Il Tirreno

Urbanistica e affari, il giorno di Maltinti

L'ex dirigente del Comune contesta la deposizione di Lotti. Lei dice: «L'architetto fece intendere che io prendevo le mazzette»

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LIVORNO. A un certo punto si è alzata anche lei, l'architetta Sandra Maltinti, imputata insieme ad altri elbani eccellenti nel processo che è ripreso ieri al tribunale di Livorno sull'intreccio fra urbanistica e affari a Portoferraio, per fare alcune dichiarazioni spontanee. Non le è piaciuta la deposizione dell'architetto Daniele Lotti, primo incaricato della redazione del Piano regolatore del Comune di Portoferraio. O, almeno, non le sono piaciuti alcuni passaggi della testimonianza del professionista. E così la Maltinti ha preso il microfono e ha parlato davanti al collegio, dicendo che il Piano dei campeggi che era stato consegnato allo stesso Lotti «non era mai stato visionato dall'amministrazione» e raccontando nei particolari uno scontro fra lei e il progettista: «Gli dissi che le volumetrie che prevedeva nell'area Esaom mi sembravano eccessive - ha detto l'imputata - e lui mi rispose seccamente che faceva piani regolatori da dieci anni, e senza mai aver preso mazzette, facendo capire che io invece le prendevo. A quel punto, gli ho risposto per le rime e me ne sono andata dall'ufficio, il mio ufficio, sbattendo la porta».

Sono molti gli imputati di questo processo, che fa seguito all'indagine che portò, nel giugno 2004, alla decapitazione dell'amministrazione Ageno. Dopo la morte dell'ex sindaco, nelle aule di giustizia sono rimasti suo figlio Nicola, architetto, l'ex assessore Alberto Fratti, l'ex dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune di Portoferraio, Sandra Maltinti, gli imprenditori Tiziano Nocentini e Marco Regano. Sono accusati di aver costituito una associazione a delinquere per piegare gli strumenti urbanistici della città agli interessi economici di Nocentini. A giudizio, ma per il caso dei lotti che si affacciano sulla spiaggia delle Ghiaie, anche l'ex presidente della commissione consiliare Demanio, Annalisa Di Pede, l'ex segretaria generale del Comune, Annunziata Fusco, gli imprenditori Giuseppe ed Enrico Cioni, con i quali Di Pede collaborava.

L'udienza di ieri, nella quale hanno deposto quattro testimoni del pubblico ministero, il procuratore capo reggente Antonio Giaconi, ruotava, in effetti, proprio attorno alla figura della Maltinti. Perché, oltre all'architetta della Sovrintendenza di Pisa Fiorella Ramacogi, davanti al collegio giudicante del tribunale di Livorno, presieduto da Vincenzo Martorano, sono sfilati anche il geometra Lorenzo Landro e l'assessore alla Pubblica istruzione del Comune di Portoferraio, Daniele Palmieri. Landro si occupava della progettazione della caserma dei carabinieri di Porto Azzurro, un particolare non indifferente nell'indagine. Perché la stessa Maltinti, quando lavorava al Comune di Porto Azzurro, avrebbe chiesto ai proprietari dell'area dove doveva sorgere la caserma di affidare a lei la progettazione (con un compenso di 50 milioni delle vecchie lire), in modo da avere un iter più spedito.

Palmieri invece ha parlato della vicenda della vendita del terreno vicino alle Ghiaie. Ha ripercorso le tante riunioni della commissione consiliare della quale faceva parte, fra il 1999 e il 2004, in qualità di consigliere d'opposizione. Qualche scintilla, in aula, fra lui e l'avvocato livornese Marco Talini, che difende Sandra Maltinti. Ma poi la deposizione si è conclusa senza problemi.

lu.dem.

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