Sicurezza
Il pronto soccorso si prepara all’assedio estivo
Giorgio Pasquinucci
Un medico in più per i codici bianchi e un'assistente per la sala d'attesa
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PIOMBINO. Sono le 11 e la piccola sala d’attesa del pronto soccorso è già piena, qualcuno non trova neanche un posto per sedersi. Medici ed infermieri sono alle prese con un uomo in stato di ebbrezza andato in escandescenze ed è stato accompagnato qui da un paio di pattuglie della polizia. Il tempo corre, la gente aspetta, qualcuno si spazientisce. Il pronto soccorso, per molti, è il primo impatto con la sanità. Saltano anche il medico di famiglia per un piccolo dolore, magari nella speranza di ricevere cure più certe. E l’estate è alle porte. Incidenti stradali, insolazioni, punture da tracine, principi di annegamento, cadute dagli scogli. «Se la richiesta giornaliera media di interventi e di 65-70 persone - dice il dottor Paolo Tamberi, dirigente del pronto soccorso - d’estate le richieste arrivano anche a 100-110». Così da un paio di giorni e fino al 15 settembre anche al pronto soccorso è iniziata la campagna estiva. Un medico in più, assegnato dalla direzione dell’Asl, che si occuperà esclusivamente dei “codici bianchi”, nelle ore di punta, dalle 18 alle 23. «I casi meno gravi, ma che fanno massa e intasano il pronto soccorso». Qui non si può rifiutare nessuno, al massimo si fa aspettare, anche se si tratta di togliere da un piede le spine di un riccio.
«Ma è cambiata anche la filosofia del pronto soccorso - spiega il dottor Tamberi - Un tempo si prestavano le prime cure, poi i pazienti venivano inviati nei reparti. Oggi dobbiamo arrivare alla diagnosi precisa. Abbastanza facile nei casi gravi, spesso impegnativa quando i sintomi non sono precisi». Al pronto soccorso, quindi, non si sta più dieci minuti. Poco prima era entrata in sala la madre con un bambino che si era bucato un piede con l’ago di una siringa da insulina sulla spiaggia. Un caso che ha richiesto un’ora. La donna era molto preoccupata, aveva paura che il bambino potesse essere stato infettato dal virus dell’Aids. «Ma è un virus Hiv - spiega Tamberi - a contatto con l’aria si disattiva in tre-quattro minuti. Semmai c’è da preoccuparsi di più in questi casi delle possibili epatiti o del tetano. Comunque sia meglio venire al pronto soccorso, ma senza spaventarsi. Noi facciamo un prelievo del sangue, se tutto va bene, ricontrolliamo i paramenti dopo sei mesi». Carenze di organici al pronto scorso? Secondo il dottor Tamberi no. Il servizio di emergenza e urgenza dispone di 12 medici dipendenti e due a contratto professionale.
Anche l’organico degli infermieri è al completo. Attualmente c’è solo da sostituire un’infermiera addetta al triage, una funzione delicata perché è lì che si valutano le urgenze dei singoli casi. Ma Tamberi annuncia, sia pur con il condizionale un’altra novità. Al pronto soccorso da luglio dovrebbe arrivare un’assistente volontaria nel quadro della nuova convenzione che l’Asl ha firmato con le associazioni. «Sì perché - ammette lo stesso Tamberi - ci siamo resi conto che manca una figura che faccia da collegamento tra le sale e il pubblico. Che dia informazioni a chi aspetta. Un compito di cui non può essere caricato l’infermiera del triage». «Settembre-ottobre - dice ancora Tamberi - oltre finalmente entrerà in funzione anche la breve osservazione, nei locali dove era la rianimazione». Ma l’Asl sembra decisa anche a migliorare la fase di accoglienza. «La prima ipotesi, quella anche più costosa, era di trasferire il pronto soccorso dove c’è la farmacia. Ma si sta facendo strada l’ipotesi costruire un ospedale nuovo nella zona di Vignale Riotorto.
Così intanto miglioreremo l’accoglienza qui, eliminando il box del centralino ampliando la sala d’aspetto. Credo sia una soluzione accettabile a medio termine, nella prospettiva di un nuovo ospedale. D’altra parte Villamarina è appena sufficiente per le esigenze di Piombino ed ha molti problemi logistici».
«Ma è cambiata anche la filosofia del pronto soccorso - spiega il dottor Tamberi - Un tempo si prestavano le prime cure, poi i pazienti venivano inviati nei reparti. Oggi dobbiamo arrivare alla diagnosi precisa. Abbastanza facile nei casi gravi, spesso impegnativa quando i sintomi non sono precisi». Al pronto soccorso, quindi, non si sta più dieci minuti. Poco prima era entrata in sala la madre con un bambino che si era bucato un piede con l’ago di una siringa da insulina sulla spiaggia. Un caso che ha richiesto un’ora. La donna era molto preoccupata, aveva paura che il bambino potesse essere stato infettato dal virus dell’Aids. «Ma è un virus Hiv - spiega Tamberi - a contatto con l’aria si disattiva in tre-quattro minuti. Semmai c’è da preoccuparsi di più in questi casi delle possibili epatiti o del tetano. Comunque sia meglio venire al pronto soccorso, ma senza spaventarsi. Noi facciamo un prelievo del sangue, se tutto va bene, ricontrolliamo i paramenti dopo sei mesi». Carenze di organici al pronto scorso? Secondo il dottor Tamberi no. Il servizio di emergenza e urgenza dispone di 12 medici dipendenti e due a contratto professionale.
Anche l’organico degli infermieri è al completo. Attualmente c’è solo da sostituire un’infermiera addetta al triage, una funzione delicata perché è lì che si valutano le urgenze dei singoli casi. Ma Tamberi annuncia, sia pur con il condizionale un’altra novità. Al pronto soccorso da luglio dovrebbe arrivare un’assistente volontaria nel quadro della nuova convenzione che l’Asl ha firmato con le associazioni. «Sì perché - ammette lo stesso Tamberi - ci siamo resi conto che manca una figura che faccia da collegamento tra le sale e il pubblico. Che dia informazioni a chi aspetta. Un compito di cui non può essere caricato l’infermiera del triage». «Settembre-ottobre - dice ancora Tamberi - oltre finalmente entrerà in funzione anche la breve osservazione, nei locali dove era la rianimazione». Ma l’Asl sembra decisa anche a migliorare la fase di accoglienza. «La prima ipotesi, quella anche più costosa, era di trasferire il pronto soccorso dove c’è la farmacia. Ma si sta facendo strada l’ipotesi costruire un ospedale nuovo nella zona di Vignale Riotorto.
Così intanto miglioreremo l’accoglienza qui, eliminando il box del centralino ampliando la sala d’aspetto. Credo sia una soluzione accettabile a medio termine, nella prospettiva di un nuovo ospedale. D’altra parte Villamarina è appena sufficiente per le esigenze di Piombino ed ha molti problemi logistici».
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