è chi sostiene che nel secondo trimestre del prossimo anno la domanda riprenderà a livelli sostenuti, chi posticipa questa data almeno al secondo semestre e chi, invece, prevede che il 2009 sarà ancora per intero un anno di sofferenze. Io non azzardo previsioni».
Qual è oggi la situazione produttiva di Magona?
«Siamo al 50% rispetto alla capacità degli impianti, ma è chiaro che il pieno sfruttamento è una tendenza più che una prospettiva reale. Nel terzo trimestre di quest'anno abbiamo prodotto 170mila tonnellate, mentre il trend del trimestre in corso è di circa 95mila tonnellate. Ad agosto abbiamo fermato la Zincatura 3, a settembre abbiamo dovuto chiudere con po' d'anticipo la Zincatura 1 e far marciare la "4" a 21 turni settimanali e la "2" a 15 turni».
E la nuova Zincatura 5 partirà nonostante la crisi?
«La partenza è prevista il 18 novembre. Anzi, siccome sono un attento lettore del Tirreno, vorrei a questo proposito rispondere a quanto nei giorni scorsi ha dichiarato al vostro giornale Giuseppe, operaio di Magona, che sosteneva che all'azienda non interessa far partire la Zincatura 5. Trovo questa affermazione ingiusta e non rispettosa di quanti in questo momento stanno lavorano fino alle 8 di sera e anche il sabato per mettere a punto la linea. E' chiaro che in questo momento tre linee di zincatura sono esagerate rispetto alla domanda. Abbiamo preferito lavorare con calma alla messa a punto della nuova linea, soprattutto per evitare false partenze e produzione eccessiva di scarti».
Come affronterete la chiusura di dicembre?
«Con il sindacato abbiamo intanto concordato di esplorare la possibilità di far ricorso alla mobilità incentivata e volontaria, con un intervento supplementare dell'azienda per coprire una parte differenziale degli emolumenti. Una quindicina di persone, fermo restando il principio della volontarietà, potrebbero in questo modo essere accompagnate alla pensione. Il sindacato ha poi prospettato anche l'utilizzazione della legge sull'amianto, considerando che a febbraio e marzo alcuni ricorsi dovrebbero andare a sentenza».
Rispetto agli attuali ritmi produttivi, quanti sono gli esuberi?
«Una trentina, al decapaggio e al laminatoio, per i quali stiamo cercando soluzioni. E' intenzione dell'azienda gestire questa crisi cercando di alleggerire il più possibile le ripercussioni sociali. Il ricorso alla mobilità, nel tempo, potrebbe darci la possibilità di non lasciare gli interinali troppo a lungo fuori dalla fabbrica. Per la maggior parte sono giovani in gamba, che hanno già acquisito una buona specializzazione, dunque un patrimonio anche per l'azienda. Certo che in questo momento abbiamo grosse difficoltà a mantenere nell'organico i 39 interinali che sono ancora in fabbrica e per alcuni tra loro c'è la possibilità che il contratto non venga confermato».
Ci sarà ricorso alla cassa integrazione?
«L'obiettivo è quello di ricorrere prima alle ferie. E molti dei nostri dipendenti ne hanno ancora un buon numero. Cercheremo di mantenere nei reparti, durante la fermata, i lavoratori che ne hanno meno a disposizione utilizzandoli per quanto possibile nei lavori di manutenzione e pulizia. Se le ferie non bastassero, e ci fosse l'esigenza della cassa integrazione, abbiamo già discusso col sindacato la possibilità di mettere in campo strumenti di solidarietà in modo da ridurre il peso sui singoli lavoratori. Vorremmo al massimo limitare la cig a una settimana al mese, neanche a due, mantenendo - come proposto dal sindacato - la maturazione dei vari istituti complementari. Domani, ad esempio, fermeremo lo stabilimento per l'intera giornata, ma tutti i dipendenti saranno al lavoro, regolarmente retribuiti, per frequentare seminari sulla sicurezza e provare il nostro sistema di emergenza in caso di incidenti di rilievo».
Manterrete gli investimenti annunciati, a parte la Zincatura 5, già pronta?
«Ci saranno slittamenti nei tempi, ma il Gruppo conferma sia l'investimento per l'ammodernamento della sezione di entrata della Verniciatura 2 che quello per la Zincoverniciatura, che ci consentirebbe di abbassare i costi di produzione. Per quest'ultimo impianto si parlava dell'agosto 2010, ora è possibile ipotizzare l'investimento nel 2011. Per l'allungamento del Tandem dovremo forse aspettare il 2012».
Ma gli altri stabilimenti europei di Arcelor Mittal sono nella stessa situazione di Magona?
«Guardi, a volte qui abbiamo un po' il complesso di Calimero, la nostra ci sembra essere sempre la situazione più punitiva. Ma io conosco abbastanza bene, ad esempio, la situazione degli stabilimenti di Sagunto e Avilés, dove la produzione è già stata ridotta del 50%. Non siamo dunque la pecora nera. Le riduzioni seguono principi anche logistici, come la vicinanza al cliente, e quindi dei costi complessivi che ricadono sui singoli stabilimenti».
C'è una possibilità che gli ordini per Magona riprendano dopo la fermata di dicembre?
«Questo ovviamente dipende dalla situazione economica generale. Gran parte dei nostri clienti sono piccole imprese, che oggi hanno anche problemi di restrizione del credito. Molti stanno utilizzando gli stoccaggi, nella speranza di una diminuzione dei prezzi dell'acciaio. E' certo che prima o poi gli stoccaggi finiranno e bisognerà pure tornare a consumare acciaio».
Allora la fabbrica chiuderà l'8 dicembre?
«Non è detto - replica l'ingegner Nannipieri - Se la situazione procede con questo ritmo, questo è un fatto, abbiamo ordini solo fino al 7 dicembre. Ma ci sono delle ragioni che ci fanno supporre la possibilità di posticipare di qualche giorno la data della chiusura. Alcuni dei nostri principali clienti ci hanno annunciato che chiuderanno le loro aziende il 12 dicembre. Noi abbiamo bisogno di spedire e fatturare e prima della loro chiusura, quindi di spingere, al massimo che la contingenza ci consente, la produzione. Sperando che nel frattempo arrivino richieste supplementari».
Ma che cosa vi siete detti nelle riunioni del Gruppo Arcelor Mittal?
«La situazione è quella che conosciamo a livello mondiale. Grossi input per noi non ci sono: si tratta di stare molto attenti alla domanda e adattare il più possibile per le produzioni le turnistiche, gli approvvigionamenti e i costi sia per la salvaguardia finanziaria della società che, bene in questo momento più prezioso, per mantenere la fedeltà dei clienti».
Ma quali sono le previsioni, quanto durerà la crisi della siderurgia?
«Nel medio termine i vertici del Gruppo Arcelor Mittal sono ottimisti. Bisogna però vedere cosa si intende per medio termine. C'è chi sostiene che nel secondo trimestre del prossimo anno la domanda riprenderà a livelli sostenuti, chi posticipa questa data almeno al secondo semestre e chi, invece, prevede che il 2009 sarà ancora per intero un anno di sofferenze. Io non azzardo previsioni».
Qual è oggi la situazione produttiva di Magona?
«Siamo al 50% rispetto alla capacità degli impianti, ma è chiaro che il pieno sfruttamento è una tendenza più che una prospettiva reale. Nel terzo trimestre di quest'anno abbiamo prodotto 170mila tonnellate, mentre il trend del trimestre in corso è di circa 95mila tonnellate. Ad agosto abbiamo fermato la Zincatura 3, a settembre abbiamo dovuto chiudere con po' d'anticipo la Zincatura 1 e far marciare la "4" a 21 turni settimanali e la "2" a 15 turni».
E la nuova Zincatura 5 partirà nonostante la crisi?
«La partenza è prevista il 18 novembre. Anzi, siccome sono un attento lettore del Tirreno, vorrei a questo proposito rispondere a quanto nei giorni scorsi ha dichiarato al vostro giornale Giuseppe, operaio di Magona, che sosteneva che all'azienda non interessa far partire la Zincatura 5. Trovo questa affermazione ingiusta e non rispettosa di quanti in questo momento stanno lavorano fino alle 8 di sera e anche il sabato per mettere a punto la linea. E' chiaro che in questo momento tre linee di zincatura sono esagerate rispetto alla domanda. Abbiamo preferito lavorare con calma alla messa a punto della nuova linea, soprattutto per evitare false partenze e produzione eccessiva di scarti».
Come affronterete la chiusura di dicembre?
«Con il sindacato abbiamo intanto concordato di esplorare la possibilità di far ricorso alla mobilità incentivata e volontaria, con un intervento supplementare dell'azienda per coprire una parte differenziale degli emolumenti. Una quindicina di persone, fermo restando il principio della volontarietà, potrebbero in questo modo essere accompagnate alla pensione. Il sindacato ha poi prospettato anche l'utilizzazione della legge sull'amianto, considerando che a febbraio e marzo alcuni ricorsi dovrebbero andare a sentenza».
Rispetto agli attuali ritmi produttivi, quanti sono gli esuberi?
«Una trentina, al decapaggio e al laminatoio, per i quali stiamo cercando soluzioni. E' intenzione dell'azienda gestire questa crisi cercando di alleggerire il più possibile le ripercussioni sociali. Il ricorso alla mobilità, nel tempo, potrebbe darci la possibilità di non lasciare gli interinali troppo a lungo fuori dalla fabbrica. Per la maggior parte sono giovani in gamba, che hanno già acquisito una buona specializzazione, dunque un patrimonio anche per l'azienda. Certo che in questo momento abbiamo grosse difficoltà a mantenere nell'organico i 39 interinali che sono ancora in fabbrica e per alcuni tra loro c'è la possibilità che il contratto non venga confermato».
Ci sarà ricorso alla cassa integrazione?
«L'obiettivo è quello di ricorrere prima alle ferie. E molti dei nostri dipendenti ne hanno ancora un buon numero. Cercheremo di mantenere nei reparti, durante la fermata, i lavoratori che ne hanno meno a disposizione utilizzandoli per quanto possibile nei lavori di manutenzione e pulizia. Se le ferie non bastassero, e ci fosse l'esigenza della cassa integrazione, abbiamo già discusso col sindacato la possibilità di mettere in campo strumenti di solidarietà in modo da ridurre il peso sui singoli lavoratori. Vorremmo al massimo limitare la cig a una settimana al mese, neanche a due, mantenendo - come proposto dal sindacato - la maturazione dei vari istituti complementari. Domani, ad esempio, fermeremo lo stabilimento per l'intera giornata, ma tutti i dipendenti saranno al lavoro, regolarmente retribuiti, per frequentare seminari sulla sicurezza e provare il nostro sistema di emergenza in caso di incidenti di rilievo».
Manterrete gli investimenti annunciati, a parte la Zincatura 5, già pronta?
«Ci saranno slittamenti nei tempi, ma il Gruppo conferma sia l'investimento per l'ammodernamento della sezione di entrata della Verniciatura 2 che quello per la Zincoverniciatura, che ci consentirebbe di abbassare i costi di produzione. Per quest'ultimo impianto si parlava dell'agosto 2010, ora è possibile ipotizzare l'investimento nel 2011. Per l'allungamento del Tandem dovremo forse aspettare il 2012».
Ma gli altri stabilimenti europei di Arcelor Mittal sono nella stessa situazione di Magona?
«Guardi, a volte qui abbiamo un po' il complesso di Calimero, la nostra ci sembra essere sempre la situazione più punitiva. Ma io conosco abbastanza bene, ad esempio, la situazione degli stabilimenti di Sagunto e Avilés, dove la produzione è già stata ridotta del 50%. Non siamo dunque la pecora nera. Le riduzioni seguono principi anche logistici, come la vicinanza al cliente, e quindi dei costi complessivi che ricadono sui singoli stabilimenti».
C'è una possibilità che gli ordini per Magona riprendano dopo la fermata di dicembre?
«Questo ovviamente dipende dalla situazione economica generale. Gran parte dei nostri clienti sono piccole imprese, che oggi hanno anche problemi di restrizione del credito. Molti stanno utilizzando gli stoccaggi, nella speranza di una diminuzione dei prezzi dell'acciaio. E' certo che prima o poi gli stoccaggi finiranno e bisognerà pure tornare a consumare acciaio».
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