Il Tirreno

Lavoro nero, in regola solo 12 aziende su 100

Valeria Parrini
Lavoro nero, in regola solo 12 aziende su 100

Otto mesi di verifiche dell'Inps: irregolarità in 139 imprese su 158 esaminate

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PIOMBINO. Una trentina di aziende completamente al nero. Il risultato è il frutto dell’attività di controllo portata avanti dal gennaio scorso ad oggi dagli ispettori dell’Inps. In questo periodo le verifiche hanno interessato 158 imprese appartenenti ai diversi settori produttivi. In 139 di queste, sono state riscontrate delle irregolarità. Ovvero, ben nell’88% dei casi. Ventotto, appunto, erano del tutto sconosciute agli istituti previdenziali e al fisco. Come del tutto assenti dai libri paga sono stati contati 147 lavoratori. Il totale delle omissioni per lavoro nero ammonta a circa 300 mila euro: un centinao per le retribuzioni fuori busta e il resto per il personale non registrato. Ma la somma finale lievita ulteriormente fino a superare quota 436 mila euro con l’aggiunta delle cifre relative al personale e alle retribuzioni registrate sul libro paga ma non denunciate (38 mila euro circa), e alla trasformazione dei rapporti, quando il lavoratore è assicurato per una mansione ma in realtà ne svolge un’altra. (circa 100 mila euro). Fino a qui i numeri rilevati dall’attività di vigilanza operata nelle imprese con dipendenti.

Gli ispettori Inps, però, hanno bussato anche dai lavoratori autonomi dei settori artigiano e commerciale. Soggetti visitati 14, soggetti irregolari... tutti per omissioni stimate in 95 mila euro. Hanno fatto il pieno in negativo anche le sette aziende agricole visitate, in ciascuna delle quali sono state evidenziate situazioni non conformi alla legge. Una al nero come nove operai agricoli. La somma delle omissioni accertate è attestata sui 15 mila 600 euro. In nessun caso però, gli ispettori hanno ravvisato le condizioni di chiusura delle imprese, prevista da recenti novità legislative. «Evidentemente la Val di Cornia non fa eccezione, in un quadro nazionale molto preoccupante dal punto di vista delle irregolarità in materia occupazionale», sottolinea Carlo Jannuzzi, sindacalista Cgil. Cha ha un suo osservatorio privilegiato. Da responsabile dell’ufficio vertenze della Camera del lavoro di Venturina, ne incontra, di situazioni anomale «soprattutto - dice - in agricoltura, nel turismo e nel commercio. In sostanza dove è più forte la stagionalità».

Jannuzzi apprezza la nuova legge sull’emersione, che favorisce le imprese disposte a mettersi in regola, con l’azzeramento di reati e sanzioni, la sospensione per un anno di ispezioni, una contribuzione più bassa. A convincere il sindacalista è soprattutto la forma di tutela che viene introdotta nei confronti del lavoratore a cui, in questi casi, viene garantito un contratto a tempo indeterminato per un minimo di 24 mesi. «La legge però ha un neo. In caso di dimissioni del lavoratore in un arco temporale breve - chiude il sindacalista - le imprese hanno tutto da guadagnare. E non sono previsti controlli sui motivi che lo hanno indotto ad andarsene». A favore di una politica anti-sommerso è, storicamente, la Cna. Con la coordinatrice Emanuela Minelli ricorda che le imprese serie sono le prime ad essere danneggiate da chi non rispetta le leggi. «Ben venga, quindi, l’attività di controllo. Attenzione, però, in tanti casi - commenta Minelli - le irregolarità riscontrate sono riconducibili più ad errori formali che a elementi sostanziali. Errori facilitati da una normativa talvolta farraginosa».

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