Sicurezza
Una svolta: i rifiuti pericolosi restano a Bagnoli
Giorgio Pasquinucci
Nel corso della trattativa è stato deciso di non trasferire per la colmata di Piombino i fanghi che sollevavano dubbi
3 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Dall’accordo di programma sul trasferimento della colmata e dei fanghi di Bagnoli a Piombino scompariranno i 560mila metri cubi di sedimenti pericolosi previsti dal dragaggio del porto di Napoli. È la notizia del giorno, un vero colpo di teatro sul caso Bagnoli, dopo le polemiche alimentate in questi giorni proprio dall’arrivo dei sedimenti pericolosi, al loro stoccaggio, trattamento e destinazione finale. La notizia viene dal Comune, confermata dal ministero e commentata così dal sindaco Gianni Anselmi: «Avevamo chiesto un alleggerimento dell’operazione e questo dimostra che abbiano fatti bene a non firmare l’accordo il 5 luglio». I sedimenti pericolosi provenienti dal porto di Napoli, non è difficile intuirlo, avrebbero potuto mettere in grave difficoltà la Tap, che questi giorni sta mettendo in gara l’impianto per il trattamento di rifiuti industriali (capacità di 300mila tonnellate l’anno) comunque non in grado, né autorizzato, a lavorare nel ciclo dei pericolosi. L’ipotesi, dunque, se fosse stata rispettate la previsione scritta nella bozza dell’accordo poteva essere quella di realizzare uno stoccaggio separato per i rifiuti pericolosi e un secondo impianto di trattamento, diverso da quello da cui si otterrà il Cic, l’ormai famoso conglomerato idraulico catalizzato utilizzazione per costruire strade e piazzali portuali.
Ma ormai, come per un colpo di bacchetta magica, quei 560mila metri cubi di fanghi particolarmente inquinati da Ipa e metalli pesanti, non si sono più: scompariranno dal testo dell’accordo che, eventualmente, sarà presentato alla firma di Anselmi. In realtà ad assumersi il merito di aver convinto il ministro Pecorario Scanio a non inviare nel pacchetto dei fanghi i 560mila metri cubi pericolosi, sono proprio i Verdi della Cornia, che hanno accolto con soddisfazione la novità «che evita il problema dello stoccaggio dei pericolosi, scongiura l’attesa per i tempi legati al funzionamento della Tap e all’utilizzo di aree vergini». Ed era su questo punto, certo non casualmente, che tornava oggi anche Lagambiente. Secondo i loro conti - sempre fatti sulla base della bozza d’accordo diffusa il 10 luglio - a Piombino arriverebbero circa 2 milioni di metri cubi di materiali, di cui 600mila pericolosi (560 dal dragaggio di Napoli 40mila dai fondali di Bagnoli). «Non è affatto chiaro - sostiene Legambiente - ma sembra che nella fase due arrivino altri 2,3 milioni di metri cubi della bonifica dei fondali dell’area di Bagnoli». Legambiente batte comunque il tasto sul ruolo affidato a Tap, cioè stoccare 900mila metri cubi di rifiuti di incerta classificazione, di cui 600 sicuramente pericolosi. Le notizie di oggi spostano ovviamente tutto: la Tap dovrebbe vedersela con soli 300 mila metri cubi di rifiuti, più o meno del tipo di quelli dalla Lucchini.
Per i fanghi pericolosi del porto di Napoli le soluzioni dunque essere quella della costruzione di un impianto di trattamento in loco o l’individuazione nelle vicinanze di Napoli di una discarica autorizzata. I Verdi sostengono che sul fronte delle garanzie ambientali in fase di trasporto, scarico, movimentazione e trattamento, la partita non poteva ancora essere chiusa. Oggi, rilevano «si possono riconoscere e apprezzare le ricadute positive per il nostro territorio nell’accelerazione delle bonifiche, sveltimento nella costruzione delle banchine e della strada di accesso al porto». Dal canto loro tecnici del Comune, dell’Autorità portuale e della Tap hanno avvito un serrato confronto con il ministero che dovrà portare alla stesura dell’allegato tecnico, parte integrante dell’accordo su Bagnoli. Da fonti assai attendibili, l’indiscrezione che Comune e Autorità portuale intenderebbero affidare all’architetto Massimo Zucconi, ex presidente della Parchi e attuale dirigente dell’ufficio ambiente, la direzione di una task force che controlli tutta la parte piombinese dell’operazione.
Ma ormai, come per un colpo di bacchetta magica, quei 560mila metri cubi di fanghi particolarmente inquinati da Ipa e metalli pesanti, non si sono più: scompariranno dal testo dell’accordo che, eventualmente, sarà presentato alla firma di Anselmi. In realtà ad assumersi il merito di aver convinto il ministro Pecorario Scanio a non inviare nel pacchetto dei fanghi i 560mila metri cubi pericolosi, sono proprio i Verdi della Cornia, che hanno accolto con soddisfazione la novità «che evita il problema dello stoccaggio dei pericolosi, scongiura l’attesa per i tempi legati al funzionamento della Tap e all’utilizzo di aree vergini». Ed era su questo punto, certo non casualmente, che tornava oggi anche Lagambiente. Secondo i loro conti - sempre fatti sulla base della bozza d’accordo diffusa il 10 luglio - a Piombino arriverebbero circa 2 milioni di metri cubi di materiali, di cui 600mila pericolosi (560 dal dragaggio di Napoli 40mila dai fondali di Bagnoli). «Non è affatto chiaro - sostiene Legambiente - ma sembra che nella fase due arrivino altri 2,3 milioni di metri cubi della bonifica dei fondali dell’area di Bagnoli». Legambiente batte comunque il tasto sul ruolo affidato a Tap, cioè stoccare 900mila metri cubi di rifiuti di incerta classificazione, di cui 600 sicuramente pericolosi. Le notizie di oggi spostano ovviamente tutto: la Tap dovrebbe vedersela con soli 300 mila metri cubi di rifiuti, più o meno del tipo di quelli dalla Lucchini.
Per i fanghi pericolosi del porto di Napoli le soluzioni dunque essere quella della costruzione di un impianto di trattamento in loco o l’individuazione nelle vicinanze di Napoli di una discarica autorizzata. I Verdi sostengono che sul fronte delle garanzie ambientali in fase di trasporto, scarico, movimentazione e trattamento, la partita non poteva ancora essere chiusa. Oggi, rilevano «si possono riconoscere e apprezzare le ricadute positive per il nostro territorio nell’accelerazione delle bonifiche, sveltimento nella costruzione delle banchine e della strada di accesso al porto». Dal canto loro tecnici del Comune, dell’Autorità portuale e della Tap hanno avvito un serrato confronto con il ministero che dovrà portare alla stesura dell’allegato tecnico, parte integrante dell’accordo su Bagnoli. Da fonti assai attendibili, l’indiscrezione che Comune e Autorità portuale intenderebbero affidare all’architetto Massimo Zucconi, ex presidente della Parchi e attuale dirigente dell’ufficio ambiente, la direzione di una task force che controlli tutta la parte piombinese dell’operazione.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
