Il dolore
Produrre compost, un pessimo ma utile affare
Giorgio Pasquinucci
Dieci chili rivenduti a 1,49 euro. I soldi però si recuperano con la discarica. Riducendo al massimo i volumi dei rifiuti se ne possono ospitare altri a prezzi molto vantaggiosi
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PIOMBINO. Circa 15 milioni di euro per un impianto di trattamento dei rifiuti nato nel 1999 e che sarebbe già tutto da rifare. Non che sia peggiore degli altri funzionanti in Toscana, ma perché ritenuto ormai obsoleto. Produce un migliaio di tonnellate all'anno di compost verde, commercializzato come concime, e circa duemila di quello di qualità, ancora utile per ripristini ambientali e poc'altro. Il resto finisce a copertura della discarica.
Ma è un affare produrre compost? L'unico che l'Asiu riesce a vendere è quello verde, utile per la concimazione, che viene ottenuto miscelando prodotti ortofrutticoli ritirati dai supermercati con stralci di potatura. Alla Coop si trova in sacchetti da 40 litri (10 kg) e costa 1,49 euro: solo per il sacchetto di plastica della confezione l'Asiu spende 40 centesimi. Il compost di qualità sul mercato vale praticamente zero. Quello grigio, seppur ridotto, alla fine rappresenta un rifiuto da cui liberarsi in discarica.
«Certo - sostiene il presidente dell'Asiu Fulvio Murzi - produrre compost non è un affare in sé. Ma il vantaggio ambientale ed economico c'è. Dall'impianto di trattamento passano infatti circa 6mila tonnellate di rifiuti all'anno. Se fossero messi così come sono in discarica, occuperebbero lo spazio di altri rifiuti, che invece ritiriamo a prezzi più vantaggiosi per noi, consentendo ai cittadini di risparmiare sulle tariffe».
Del resto è stata per prima la legge Ronchi è imporre la raccolta differenziata dei rifiuti e il loro trattamento. «Agli inizi - sostiene l'amministratore delegato dell'Asiu Enrico Barbarese - gli impianti servivano a separare la frazione umida e a comprimere i rifiuti, poco di più. Le tecnologie sono andate avanti, ma scontiamo i tempi biblici, a volte anche dieci anni, che occorrono per progettare, mettere a gara e realizzare un impianto. Così quando nasce in realtà è già vecchio. Oggi abbiamo invece bisogno di ricercare rapidamente soluzioni che ci facciano risparmiare sul costo del lavoro e ottenere il massimo in termini di recupero energetico, razionalizzando la produzione del biogas in discarica, ad esempio».
Piombino e la Val di Cornia sono da tempo all'avanguardia nella raccolta differenziata dei rifiuti, che rappresenta il 55% del totale, contro il 35% previsto dalla legge regionale. Nei cinque comuni di rifiuti se ne raccolgono circa 53mila tonnellate all'anno. Oltre 18mila fanno parte della differenziata che nella maggior parte dei casi non arriva neppure all'Asiu, ma viene ritirata direttamente da vari consorzi di recupero (vetro, legno, ferro ecc.). Quello che rimane finisce nell'impianto di trattamento di Ischia di Crociano per essere ulteriormente vagliato, triturato, separato dalla frazione umida (circa il 30% del totale).
La frazione secca (il 40% del rifiuto) è utilizzata per produrre Cdr (combustibile da rifiuti) destinato ad essere bruciato nei termovalorizzatori per trasformarlo in energia. Ma anche questo non è un affare. L'Asiu infatti, così come qualsiasi altra azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, deve pagare, altro che riscuotere, per smaltire il Cdr nei termovalorizzatori. Inoltre sembra esserci un altro problema. «Il termovalorizzatore di Livorno, di cui è in corso il raddoppio delle linee - sostiene Murzi - non è adatto a bruciare il Cdr ma solo la frazione secca». Da un lato questo può essere un vantaggio, perché comporterebbe una lavorazione più grossolana nell'impianto di trattamento. Dall'altro però la resa energetica, rispetto ai volumi da smaltire, è molto diversa e costerebbe meno. Insomma, visto che l'impianto già c'è, all'Asiu si stanno guardando intorno a 360 gradi e si chiedono se non sia più conveniente bruciare il Cdr a Scarlino, in un impianto più efficiente, anziché la sola razione secca nel termovalizzatore di Livorno.
Che c'entra tutto questo con i soldi dei cittadini? Intanto il fatto che Piombino ospiti una discarica, per quanto sia una presenza per molti versi non gradevole e anche spesso contestata dagli abitanti di Colmata, si traduce in un abbattimento effettivo della tariffa, anche rispetto agli altri Comuni della Val di Cornia. L'affare vero, più del compost e del Cdr, è dunque proprio la discarica, avviata però ormai verso l'esaurimento previsto entro tre anni. Più i rifiuti sono trattati, più si riesce a ridurli a compost (che si venda o no), più si riesce a separare la frazione secca da quell'umida, più si riesce a far durare la discarica. E la politica dell'Asiu ormai guarda al mercato, a chi è disposto a pagare di più per conferire i propri rifiuti nella discarica di Ischia di Crociano. Tutto questo, in teoria, dovrebbe andare a compensare i costi dei servizi di raccolta, oltre a servire ad ammortizzare più rapidamente gli alti investimenti necessari alla conduzione di una discarica.
Ma è un affare produrre compost? L'unico che l'Asiu riesce a vendere è quello verde, utile per la concimazione, che viene ottenuto miscelando prodotti ortofrutticoli ritirati dai supermercati con stralci di potatura. Alla Coop si trova in sacchetti da 40 litri (10 kg) e costa 1,49 euro: solo per il sacchetto di plastica della confezione l'Asiu spende 40 centesimi. Il compost di qualità sul mercato vale praticamente zero. Quello grigio, seppur ridotto, alla fine rappresenta un rifiuto da cui liberarsi in discarica.
«Certo - sostiene il presidente dell'Asiu Fulvio Murzi - produrre compost non è un affare in sé. Ma il vantaggio ambientale ed economico c'è. Dall'impianto di trattamento passano infatti circa 6mila tonnellate di rifiuti all'anno. Se fossero messi così come sono in discarica, occuperebbero lo spazio di altri rifiuti, che invece ritiriamo a prezzi più vantaggiosi per noi, consentendo ai cittadini di risparmiare sulle tariffe».
Del resto è stata per prima la legge Ronchi è imporre la raccolta differenziata dei rifiuti e il loro trattamento. «Agli inizi - sostiene l'amministratore delegato dell'Asiu Enrico Barbarese - gli impianti servivano a separare la frazione umida e a comprimere i rifiuti, poco di più. Le tecnologie sono andate avanti, ma scontiamo i tempi biblici, a volte anche dieci anni, che occorrono per progettare, mettere a gara e realizzare un impianto. Così quando nasce in realtà è già vecchio. Oggi abbiamo invece bisogno di ricercare rapidamente soluzioni che ci facciano risparmiare sul costo del lavoro e ottenere il massimo in termini di recupero energetico, razionalizzando la produzione del biogas in discarica, ad esempio».
Piombino e la Val di Cornia sono da tempo all'avanguardia nella raccolta differenziata dei rifiuti, che rappresenta il 55% del totale, contro il 35% previsto dalla legge regionale. Nei cinque comuni di rifiuti se ne raccolgono circa 53mila tonnellate all'anno. Oltre 18mila fanno parte della differenziata che nella maggior parte dei casi non arriva neppure all'Asiu, ma viene ritirata direttamente da vari consorzi di recupero (vetro, legno, ferro ecc.). Quello che rimane finisce nell'impianto di trattamento di Ischia di Crociano per essere ulteriormente vagliato, triturato, separato dalla frazione umida (circa il 30% del totale).
La frazione secca (il 40% del rifiuto) è utilizzata per produrre Cdr (combustibile da rifiuti) destinato ad essere bruciato nei termovalorizzatori per trasformarlo in energia. Ma anche questo non è un affare. L'Asiu infatti, così come qualsiasi altra azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, deve pagare, altro che riscuotere, per smaltire il Cdr nei termovalorizzatori. Inoltre sembra esserci un altro problema. «Il termovalorizzatore di Livorno, di cui è in corso il raddoppio delle linee - sostiene Murzi - non è adatto a bruciare il Cdr ma solo la frazione secca». Da un lato questo può essere un vantaggio, perché comporterebbe una lavorazione più grossolana nell'impianto di trattamento. Dall'altro però la resa energetica, rispetto ai volumi da smaltire, è molto diversa e costerebbe meno. Insomma, visto che l'impianto già c'è, all'Asiu si stanno guardando intorno a 360 gradi e si chiedono se non sia più conveniente bruciare il Cdr a Scarlino, in un impianto più efficiente, anziché la sola razione secca nel termovalizzatore di Livorno.
Che c'entra tutto questo con i soldi dei cittadini? Intanto il fatto che Piombino ospiti una discarica, per quanto sia una presenza per molti versi non gradevole e anche spesso contestata dagli abitanti di Colmata, si traduce in un abbattimento effettivo della tariffa, anche rispetto agli altri Comuni della Val di Cornia. L'affare vero, più del compost e del Cdr, è dunque proprio la discarica, avviata però ormai verso l'esaurimento previsto entro tre anni. Più i rifiuti sono trattati, più si riesce a ridurli a compost (che si venda o no), più si riesce a separare la frazione secca da quell'umida, più si riesce a far durare la discarica. E la politica dell'Asiu ormai guarda al mercato, a chi è disposto a pagare di più per conferire i propri rifiuti nella discarica di Ischia di Crociano. Tutto questo, in teoria, dovrebbe andare a compensare i costi dei servizi di raccolta, oltre a servire ad ammortizzare più rapidamente gli alti investimenti necessari alla conduzione di una discarica.
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