Il Tirreno

«Togliere le prostitute dalle strade? Giusto»

Francesca Barone
«Togliere le prostitute dalle strade? Giusto»

Ma sulla riapertura delle case di piacere, le ragazze squillo votano contro

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 PIOMBINO. Le lucciole? Questione di Stato. In Senato, in questi giorni, si discute su fogli di via ed espulsioni. C'è chi ha dichiarato guerra alle prostitute di strada. Ma poi chi illuminerà le notti buie di centinaia di uomini alla ricerca del piacere? Le prostitute che praticano in casa, naturalmente. Perché come dice Jo, ragazza che lavora in appartamento e alla quale abbiamo dato un nome di fantasia. «Questo è un lavoro che non potrà mai sparire», assicura la ragazza.
 E così, donne come Vane, Jo e Dana trasformano le loro stanze da letto in camere del sesso per i loro clienti. Le discussioni parlamentari di questi giorni non spaventano queste ragazze perché lavorare in casa da sole, come fanno loro, non è reato. «Sono d'accordo con chi vuole combattere la prostituzione di strada - spiega Vane - Il 90% di quelle donne sono sfruttate da delinquenti. Lo Stato deve toglierle dalla strada e magari aiutarle».
 «Io non ci andrei mai per strada - commenta Jo - preferirei morire di fame». Lavorare in casa le fa sentire più sicure, anche perchè non ricevono mai di notte. Certo, riguardo ai prezzi la strada offre prestazioni meno costose rispetto alle case. Ragazze come Vane, Jo e Dania, che lavorano solo tra le quattro mura, per un rapporto sessuale di quindici minuti chiedono 70 euro. Il prezzo sale se aumenta il tempo e anche le richieste: 100 euro per mezz'ora, 150 per un'ora e così via. Circa 50 euro, invece, il prezzo di un rapporto orale. Obbligatorio il preservativo, sebbene molti clienti chiedano di farlo senza. Ma, per fortuna, la paura delle malattie si fa sempre sentire.
 Proprio riguardo ai controlli igienico-sanitari, l'esponente de La Destra, Daniela Santaché, ha proposto un referendum a favore della riapertura delle case chiuse. «E' una cavolata - replica Jo - io ci tengo alla mia salute, mi faccio le analisi ogni sei mesi. Piuttosto sarebbe giusto che ci facessero pagare le tasse. Dovremmo venire considerate come lavoratrici autonome. Però ognuna deve essere libera di gestire il lavoro e le tariffe come meglio crede». D'accordo anche Vane: «Io vorrei pagare le tasse, almeno poi potrei prendere anche la pensione».
 La storia di Vane. Vane, ventottenne brasiliana, ha iniziato a prostituirsi a settembre del 2007. Fino ad allora la sua vita era tranquilla: un lavoro normale e un ragazzo che amava. Ma poi, proprio l'amore le ha giocato un brutto scherzo e allora, dopo una cocente delusione e memore della condizione di povertà nella quale era cresciuta, ha scelto di vendere il proprio corpo. «Conto di lavorare solo qualche anno, poi tornerò in Brasile - spiega - comunque credo che al mondo ci sia molto di peggio».
 Sua madre, che fa l'insegnante in Brasile, è l'unica della famiglia che sa cosa fa la figlia in Italia. «Mamma non è d'accordo - dice la ragazza - mi prega sempre di smettere, ma con i soldi che guadagno sto aiutando anche lei e mia sorella».
 Le chiedo chi sono i suoi clienti. «E' gente normale che ha solo bisogno di sfogarsi, magari non hanno più rapporti con le mogli. Fare sesso con una prostituta non è un tradimento. Spesso, invece, sono persone sole che hanno soprattutto bisogno di chiacchierare un po'. Insomma, è uno scambio: io aiuto loro e loro, pagando, aiutano me». L'importante, in ogni caso, è l'igiene. «Prima di ogni rapporto faccio sempre lavare i miei clienti - confida la ragazza - Se poi a qualcuno puzzano le ascelle trattengo il respiro e cambio posizione».
 La storia di Jo. Jo, italiana, separata e con un figlio, si prostituisce da quattro anni. È molto selettiva per quanto riguarda i suoi clienti: «Niente vecchi, né ubriachi. Se non mi piacciono chiedono delle cifre assurde che nessuno è disposto a pagare». Jo fa questo lavoro solo durante l'inverno, in estate fa tutt'altro. Lei, rispetto a Vane e Dana è molto più vicina al suo obiettivo. «Devo stringere i denti ancora un altro anno e poi finalmente potrò trasferirmi all'estero nella casa che ho comprato e sto pagando. Là potrò fare il lavoro che desidero e potrò godermi mio figlio».
 Le prestazioni che offre non si limitano a semplici rapporti sessuali. Jo, infatti, soddisfa anche richieste sadomaso: chi chiede di essere picchiato, chi di essere ferito e insultato. In questi quattro anni nel letto di Jo sono passati molti uomini e qualcuno si è addirittura innamorato, ma invano. «Finchè faccio questo lavoro - dice la ragazza - non voglio assolutamente impegnarmi, non avrebbe senso».
 La storia di Dana. Dana viene da Santo Domingo, ha 35 anni e l'obiettivo di comprarsi una casa in Spagna dove poter andare a vivere con suo figlio. Per realizzarlo ha messo da parte timori e timidezza e ha cominciato ad aprire la porta di casa a uomini disposti a pagare anche per soli cinque minuti di piacere. Nel suo passato ci sono molti lavori: cameriera, badante, donna delle pulizie. Ma nessuno di questi garantiva a Dana e al suo bambino una sicurezza economica. E così un anno fa ha scelto. «La prima volta che ho venduto il mio corpo mi sembrava di assistere a un brutto film. Stavo così male che per sciogliermi un po' ho dovuto bere del vino - racconta Dana - Quando è finito tutto e l'uomo è uscito dall'appartamento ho pianto fino all'ultima lacrima e poi mi sono infilata sotto la doccia. Avevo bisogno di lavarmi, mi sentivo sporca. Ho strusciato fino quasi a consumarmi la pelle».
 Dana, come tutti le madri, vuole regalare un futuro migliore al suo bambino e per il momento questo lavoro le sembra l'unica strada possibile: «Ma un giorno, spero vicino, questa tortura finirà».

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