Il dolore
karate
Dami: maestro di karate e di vita
Luca Centini
In trent'anni di attività ha insegnato a generazioni di atleti. «Questo sport non è valorizzato come invece meriterebbe»
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PIOMBINO. Se il karate è uno sport praticato a Piombino fin dagli anni Settanta, gran parte del merito è suo. Roberto Dami è stato il maestro di molte generazioni di giovani che si sono avvicinati alle arti marziali e hanno imparato i valori del rispetto e dell'autocontrollo tra le mura della storica palestra Kodokan. Con professionalità e passione, l'istruttore piombinese ha conquistato il massimo rispetto dei suoi allievi guidandoli negli anni verso eccellenti risultati agonistici, rimasti fin troppo in secondo piano, perché oscurati da sport più popolari. Ma quando il maestro si ferma a parlare di karate, è chiaro che più di trent'anni di allenamenti e sacrifici non abbiano fatto perdere intensità alla sua devozione per questo sport.
Con la palestra in vicolo Rosa è nato il karate piombinese...
«La palestra Kodokan è nata nel 1967 come scissione dell'Assi Judo. Siamo rimasti in via Garibaldi fino al '70, ma un anno dopo fu costruita la sede in vicolo Rosa. Da trentasei anni i kareateka piombinesi e non solo si allenano qua per perfezionare le tecniche di combattimento».
E lei quando ha iniziato a insegnare le tecniche ai suoi allievi?
«Già in quegli anni coniugavo l'insegnamento alla mia carriera agonistica. Disputai le competizioni fino al 1980, raggiungendo molte finali e diventando campione toscano. Poi decisi di dedicarmi a pieno all'insegnamento, prendendo il tesserino di istruttore federale».
A guardare la cintura deve essere un insegnante di tutto rispetto.
«Sono cintura nera sesto dan; siamo in pochi ad aver raggiunto questo livello in Italia. Del resto è tanti anni che mi impegno per questo sport e con il tempo sono arrivati anche i riconoscimenti dalla Federazione».
Nonostante il livello raggiunto da lei e dai suoi allievi ritiene che al karate piombinese sia dato il giusto risalto?
«No, il karate è uno sport per il quale c'è troppo poca informazione e non è un fatto legato esclusivamente alla realtà piombinese. La nostra Federazione sportiva è la settima per qualità tra quelle nazionali, ma non le viene riconosciuto il giusto merito. In Italia si stanno moltiplicando, grazie all'attività degli enti di promozione, decine di pseudo federazioni che in realtà non hanno niente a che fare con questo sport. Il karate non è solo tirare calci e pugni in aria, ma è una filosofia».
Quali sono i valori che ha cercato di insegnare ai suoi allievi?
«Il Karate è uno sport che spinge le persone a cercare un costante miglioramento di sè. Ai ragazzi ho cercato di insegnare da sempre il rispetto reciproco e la verità. L'ultima fase che deve essere raggiunta è il totale autocontrollo».
E quindi l'opinione comune secondo cui gli incidenti siano all'ordine del giorno in questi sport?
«Assicuro che è molto più frequente che ci si infortuni giocando a calcio o in altri sport più popolari. L'apprendimento del karate è un processo lento; chi disputa le gare è già ad un buon livello di preparazione e riesce a controllare efficacemente il corpo. La violenza è punita, mentre viene premiato chi inibisce i movimenti»
Quindi consiglia anche ai bambini di iscriversi alla palestra in vicolo Rosa?
«Contiamo già su molti iscritti tra cui c'è un buon numero di bambini; il karate può essere uno sport per tutti. I più giovani che entrano al Kodokan possono apprendere con calma le tecniche di combattimento, ma fin da subito imparano l'educazione che è necessaria per praticare questo sport».
Con la palestra in vicolo Rosa è nato il karate piombinese...
«La palestra Kodokan è nata nel 1967 come scissione dell'Assi Judo. Siamo rimasti in via Garibaldi fino al '70, ma un anno dopo fu costruita la sede in vicolo Rosa. Da trentasei anni i kareateka piombinesi e non solo si allenano qua per perfezionare le tecniche di combattimento».
E lei quando ha iniziato a insegnare le tecniche ai suoi allievi?
«Già in quegli anni coniugavo l'insegnamento alla mia carriera agonistica. Disputai le competizioni fino al 1980, raggiungendo molte finali e diventando campione toscano. Poi decisi di dedicarmi a pieno all'insegnamento, prendendo il tesserino di istruttore federale».
A guardare la cintura deve essere un insegnante di tutto rispetto.
«Sono cintura nera sesto dan; siamo in pochi ad aver raggiunto questo livello in Italia. Del resto è tanti anni che mi impegno per questo sport e con il tempo sono arrivati anche i riconoscimenti dalla Federazione».
Nonostante il livello raggiunto da lei e dai suoi allievi ritiene che al karate piombinese sia dato il giusto risalto?
«No, il karate è uno sport per il quale c'è troppo poca informazione e non è un fatto legato esclusivamente alla realtà piombinese. La nostra Federazione sportiva è la settima per qualità tra quelle nazionali, ma non le viene riconosciuto il giusto merito. In Italia si stanno moltiplicando, grazie all'attività degli enti di promozione, decine di pseudo federazioni che in realtà non hanno niente a che fare con questo sport. Il karate non è solo tirare calci e pugni in aria, ma è una filosofia».
Quali sono i valori che ha cercato di insegnare ai suoi allievi?
«Il Karate è uno sport che spinge le persone a cercare un costante miglioramento di sè. Ai ragazzi ho cercato di insegnare da sempre il rispetto reciproco e la verità. L'ultima fase che deve essere raggiunta è il totale autocontrollo».
E quindi l'opinione comune secondo cui gli incidenti siano all'ordine del giorno in questi sport?
«Assicuro che è molto più frequente che ci si infortuni giocando a calcio o in altri sport più popolari. L'apprendimento del karate è un processo lento; chi disputa le gare è già ad un buon livello di preparazione e riesce a controllare efficacemente il corpo. La violenza è punita, mentre viene premiato chi inibisce i movimenti»
Quindi consiglia anche ai bambini di iscriversi alla palestra in vicolo Rosa?
«Contiamo già su molti iscritti tra cui c'è un buon numero di bambini; il karate può essere uno sport per tutti. I più giovani che entrano al Kodokan possono apprendere con calma le tecniche di combattimento, ma fin da subito imparano l'educazione che è necessaria per praticare questo sport».
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