Il Tirreno

Un paesaggio lunare a due passi dal mare

Giorgio Pasquinucci

Anche il responsabile per l'ambiente della Lucchini nel gruppo degli indagati. Decine di collinette dove per anni sono stati sparsi i fanghi delle lavorazioni dell'altoforno e dell'acciaieria

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PIOMBINO. L'elicottero della guardia di finanza fa un ampio giro sull'area industriale, sorvola lo stabilimento Dalmine e fa rotta verso il porto. Eccola lì la discarica abusiva della Lucchini sequestrata, esattamente come ce l'eravamo immaginata: una distesa infinita di collinette variopinte: bianche, grigie, rossastre e nere. Sullo sfondo la Chiusa di Pontedoro e il porticciolo delle Terre Rosse. L'elicottero si abbassa e il paesaggio diventa lunare, le poche interruzioni tra una distesa di rifiuti l'altra appaiono come crateri. I tralicci dell'Enel, qualche automezzo e i capannoni danno il senso approssimativo dell'altezza raggiunta: otto, dodici metri almeno in qualche caso.

È esattamente così che è stata scoperta, sorvolando la fabbrica a bordo di un elicottero della sezione aerea della guardia di finanza di Pisa. Oltre un milione e 300mila tonnellate di rifiuti disseminati su 35 ettari dell'area demaniale in concessione alla Lucchini, a due passi dal mare e dal verde delle superstiti dune, che fa da contrappunto a quei colori inquitantanti. Le indagini della guardia di finanza, coordinate dal maggiore Luca De Paolis, comandante del nucleo operativo aereonavale di Livorno, e dal capitano Fabrizio Cavallo, sono state seguite passo dopo passo, per tre mesi consecutivi, dal nucleo di Portoferraio al comando del maresciallo Angelo Casamento. Impossibile, si sono chiesti gli uomini della Finanza, che per tutti gli scarti della Lucchini fosse sufficiente l'unica discarica autorizzata, di 52mila metri quadrati e in via di esaurimento.

Il filone d'inchiesta, aperta dal sostituto procuratore della Repubblica Antonella Tenerani, ha finora seguito le tracce dell'evasione fiscale. La Lucchini avrebbe evaso oltre 8 milioni di euro dell'ecotassa dovuta alla Regione. Soldi che tra sanzioni varie (discarica abusiva, ritardato pagamento ed altro) arrivano all'astronomica cifra di 52 milioni di euro. Quasi la metà degli utili realizzati dal Gruppo Lucchini, compreso gli stabilimenti francesi, nel 2006; oltre cinque volte la spesa necessaria per realizzare l'impianto di trattamento dei rifiuti industriali progettato dalla Tap e finanziato dalla Regione.

Sei le persone finora indagate. Delle prime due, l'amministratore delegato della Lucchini Giovanni Gillerio e il direttore dello stabilimento Sergio Simoni, già raggiunti da avvisi di garanzia, è stato reso noto il nome. Sulle altre il magistrato mantiene per ora il più stretto riserbo. Al vaglio ci sarebbe tuttavia la posizione di altri tecnici che avrebbero dovuto vigilare sul ciclo dei rifiuti in Lucchini. E a questo proposito circola insistentemente la voce che tra gli indagati ci sia anche il responsabile della sicurezza e ambiente Andrea Guglielmini. Gli altri sarebbero tecnici cui erano demandati i controlli per la parte pubblica, dirigenti dell'Arpat e dell'Asl.

Tutti da vedere ancora gli sviluppi dell'indagine sotto l'aspetto ambientale. Dopo i primi controlli che la guardia di finanza aveva affidato al nucleo specializzato dei vigili del fuoco, che avevano escluso un pericolo di inquinamento da sostanze radioattive, ieri è cominciato il prelievo dei campioni nella discarica Lucchini, che il pm Antonella Tenerani ha affidato al dottor Sanna, dirigente dell'Arpa del Lazio.
I risultati di altre analisi, svolte dall'Arpat di Livorno, sarebbero già sul tavolo degli inquirenti. Quelli della Lucchini sono infatti classificati come rifiuti speciali non pericolosi, ma il magistrato vuol vederci chiaro anche su questo fronte, perché quel che non è pericoloso oggi può diventarlo in particolari condizioni. I rifiuti - come aveva precisato nel corso di una conferenza stampa il maggiore De Paolis - erano infatti lasciati a cielo aperto, sottoposti al lavaggio della pioggia e alla dispersione del vento. I fanghi dell'altoforno e dell'acciaieria, che contengono altre a polvere di ferro, anche zinco, piombo, arsenico ed alcali potrebbero anche aver contribuito all'inquinamento della falda e dei fossi. E questo che oggi si cerca di appurare con le ulteriori analisi.

Ma al di là di quello che è accaduto, l'operazione della guardia di finanza ha soprattutto riproposto con forza un problema: dove metter circa 800mila tonnellate di rifiuti che la Lucchini produce ogni anno? Siamo dunque alla Tap, e all'impianto di trattamento di cui entro giugno era stato promesso il progetto. Se non sarà pronto entro il 2008, anni di lavoro e milioni di euro sanno perduti e ancora dei rifiuti non si saprà che fare.

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