Sicurezza
Sette insospettabili signori della cocaina
Stroncato un enorme traffico. Dalla Colombia la droga arrivava in Val di Cornia. Con gli ultimi tre arresti la guardia di finanza chiude il cerchio di una lunga indagine
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FOLLONICA. Ragazzi di buona famiglia, in gran parte incensurati, che un bel giorno, forse dopo aver conosciuto qualcuno capace di dargli la dritta giusta, organizzano un gigantesco traffico internazionale “faidate” di cocaina. Vanno a prendere la droga in Colombia, la portano in Italia ingoiandola in ovuli e la rivendono a grossisti dello spaccio che poi inondano di “neve” Follonica, Piombino, Livorno e Firenze. Un meccanismo quasi perfetto: invisibili perché sconosciuti alla giustizia, i corrieri (in gergo “ovulatori”) riuscivano a girare il mondo sulla rotta Maremma - Venezuela - Colombia - Milano - Maremma carichi di droga in corpo. Un rischio enorme, anche per la propria stessa vita, ma lautamente ripagato alla fine del viaggio: un chilo di coca purissima comprato a Bogotà per 1500 euro, una volta tagliato e rivenduto in Italia frutta almeno centomila euro. Ed ecco allora quei ragazzi di buona famiglia esibire un tenore di vita da sogno: auto e vestiti di marca, pur senza un lavoro vero. Tanto, forse anche troppo. Perché è da dilettanti, mettersi in mostra e credere di poter gestire un giro del genere senza avere dietro l'organizzazione di mafie e “cartelli”.
E infatti il bel gioco dura poco. Qualche mese, dalla scorsa estate fino a fine febbraio 2007: poi l'intervento della Guardia di Finanza di Follonica e Piombino, che intercetta le prime pedine: due piombinesi, M.V. (una donna di 35 anni) e D.B., un ragazzo di 25. Poi, a marzo, l'arresto del follonichese Cristian Venturi, 34 anni, trovato con ovuli di cocaina ancora in pancia. Ancora, a maggio, le manette per Johnny Rosati, 34enne disoccupato di Follonica. E infine, a chiudere il cerchio, sabato scorso, gli ultimi arresti: Gabriele Squarci, 30 anni, Dario Vella, 28 anni, Agostino Luigi Colombo, 30 anni, e di nuovo Cristian Venturi, riportato in carcere dopo aver trascorso questi mesi ai domiciliari. Un colpo, assicurano dal comando provinciale della Guardia di Finanza, che stronca definitivamente la rete organizzativa e chiude l'operazione “Sanchez”, come le fiamme gialle hanno ribattezzato l'inchiesta dal nome di uno dei boss del narcotraffico colombiano.
Il giro era di quelli grossi: circa 30 chili l'anno, stimano i finanzieri, 20 dei quali portati in Italia tra luglio 2006 e lo scorso marzo. Dopo i primi arresti è partita la macchina investigativa grazie a indagini tecniche, intercettazioni telefoniche e ambientali su ordine del pm Massimiliano Rossi. In questo modo è stato facile per le Fiamme gialle acquisire importanti informazioni che hanno permesso di completare il quadro dei componenti della banda, ora in carcere a Livorno.
Una decina le perquisizioni eseguite in totale dai finanzieri, che hanno sequestrato computer e bilancini. I quattro giovani sono stati arrestati su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Pietro Molino su richiesta del pm Rossi e sono accusati di traffico internazionale di stupefacenti.
Strategie e mosse della banda erano già note da quando vennero effettuati i primi arresti: frequenti viaggi in Colombia permettevano il rifornimento di numerosi ovuli di cocaina ingeriti per poi essere recuperati in Italia e venduti, tagliati, sul mercato di Follonica e Piombino che, secondo i finanzieri, è in grado di assorbire una quantità così notevole di stupefacente. L'ultimo viaggio risale alla fine di febbraio. Dopo i primi arresti i componenti dell'organizzazione si erano fatti più prudenti, agendo con maggiore cautela e dimostrando una certa professionalità nei comportamenti, tanto che solo le intercettazioni hanno permesso di fare definitivamente luce sul giro.
E infatti il bel gioco dura poco. Qualche mese, dalla scorsa estate fino a fine febbraio 2007: poi l'intervento della Guardia di Finanza di Follonica e Piombino, che intercetta le prime pedine: due piombinesi, M.V. (una donna di 35 anni) e D.B., un ragazzo di 25. Poi, a marzo, l'arresto del follonichese Cristian Venturi, 34 anni, trovato con ovuli di cocaina ancora in pancia. Ancora, a maggio, le manette per Johnny Rosati, 34enne disoccupato di Follonica. E infine, a chiudere il cerchio, sabato scorso, gli ultimi arresti: Gabriele Squarci, 30 anni, Dario Vella, 28 anni, Agostino Luigi Colombo, 30 anni, e di nuovo Cristian Venturi, riportato in carcere dopo aver trascorso questi mesi ai domiciliari. Un colpo, assicurano dal comando provinciale della Guardia di Finanza, che stronca definitivamente la rete organizzativa e chiude l'operazione “Sanchez”, come le fiamme gialle hanno ribattezzato l'inchiesta dal nome di uno dei boss del narcotraffico colombiano.
Il giro era di quelli grossi: circa 30 chili l'anno, stimano i finanzieri, 20 dei quali portati in Italia tra luglio 2006 e lo scorso marzo. Dopo i primi arresti è partita la macchina investigativa grazie a indagini tecniche, intercettazioni telefoniche e ambientali su ordine del pm Massimiliano Rossi. In questo modo è stato facile per le Fiamme gialle acquisire importanti informazioni che hanno permesso di completare il quadro dei componenti della banda, ora in carcere a Livorno.
Una decina le perquisizioni eseguite in totale dai finanzieri, che hanno sequestrato computer e bilancini. I quattro giovani sono stati arrestati su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Pietro Molino su richiesta del pm Rossi e sono accusati di traffico internazionale di stupefacenti.
Strategie e mosse della banda erano già note da quando vennero effettuati i primi arresti: frequenti viaggi in Colombia permettevano il rifornimento di numerosi ovuli di cocaina ingeriti per poi essere recuperati in Italia e venduti, tagliati, sul mercato di Follonica e Piombino che, secondo i finanzieri, è in grado di assorbire una quantità così notevole di stupefacente. L'ultimo viaggio risale alla fine di febbraio. Dopo i primi arresti i componenti dell'organizzazione si erano fatti più prudenti, agendo con maggiore cautela e dimostrando una certa professionalità nei comportamenti, tanto che solo le intercettazioni hanno permesso di fare definitivamente luce sul giro.
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