Il dolore
La rivolta dei sindaci contro Tozzi
Il presidente del Parco bocciato sulle aree marine protette
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PORTOFERRAIO. Sindaci elbani demagoghi, qualunquisti e, magari anche ignortanti? Sindaci elbani che cercano di scaricare tutte le colpe sul ministero dell’Ambiente? Niente di vero, solo polverone. Magari una sortita non tempestiva. Roberto Peria, sindaco di Portoferraio, non ci sta. Ma in sintonia con Peria, sia pure di area politica diversa, anche il sindaco di Rio Marina Francesco Bosi. Non sono piaciute le critiche che sono state mosse a Comuni e sindaci da parte del presidente del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano Mario Tozzi.
Dice Peria: «Che prima o poi sulle aree marine protette il confronto sarebbe impazzito era assolutamente ovvio ed evidente; che sia successo così presto non è assolutamente un bene». Tutto è iniziato dalla riunione della Comunità del Parco o meglio dalla proposta di zonazione del Ministero. Peria è sicuro di un fatto: «è in contrasto con gli studi di quadro conoscitivo in maniera significativa. Prendiamo come esempio la zona A prevista nella zonazione all’Enfola. Nel quadro conoscitivo è una possibile zona C, con regime vincolistico completamente diverso. La sensazione che si ha è che qualcuno abbia inventato una nuova matematica, in cui due più due fa otto». Poi i paletti non legati alla suddivisione delle aree a mare e la loro catalogazione secondo i diversi gradi di tutela, bensì la normativa con cui si vanno a definire le regole generali per ciascuna zona (A, B, C) che non si potrà cambiare.
Dice Peria «E’ qui che scoppia la rivolta dei sindaci, ma prima ancora, a dire il vero, della Provincia di Grosseto, che contesta anche il fatto che il comune del Giglio abbia fatto una propria regolamentazione autonoma, senza consultarsi con la stessa Provincia e con i comuni costieri. Credo che chiunque non possa che ritenere inaccettabile che nel primo confronto in terra d’Elba si cancelli in premessa proprio ogni possibilità di discussione sul sistema delle regole». L’irritazione cresce e diviene scontro aperto quando dal metodo si passa al merito: niente visite subacquee in zona A, in zona B autorizzate solo attraverso i diving; per i residenti possibilità di pescare nelle zone B e C solo previa autorizzazione, vietata la pesca con nasse, palangari e filaccioni; divieto di pesca per i non residenti in zona B, acquacoltura vietata ovunque, pesca subacquea vietata ovunque, quasi assimilandola alla pesca a strascico.
Rimarca Peria: «In realtà sappiamo benissimo che le immersioni subacquee controllate si possono fare anche in zona A, che il prelievo dei pescasportivi risulta pressoché irrilevante rispetto alle popolazioni ittiche, che la pesca subacquea è una delle forme di pesca più selettiva, che la maricoltura di specie non impattanti, vedi Capraia, non crea grossi problemi. E allora perché si vuole continuare a perseverare con impostazioni di questo tipo, anche solo proponendole come contributi modificabili? Soprattutto a chi giova? Ci si accorge degli aspetti paradossali di certe proposte oppure no? Faccio un esempio: se vado a pescare, autorizzato, in una zona B ed in barca con me c’è un amico di Milano, lui cosa fa? Non pesca? E ammesso che abbia un senso, come si controlla tutto questo? E soprattutto quale vantaggio si trae dal non aver diminuito in maniera infinitesimale la popolazione ittica locale? E perché i possessori di seconde case non possono pescare, a parte i soliti furbi con residenze fittizie,? E’ giusto chiudere la porta in faccia ai pescatori subacquei del Tesei che si offrono di dare una mano nella sorveglianza, che presentano a tutte le amministrazioni comunali una loro proposta di zonizzazione, che chiedono di vietare in ogni caso ed in ogni modo la pesca alla cernia?».
Ma non sono di meno le critiche di Bosi che dice: «sulle aree marine protette aspre critiche nei confronti dei sindaci elbani, legittimi rappresentanti della popolazione e ad essa vincolati da un patto di rappresentanza democratica. Le critiche si estendono ai partiti, alle associazioni, insomma un pò a tutti. Sinceramente mi sfugge il senso logico dell’argomentare quando lamenta l’assenza di una nostra proposta al Ministero e poi invece la contesta: ma allora di cosa parliamo? Prima distingue, giustamente, il ruolo del Ministero dell’Ambiente da quello del Pnat, e poi dà risposte per conto dello stesso Ministero». Quasi una contraddizione. Di un fatto Bosi è certo: «è possibile, caro Presidente, che non riesca a capire la situazione degli elbani che, oltre ai disagi della condizione d’insularità, si trovano a dover subire limitazioni di sovranità territoriale che il Pnat comporta, e in più quelle nella pratica di varie attività, oggi anche di quelle nei confronti del mare. E poi eviti per favore di farci sorridere quando rimprovera le amministrazioni comunali di non costruire, a proprie spese, i depuratori. Mi scusi, ma dove vive?»
Dice Peria: «Che prima o poi sulle aree marine protette il confronto sarebbe impazzito era assolutamente ovvio ed evidente; che sia successo così presto non è assolutamente un bene». Tutto è iniziato dalla riunione della Comunità del Parco o meglio dalla proposta di zonazione del Ministero. Peria è sicuro di un fatto: «è in contrasto con gli studi di quadro conoscitivo in maniera significativa. Prendiamo come esempio la zona A prevista nella zonazione all’Enfola. Nel quadro conoscitivo è una possibile zona C, con regime vincolistico completamente diverso. La sensazione che si ha è che qualcuno abbia inventato una nuova matematica, in cui due più due fa otto». Poi i paletti non legati alla suddivisione delle aree a mare e la loro catalogazione secondo i diversi gradi di tutela, bensì la normativa con cui si vanno a definire le regole generali per ciascuna zona (A, B, C) che non si potrà cambiare.
Dice Peria «E’ qui che scoppia la rivolta dei sindaci, ma prima ancora, a dire il vero, della Provincia di Grosseto, che contesta anche il fatto che il comune del Giglio abbia fatto una propria regolamentazione autonoma, senza consultarsi con la stessa Provincia e con i comuni costieri. Credo che chiunque non possa che ritenere inaccettabile che nel primo confronto in terra d’Elba si cancelli in premessa proprio ogni possibilità di discussione sul sistema delle regole». L’irritazione cresce e diviene scontro aperto quando dal metodo si passa al merito: niente visite subacquee in zona A, in zona B autorizzate solo attraverso i diving; per i residenti possibilità di pescare nelle zone B e C solo previa autorizzazione, vietata la pesca con nasse, palangari e filaccioni; divieto di pesca per i non residenti in zona B, acquacoltura vietata ovunque, pesca subacquea vietata ovunque, quasi assimilandola alla pesca a strascico.
Rimarca Peria: «In realtà sappiamo benissimo che le immersioni subacquee controllate si possono fare anche in zona A, che il prelievo dei pescasportivi risulta pressoché irrilevante rispetto alle popolazioni ittiche, che la pesca subacquea è una delle forme di pesca più selettiva, che la maricoltura di specie non impattanti, vedi Capraia, non crea grossi problemi. E allora perché si vuole continuare a perseverare con impostazioni di questo tipo, anche solo proponendole come contributi modificabili? Soprattutto a chi giova? Ci si accorge degli aspetti paradossali di certe proposte oppure no? Faccio un esempio: se vado a pescare, autorizzato, in una zona B ed in barca con me c’è un amico di Milano, lui cosa fa? Non pesca? E ammesso che abbia un senso, come si controlla tutto questo? E soprattutto quale vantaggio si trae dal non aver diminuito in maniera infinitesimale la popolazione ittica locale? E perché i possessori di seconde case non possono pescare, a parte i soliti furbi con residenze fittizie,? E’ giusto chiudere la porta in faccia ai pescatori subacquei del Tesei che si offrono di dare una mano nella sorveglianza, che presentano a tutte le amministrazioni comunali una loro proposta di zonizzazione, che chiedono di vietare in ogni caso ed in ogni modo la pesca alla cernia?».
Ma non sono di meno le critiche di Bosi che dice: «sulle aree marine protette aspre critiche nei confronti dei sindaci elbani, legittimi rappresentanti della popolazione e ad essa vincolati da un patto di rappresentanza democratica. Le critiche si estendono ai partiti, alle associazioni, insomma un pò a tutti. Sinceramente mi sfugge il senso logico dell’argomentare quando lamenta l’assenza di una nostra proposta al Ministero e poi invece la contesta: ma allora di cosa parliamo? Prima distingue, giustamente, il ruolo del Ministero dell’Ambiente da quello del Pnat, e poi dà risposte per conto dello stesso Ministero». Quasi una contraddizione. Di un fatto Bosi è certo: «è possibile, caro Presidente, che non riesca a capire la situazione degli elbani che, oltre ai disagi della condizione d’insularità, si trovano a dover subire limitazioni di sovranità territoriale che il Pnat comporta, e in più quelle nella pratica di varie attività, oggi anche di quelle nei confronti del mare. E poi eviti per favore di farci sorridere quando rimprovera le amministrazioni comunali di non costruire, a proprie spese, i depuratori. Mi scusi, ma dove vive?»
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