Toscana
Chiusi quattro negozi scoperti a non emettere scontrini
Si intensificano i controlli della Guardi di finanza contro l’evasione fiscale nel commercio
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PIOMBINO. In un ristorante del centro può capitare di chiedere il conto e di vedersi consegnare un foglio a quadretti con sopra scritto quanto si spende. La ricevuta fiscale, per averla, dovete chiederla. Se poi optate per una pizza in zona, certo cambia l’entità del conto, ma la ricevuta resta sempre un miraggio. Anche se decidete di fare un pranzo leggero in un bar, vi capiterà di pagare un’insalata e un succo di frutta senza che vi sia battuto lo scontrino alla cassa. Questi episodi, capitati a chi scrive nel giro di 24 ore, non sono casi isolati. Basti pensare che da gennaio ad oggi la guardia di finanza, ha effettuato 890 controlli (una media di 6 al giorno) e ha individuato ben 60 esiti irregolari, di cui 12 solo nell’ultimo mese e mezzo. «Il numero di violazioni accertate è di circa 6,7 per cento sul totale dei controlli - afferma Giovanni Carotenuto, capitano della compagnia di Piombino della guardia di finanza - Un dato in crescita rispetto allo scorso anno, quando l’incidenza sul totale è stata dell’ordine del 5 per cento».
Di questi 12 esercizi, quattro saranno costretti ad abbassare temporaneamente le saracinesche, il che significa che sono stati sorpresi a non consegnare lo scontrino ai clienti per tre volte. Sono stati dunque segnalati alla direzione generale dell’Agenzia delle entrate e per loro sarà applicata la sanzione accessoria: il riposo forzato per almeno tre giorni. Il tutto corredato con un cartello che spiegherà ai clienti la ragione: «Esercizio chiuso per violazione dell’obbligo di emissione dello scontrino o ricevuta fiscale». Dall’inizio dell’anno salgono a 11 gli esercizi della zona soggetti a questo provvedimento: cinque a Venturina, tre a San Vincenzo e tre a Piombino. Tra questi un negozio di abbigliamento, un ristorante, un bar, un negozio di calzature e uno di articoli sportivi. «Stiamo assistendo a una campagna denigratoria contro le piccole imprese - afferma Adeanna Grilli, del Cat Confesercenti del Tirreno - e si fa credere che siano loro il problema economico del nostro paese, quando non vengono controllate a dovere le grandi aziende e i professionisti.
È vero che a volte ci possono essere dei casi in cui qualcuno fa il furbo, ma spesso ad essere punita è solo la distrazione e la sanzione è sproporzionata, non si può arrivare a far chiudere l’attività». «Si rischia di criminalizzare e di mettere alla gogna una categoria già in difficoltà - aggiunge Alessandro Baldi, responsabile di Confcommercio locale - Inoltre con i nuovi studi di settore si dovrebbe andare verso un regime in cui si dovrebbe fare a meno degli scontrini fiscali». Tuttavia al momento, come ribadisce il capitano Carotenuto, «lo scontrino e la ricevuta sono gli unici strumenti contabili per verificare la fiscalità e tutti sono obbligati a rilasciarli». «Vorrei infine ricordare - conclude Carotenuto - che lo scontrino è anche la miglior garanzia per i comsumatori rispetto agli acquisti che si fanno».
Di questi 12 esercizi, quattro saranno costretti ad abbassare temporaneamente le saracinesche, il che significa che sono stati sorpresi a non consegnare lo scontrino ai clienti per tre volte. Sono stati dunque segnalati alla direzione generale dell’Agenzia delle entrate e per loro sarà applicata la sanzione accessoria: il riposo forzato per almeno tre giorni. Il tutto corredato con un cartello che spiegherà ai clienti la ragione: «Esercizio chiuso per violazione dell’obbligo di emissione dello scontrino o ricevuta fiscale». Dall’inizio dell’anno salgono a 11 gli esercizi della zona soggetti a questo provvedimento: cinque a Venturina, tre a San Vincenzo e tre a Piombino. Tra questi un negozio di abbigliamento, un ristorante, un bar, un negozio di calzature e uno di articoli sportivi. «Stiamo assistendo a una campagna denigratoria contro le piccole imprese - afferma Adeanna Grilli, del Cat Confesercenti del Tirreno - e si fa credere che siano loro il problema economico del nostro paese, quando non vengono controllate a dovere le grandi aziende e i professionisti.
È vero che a volte ci possono essere dei casi in cui qualcuno fa il furbo, ma spesso ad essere punita è solo la distrazione e la sanzione è sproporzionata, non si può arrivare a far chiudere l’attività». «Si rischia di criminalizzare e di mettere alla gogna una categoria già in difficoltà - aggiunge Alessandro Baldi, responsabile di Confcommercio locale - Inoltre con i nuovi studi di settore si dovrebbe andare verso un regime in cui si dovrebbe fare a meno degli scontrini fiscali». Tuttavia al momento, come ribadisce il capitano Carotenuto, «lo scontrino e la ricevuta sono gli unici strumenti contabili per verificare la fiscalità e tutti sono obbligati a rilasciarli». «Vorrei infine ricordare - conclude Carotenuto - che lo scontrino è anche la miglior garanzia per i comsumatori rispetto agli acquisti che si fanno».
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