La manifestazione
Chiazza di catrame a Seccheto
Anche i turisti impegnati nelle operazioni antinquinamento
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CAMPO NELL’ELBA. La spiaggia di Seccheto ha rischiato di essere sporcata da catrame frammentato probabilmente rilasciato da una nave che nella notte o nella mattinata di ieri ha pulito il serbatoio o la sentina in mare. Ma oltre al personale della Capitaneria e ai volontari della Protezione civile, anche i bagnanti si sono impegnati nelle operazioni antinquinamento utilizzanto retini e altri mezzi di fortuna.
È stato il bagnino della spiaggia, Roberto Rafanelli, che intorno alle 15 ha dato l’allarme alla Capitaneria: «Il ragazzo che lavora da me è andato a fare una nuotata al largo e quando è tornato mi ha detto di aver trovato una chiazza puzzolente in mare. Ho pensato a qualche grosso pesce in putrefazione, poi ho preso il binocolo e ho visto che era catrame. Ma ormai era nel il golfo». E nell’attesa della motovedetta, partita da Marina di Campo, sulla spiaggia un po’ tutti si sono messi al lavoro: «Il catrame è stato recuperato con reti e retini, poi sono arrivati i teloni. Sì, i bagnanti hanno dato una mano, soprattutto un milanese, che è rimasto per tre ore in acqua. Sono perlopiù turisti: vengono qui tutti gli anni e al posto ci tengono.
Altre persone che si sono date da fare sono state Antonio, del “Vecchio forno” di Seccheto, e Paolo Ferrari, un poliziotto che abita qui e lavora a Portoferraio: è stato con me sul patino per quattro ore». Rafanelli dice che una chiazza di petrolio solido così grande, a Seccheto non l’aveva mai vista: «E sono qui da 21 anni. Quando ho visto tutto quel catrame ho pensato che la stagione per noi sarebbe finita, ma non è solo il lavoro: è che così si distrugge l’ambiente. Fanno bene i corsi a far passare le navi fuori dalle loro acque extraterritoriali - commenta -, il problema è che poi quelle navi passano da noi».
L’intervento di tante persone ha evitato il peggio e già ieri sera c’era chi faceva tranquillamente il bagno. Tira un sospiro di sollievo Sauro Rocchi, vicepresidente della Comunità montana e amministratore comunale di Campo, ma chiede che ci sia più vigilanza a tutela delle coste: «Da anni sostengo la necessità di un radar che controlli il movimento delle navi intorno all’isola - dice - e questo incidente, seppur di modeste dimensioni, conferma che avevo ragione. Le chiazze davanti a Seccheto saranno fermate in tempo, ma se l’inquinamento fosse stato più ampio il danno per l’ Elba sarebbe stato enorme».
È stato il bagnino della spiaggia, Roberto Rafanelli, che intorno alle 15 ha dato l’allarme alla Capitaneria: «Il ragazzo che lavora da me è andato a fare una nuotata al largo e quando è tornato mi ha detto di aver trovato una chiazza puzzolente in mare. Ho pensato a qualche grosso pesce in putrefazione, poi ho preso il binocolo e ho visto che era catrame. Ma ormai era nel il golfo». E nell’attesa della motovedetta, partita da Marina di Campo, sulla spiaggia un po’ tutti si sono messi al lavoro: «Il catrame è stato recuperato con reti e retini, poi sono arrivati i teloni. Sì, i bagnanti hanno dato una mano, soprattutto un milanese, che è rimasto per tre ore in acqua. Sono perlopiù turisti: vengono qui tutti gli anni e al posto ci tengono.
Altre persone che si sono date da fare sono state Antonio, del “Vecchio forno” di Seccheto, e Paolo Ferrari, un poliziotto che abita qui e lavora a Portoferraio: è stato con me sul patino per quattro ore». Rafanelli dice che una chiazza di petrolio solido così grande, a Seccheto non l’aveva mai vista: «E sono qui da 21 anni. Quando ho visto tutto quel catrame ho pensato che la stagione per noi sarebbe finita, ma non è solo il lavoro: è che così si distrugge l’ambiente. Fanno bene i corsi a far passare le navi fuori dalle loro acque extraterritoriali - commenta -, il problema è che poi quelle navi passano da noi».
L’intervento di tante persone ha evitato il peggio e già ieri sera c’era chi faceva tranquillamente il bagno. Tira un sospiro di sollievo Sauro Rocchi, vicepresidente della Comunità montana e amministratore comunale di Campo, ma chiede che ci sia più vigilanza a tutela delle coste: «Da anni sostengo la necessità di un radar che controlli il movimento delle navi intorno all’isola - dice - e questo incidente, seppur di modeste dimensioni, conferma che avevo ragione. Le chiazze davanti a Seccheto saranno fermate in tempo, ma se l’inquinamento fosse stato più ampio il danno per l’ Elba sarebbe stato enorme».
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