Il Tirreno

Anche l’altoforno Lucchini a rischio fermata

Firmato l'accordo per la cassa integrazione, fino a 1.500 lavoratori interessati

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PIOMBINO. Nell'eventualità più nera, ma purtroppo possibile, il prossimo Natale rischia di trovare fermo gran parte del comparto siderurgico piombinese e in cassa integrazione o senza alcun salario (nei casi peggiori) la quasi totalità dei dipendenti delle grandi fabbriche e delle ditte dell'indotto. Non si dovrebbe andare molto lontani dal vero se, sommando alla crisi Lucchini quelle di Magona, Tenaris e indotto, si ipotizzano per la fine dell'anno circa 3000 persone in cig. Il quadro in fibrillazione della crisi mondiale che si è pesantemente riflessa sul cuore economico della città e della zona, si aggrava insomma di giorno in giorno. E a scandire le tappe in caduta di una crisi della quale nessuno ancora sa dire la profondità, ieri è arrivata la firma fra sindacati e azienda per l'apertura della cassa integrazione alla Lucchini. Oggi i sindacalisti hanno in programma un incontro alla Tenaris-Dalmine per capire i riflessi della congiuntura su questa azienda, e lunedì ci sarà un faccia a faccia simile alla Magona. Poi sarà la volta delle tante ditte dell'indotto siderurgico che, complessivamente, occupano circa 1.500 dipendenti.
 Cig alla Lucchini. Sul piano concreto, da ieri, con valore retroattivo al 20 ottobre, è ufficiale la cassa integrazione ordinaria per 13 settimane (quindi fino al 12 gennaio) alla Lucchini. Circa 500 dipendenti, soprattutto del treno vergella e di altre lavorazioni collegate, sono già in cig per due settimane. Ma la fosca previsione fatta dall'azienda ai sindacalisti, e da questi rilanciata in conferenza stampa, è che da ora alla fine dell'anno vadano in cassa integrazione altre mille persone, in pratica quasi tutto lo stabilimento esclusa la cokeria e un po' di comandati alla salvaguardia degli impianti.
 L'altoforno. L'eventualità di 1.500 cassintegrati è legata all'ipotesi, che la Lucchini sta cercando di scongiurare ma che è tenuta ben presente, che l'altoforno possa essere fermato (in riscaldo e con colate in bianco) per una decina di giorni verso fine anno. In sostanza, come hanno spiegato i sindacalisti, l'azienda attualmente non ha ordini o commesse per l'immediato futuro e man mano che le produzioni caleranno e le varie lavorazioni rallenteranno o cesseranno, anche l'attività dell'altoforno dovrà scendere. E sotto una certa soglia non si può andare, quindi si sospenderebbero le colate fermando di fatto il cuore della fabbrica. «Già ora - dicono i sindacalisti - l'altoforno è passato dalle 6.000 tonnellate al giorno di produzione a 3.800».
 L'accordo. Fra i punti inseriti nell'accordo per la cig alla Lucchini, ci sono anche aspetti positivi. Li hanno spiegati Luciano Gabrielli segretario provinciale della Fiom, Germano Pasquinelli segretario di zona della Fim e Fabrizio Toninelli della Uilm, insieme alle Rsu aziendali Mirko Lami, Sergio Cardellini e Roberto Franceschetti. La Lucchini conferma gli investimenti su Piombino, anche se potranno esserci slittamenti temporali; saranno confermati tutti i lavoratori atipici (più di 200) proseguendo, passata la crisi, i loro percorsi verso l'assunzione a tempo indeterminato; ci sarà un sostegno al reddito dei cassintegrati che permetterà la maturazione dei premi di risultato, di produzione e della tredicesima. «Queste basi - hanno detto i sindacalisti - cercheremo di trasferirle anche nei confronti che avremo con le ditte dell'indotto e delle altre fabbriche».
 I consulenti. Un altro punto dell'accordo riguarda i lavoratori in pensione ripresi in fabbrica come tutor o consulenti e che avevano fatto un po' scandalo vista la massiccia uscita per cig di giovani lavoratori effettivi. «Con l'azienda - dicono i sindacalisti - ci siamo accordati per il progressivo disimpegno di queste persone, man mano che i loro contratti scadranno. La stessa cosa succederà almeno nelle ditte controllate direttamente dalla Lucchini».

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