Il Tirreno

Autovelox, la Finanza in Comune

Le Fiamme gialle cercavano soldi o fatture, ma il debito era già stato saldato

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PORTOFERRAIO. Nuovo controllo della Finanza negli uffici del Comune di Portoferraio per la questione degli autovelox irregolari. Ieri mattina un gruppo di uomini delle Fiamme gialle del comando di Portoferraio - su ordine della procura di Milano che conduce l’inchiesta nazionale - si è presentato alla segreteria del Comune per chiedere l’acquisizione di materiale. In particolare i finanzieri cercavano fatture e altri documenti sui crediti con il Comune vantati dalla società che gestiva gli autovelox, la Centroservizi di Larciano. I Comuni infatti avevano noleggiato le macchine e poi - secondo gli accordi - dovevano cedere parte degli incassi derivati dalle multe. In tutto lo stivale i finanzieri nella giornata di ieri hanno sequestrato in via preventiva oltre 2 milioni di euro e centinaia di documenti sui crediti. Anche il controllo di Portoferraio mirava a sequestrare eventuali somme dovute alla società finita sotto inchiesta: un modo per tutelare dal punto di vista legale i Comuni stessi. Sull’isola però i finanzieri non hanno effettuato sequestri, né di soldi né di documenti. Infatti il Comune di Portoferraio aveva già provveduto a saldare tutti i debiti nei mesi scorsi, visto che era stato uno dei primi a spegnere i macchinari contestati.

L’inchiesta nazionale su T-red e autovelox, come era già emerso in settembre, vede sul registro degli indagati anche il comandante dei vigili del capoluogo elbano Rodolfo Pacini per turbativa d’asta. un atto dovuto, visto che Pacini aveva presieduto la commissione intercomunale che decise l’adozione dei misuratori. Quegli autovelox e T-red (i misuratori delle infrazioni ai semafori) su cui adesso sta indagando la Finanza avevano provocato tantissime polemiche, tanto da essere rimossi dall’Elba su sollecitazione della Prefettura. I macchinari per rilevare la velocità furono installati nelle zone di San Giovanni e San Martino, in risposta alle proteste dei cittadini per il pericolo incidenti e l’eccessiva velocità. La decisione a Portoferraio fu adottata con una deliberazione di giunta del 23 marzo 2007 dopo la gara a trattativa privata espletata seguendo le linee guida indicate dal comune capofila per la gestione associata per i servizi di polizia municipale, cioè Capoliveri. Anche Marciana installò uno dei macchinari contestati. Gli autovelox furono installati nell’estate 2007. In pochi mesi le multe fatte portarono nelle casse del Comune decine di migliaia di euro.

In poche settimane, nell’agosto 2007, furono oltre 1400 le infrazioni segnalate. Ma provocarono anche reazioni risentite da parte dei cittadini che si riunirono in comitati di protesta. I primi macchinari, quelli di San Giovanni, furono spenti nell’ottobre del 2007. Il documento, firmato dal prefetto Trevisone, fu emanato nel dicembre 2007. Solo allora furono spenti anche i rilevatori di velocità di San Martino. La gara fu aggiudicata alla Centro servizi di Larciano nel pistoiese, una delle aziende finita poi nell’inchiesta partita da Milano. I militari della guardia di Finanza, su ordine del pm milanese Alfredo Robledo, avevano già eseguito alcuni controlli anche sull’isola a metà settembre. Ma non era stato sequestrato alcun macchinario, visto che erano già stati disattivati e smontati.

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