Il Tirreno

Napoleone, un viaggio tra satira e celebrazione

Napoleone, un viaggio tra satira e celebrazione

Una serie di stampe e incisioni raccontano Bonaparte: i suoi tic, le sue fisime e la sua grandeur

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PORTOFERRAIO. Quello che non poteva sopportare, Napoleone Bonaparte, era la satira. E per un Imperatore del suo spessore l’atteggiamento è ben comprensibile. Abitudinario, dinamico nelle sue azioni quotidiane, per nulla dimesso anche durante il soggiorno da esule nel suo piccolo principato del 1814, non rinunciava al lusso. Chissà le sue reazioni quando venne a sapere, soprattutto dopo la disfatta di Lipsia, che circolavano sul vecchio continente raffigurazioni satiriche che lo dileggiavano, lo canzonavano, esaltando i suoi tic, le sue fisime. Narcisista qual era non le avrebbe tollerate, se fosse rimasto al potere. Oggi costituiscono il tema centrale della mostra “Celebrazione e satira di un Imperatore nelle stampe del XIX secolo”, montata nelle due sedi del museo nazionale delle Residenze napoleoniche dell’Elba e promossa dalla direttrice del museo, Roberta Martinelli. L’iniziativa si svolge in stretta collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali di Pisa e con la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno. «Si tratta di una esposizione - dice la direttrice Martinelli - interamente dedicata all’iconografia napoleonica pervenutaci da ben quattro collezioni».

Quella della Galleria Demidoff a San Martino proviene dalla collezione Matteotti, preziosa per rarità e qualità artistica acquistata nel dicembre 2007 dal Ministero per i Beni e le Attività culturali. «Un ringraziamento a parte - dice ancora la direttrice - va al sottosegretario Andrea Marcucci. È per merito suo che siamo riusciti ad avere un milione e 300 mila euro (con i fondi ministeriali del Lotto), con cui sono state acquistate le stampe e iniziati i restauri alle residenze. Tutto questo lo si deve leggere in vista delle celebrazioni che organizzeremo per il bicentenario dell’arrivo dell’Imperatore all’Elba che sarà festeggiato con “grandeur” nel 2014». Ai Mulini invece il visitatore potrà ammirare un nucleo di incisioni della collezione Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno. «Sia la raccolta di San Martino sia quella dei Mulini - aggiunge ancora Roberta Martinelli - non sono mai state presentate al pubblico.». A essa è stata affiancata una selezione tra le stampe delle collezioni Olschki e Turiuni-De Micheli, già di proprietà del museo Nazionale. «I pannelli espositivi - dice la direttrice - sono stati allestiti per mettere in evidenza la contrapposizione tra le rafficurazioni ufficiali di Napoloene, le rappresentazioni celebrative delle numerose battaglie che lo videro induscusso vincitore e le produzioni satiriche che, pur essendo già presenti durante la sua ascesa al potere, divennero feroci in seguito all’abdicazione l’11 aprile 1814 a Fontainebleau».

La mostra dedica naturalmente un certo spazio al soggiorno elbano del Generale corso; mettono in evidenza i personaggi della sua corte, fra cui la moglie di Bertrand. Da qui si intuisce come Napoleone, pur essendo in esilio non rinunciasse al lusso e all’agiatezza. Stivali da cacciatore, giubba con bottoniera, cappello a tricorno: era così che gli Elbani lo vedevano sempre. Unici accessori un fazzoletto bagnato con acqua di colonia, una tabacchiera e una scatoletta con pasticche di liquirizia. Era sempre in movimento, in sella ad Abukir, uno dei suoi cavalli arabi. È questo il suo tran tran quotidiano, circondato da una guarnigione di fedeli funzionari e di beni di ogni tipo. La mostra resterà aperta fino all’11 giugno.

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