Il Tirreno

Cinghiali, i sindaci rispondono a Tozzi

«Non spetta ai Comuni occuparsi della sorveglianza dei boschi»

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PORTOFERRAIO. Trappole dei cinghiali manomesse ovunque. Sabotaggi sistematici che vanificano il lavoro di chi, come il Parco, ha investito risorse importanti nel piano di limitazione della popolazione degli ungulati. Come intervenire dunque? Il presidente del Parco dell’Arcipelago, Mario Tozzi, ha rivolto un sentito appello ai sindaci elbani, richiamando l’attenzione su «un problema di ordine pubblico di cui le autorità comunali devono sentirsi investite». Ha dunque invitato i sindaci a compiere uno sforzo di vigilanza perchè siano catturati i responsabili, definiti «criminali», e a dare un contributo economico per rendere efficaci le catture. Un appello che i sindaci dei Comuni più colpiti dalla proliferazione dei cinghiali, come Campo e Marciana, condividono nei principi generali. Ma sul quale hanno delle cose da puntualizzare. «Innanzitutto credo che dovremmo indire una riunione per avere un quadro chiaro della situazione - dice il sindaco di Campo Antonio Galli -. Il problema dei cinghiali e dei mufloni è serio. Qualsiasi intervento dovrà essere congiunto e condiviso da tutta la comunità dei sindaci.

Non capisco però perchè Tozzi si rivolga solo ai primi cittadini, quando il problema riguarda tutta la Comunità del Parco e dunque anche Regione e Provincia». Quanto alla questione dei controlli, il sindaco di Marciana Luigi Logi è piuttosto scettico. «Non abbiamo il personale necessario per intervenire - dice - e non spetta certo a noi fare un servizio di polizia nelle macchie e nei boschi, unico modo per cogliere il flagrante i sabotatori. Ci sono enti preposti come il Corpo Forestale, la Comunità Montana, la Provincia, l’Ente Parco. Quanto ai contributi economici, i Comuni hanno dei bilanci da rispettare, i finanziamenti necessari non si trovano da un giorno all’altro». Logi ricorda che da tempo il Comune di Marciana si sta dando da fare sia per potenziare le gabbie («abbiamo fatto accordi con diversi proprietari dei terreni privati per posizionare ulteriori trappole») sia attraverso incontri con i cacciatori. «Però bisogna tener presente - conclude - che l’85 per cento del territorio del nostro Comune è sotto l’area protetta. Sarebbe necessario dunque individuare dei cuscinetti all’interno di quest’area per aprirli anche a battute di caccia, allo scopo di cercare di ridurre la presenza di questi animali».

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