Il Tirreno

«Siviera rovesciata, solo un caso ha impedito che ci fossero morti»

«Siviera rovesciata, solo un caso ha impedito che ci fossero morti»

Un gruppo di lavoratori ricostruisce l'episodio di mercoledì e contesta le parole tranquillizzanti usate dall'azienda

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PIOMBINO. «La siviera si è fermata a pochi metri dal carro ferroviario e di punto in bianco gli è caduta sopra senza nessun preavviso. L’acciaio si è riversato nella fossa ad una velocità impressionante, bruciando tutto quello che trovava di fronte al suo percorso». E’ un racconto agghiacciante. Ricostruisce quanto accaduto mercoledì in Lucchini, nel reparto acciaieria, quando una siviera con 120 tonnellate d’acciaio liquido si è rovesciata. La descrizione è di un gruppo di lavoratori in zona in quel momento e di altri che hanno raccolto le parole di colleghi. La testimonianza - che abbiamo deciso di coprire con l’anomimato per tutelare da eventuali ripercussioni - continua: «Le fiamme e il fumo marrone e denso avvolgevano l’area intorno alla siviera, impedendo a molti operai di capire dove mettersi al sicuro. Degli operai presenti nel pulpito dell’impianto coinvolto non si è saputo nulla. Ma, visto che non ci ha lasciato le penne nessuno, abbiamo presunto che si siano messi in salvo alla meglio e con tanta fortuna». Già, la fortuna. I lavoratori non hanno dubbi: «Se nessuno è morto è solo di fortuna di cui dobbiamo parlare e non di meriti aziendali o della politica della Lucchini sulla sicurezza».

Il gruppo si è deciso a parlare a voce alta «per l’indignazione - prosegue - che ci hanno provocato le affermazioni rilasciate sulla stampa dall’azienda. Non è vero che si erano accorti del problema del carroponte, non è vero che il personale è stato evacuato con tutta sicurezza prima che accadesse l’incidente». «Quanto accaduto - prosegue il racconto - è frutto di un insieme che comprende i dispositivi personali antinfortunistici di dubbia qualità fino ad arrivare a incontri con responsabili della sicurezza che ci spiegano come lavorare in sicurezza su impianti che non hanno mai visto e non hanno la minima idea di come devono essere messi in marcia». I lavoratori parlano di impianti vecchi e fatiscenti, che vanno avanti senza controlli adeguati, di tentativi di colpevolizzare chi lavora e di ignorare la realtà delle cose. «Questa - si aggiunge - è la situazione che dobbiamo affrontare ogni giorno per poter vivere onestamente: lottare con un’azienda che ti garantisce lo stipendio, ma purtroppo non ti assicura che dopo il tuo turno di lavoro puoi tornare a casa sulle tue gambe. Chiudiamo con una riflessione: come è possibile che al giorno d’oggi, con la tecnologia che fa passi da gigante, alla Lucchini non si sia ancora trovato il modo di non far rovesciare una siviera e impedire questi incidenti»?

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