Il Tirreno

Il parco potrà espropriare case e terreni

E' polemica sul piano territoriale. Per i sindaci vincoli troppo stretti

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PORTOFERRAIO. Difficile ristrutturare case. Impossibilità di trasformare i terreni incolti in agricoli. Possibilità da parte del parco di espropriare edifici e terreni per 20 anni. E’scaduto da pochi giorni il termine per la consegna delle osservazioni al piano territoriale del parco dell’Arcipelago. E all’ente sono già arrivati centinaia di documenti in cui si contestano le norme contenute nel testo. A guidare la protesta sindaci e associazioni di categoria. «Così si legano le mani a cittadini e imprenditoria». Il piano è uno strumento legislativo - una sorta di piano regolatore - che detta una serie di regole che dovranno essere rispettate da comuni, alberghi, agricoltori, proprietari di terreni e di immobili ma anche visitatori che avranno a che fare col parco. Lo scopo principale è naturalmente, come si legge all’inizio del voluminoso testo, quello di «tutelare e valorizzare» il paesaggio, l’equilibrio idreogeologico e lo «sviluppo sostenibile delle attività economiche e culturali delle comunità locali». Per far questo sono state individuate tre fasce (Zone A a tutela integrale, B di riserva generale orientata, C di protezione, D di promozione economica e sociale).

Da lì si è partiti a fissare una serie di regole che mettano assieme natura e sviluppo. Ma alcune delle indicazioni presenti non piacciono a sindaci e categorie economiche perché considerate troppo restrittive o in contrasto con altre leggi. A scatenare una pioggia di osservazioni sono soprattutto le parti del piano che riguardano i confini delle zone di tutela, l’edilizia e il diritto di esproprio. Al punto 15 del testo si parla per esempio del «diritto di espropriazione e di prelazione su trasferimenti per atto tra vivi a qualsiasi titolo della proprietà e dei diritti reali sugli immobili che ricadono in zona A e B». Ma una norma simile è prevista anche per gli immobili in zona C e per i terreni improduttivi da almeno due annate agricole. In pratica - secondo questa parte del testo fortemente contestata dai comuni - il parco potrebbe entrare in possesso di tutti gli edifici situati all’interno dei suoi confini e utilizzarli per le sue attività per 20 anni pagando un canone ai proprietari. Le osservazioni dei comuni chiedono che questo potere venga limitato e precisato e che i periodi possano essere ridotti.

Per quanto riguarda l’edilizia, a scatenare le ire dei sindaci sono i punti 18.3, 19.3 e 19.4, dove, per esempio, si prevede che solo per gli edifici costruiti prima del 1967 - e non quelli magari costruiti l’anno scorso - presenti in zona C sono ammessi interventi di recupero con eventuali ampliamenti e di non oltre il 10% della superficie utile e dei volumi. Qualcuno dei comuni contesta anche la norma che permette il mutamento di destinazione d’uso solo per gli immobili non abitativi che verrano riutilizzati per attività agrituristiche, artigianali e per produzioni locali tipiche. Ma secondo i critici - e qui si parla soprattutto delle associazioni di categoria - il piano conterrebbe anche limitazioni troppo severe per la balneazione e la navigazione, rischiando di impedire di raggiungere aree come Capraia. Insomma tutti chiedono a gran voce chiarimenti e garanzie su alcuni punti controversi che toccherebbero la vita di migliaia di cittadini e imprenditori.

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