Il Tirreno

Venti ragazzi bocciati alla scuola media

Elena Maestrini

Giro di vite alla “Pascoli”. Il preside: era necessario dare un segnale. Respinto il 6% degli studenti. Un alunno dovrà ripetere la prima per la terza volta

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PORTOFERRAIO. Dodici volte «non ammesso», otto volte «non licenziato», scritto nero su bianco all'ingresso della scuola media di Portoferraio. Venti ragazzi dovranno ripetere l'anno, perché considerati non idonei alla classe successiva, addirittura una ragazzo dovrà frequentare la prima per la terza volta. Un giro di vite clamoroso per il triennio della scuola dell'obbligo, perché negli altri anni poteva rimanere tra le maglie un ragazzo, al massimo due.
Adesso i numeri parlano chiaro: 12 bocciati tra prime e seconde; 8 respinti agli esami di terza. Il 6% del totale, una percentuale piuttosto alta. Altissima se prendiamo in considerazione gli anni precedenti.

«Don Milani chi?», è stata la risposta di una professoressa durante lo scrutinio di una classe, nel quale il coordinatore citava l'esempio e la rivoluzione del prete che fondò la scuola di Barbiana, il quale sosteneva che «una scuola che boccia è come un ospedale che cura i sani e respinge i malati». Ma non sarà certo imputabile a questo isolato caso di ignoranza, se alla scuola media di Portoferraio adesso si fa sul serio, a bocciare.
C'è attesa all'ingresso della scuola, i quadri dell'esame di terza stanno per uscire, ma chi è stato respinto lo sa già. Il giorno prima è arrivata a casa la telefonata dalla scuola: «Suo figlio è stato bocciato». Per gli altri, che non hanno ricevuto lo squillo avvelenato, la suspence riguarda il giudizio finale: sufficiente, buono, distinto od ottimo.

Tra gli altri c'è anche B.
, quattordicenne dall'aria spavalda, e lo sguardo pungente. Ma ieri la sua sicurezza da adolescente è stata inchiodata al portone: «Non ammesso». «Eppure pensavo di aver fatto abbastanza bene, gli scritti insomma, gli orali meglio». È consapevole di non aver studiato molto, e di aver fatto confusione in classe. «Però non me l'aspettavo. Ora addio al motorino. Perderò i miei amici, il prossimo anno mi troverò con i ragazzini piccini e con quei prof che mi hanno voluto male e che non sopporto. Io non ci voglio più tornare, mi sento male al pensiero».

Per il dirigente scolastico, Vincenzo Liorre, occorreva un segnale: «L'avevo fatto presente anche al collegio dei docenti che c'era una deriva tra i ragazzini, che non prendevano più la scuola sul serio. Non è una novità che nella valutazione finale incidano sia le competenze che il comportamento. Abbiamo avuto delle prime numerose, e difficili. Ma bocciare in prima media significa dare ai ragazzi tutto il tempo per riprendersi. In terza è diverso, ora l'ammissione è obbligatoria e quindi i conti si fanno solo dopo aver sostenuto l'esame».
Ma soprattutto alla scuola dell'obbligo, respingere non significa escludere, penalizzare, traumatizzare? «Io credo - ribatte il preside - che bocciare sia il male minore. Invece promuovere a tutti i costi, abituare i ragazzi a non rispettare le regole, a non impegnarsi, significa creare degli adulti irresponsabili. E poi l'obbligo si riferisce alla frequenza, non alla promozione automatica».

La bocciatura arriva alla fine di un pecorso dove sono state tentate tutte le altre strade?
«Certamente - continua il preside - abbiamo attivato numerosi progetti proprio per lavorare con metodi diversi, anche più diretti. Io credo, e spero, che i professori prima di bocciare abbiano messo in campo tutte le strategie. E comunque si parla tanto di percorsi individualizzati, ma come si fa a metterli in pratica con una classe di 25 ragazzi?».
Davanti al portone c'è chi esulta e chi ha il morale sotto terra. Però ci sono anche 26 ragazzini licenziati con ottimo. Luci e ombre della scuola italiana.

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