Il Tirreno

Cento conti pignorati per evasione dell'Ici

Il Comune mette in atto le maniere forti nei confronti dei cittadini morosi. L'avvocato Di Tursi «Per l'Ente è un obbligo oppure fa omissione»

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PORTOFERRAIO. Un centinaio di conti correnti pignorati per la guerra all'evasione dell'Ici dichiarata dal Comune di Portoferraio ai “non contribuenti”. Si tratta del recupero crediti degli anni 1999 e 2000, ma le maniere sono così decise da suscitare qualche protesta. Le cifre bloccate in banca, infatti, sono superiori agli importi non versati, perché vi sono aggiunti interessi, diritti e spese legali.
Ma prima di ricorrere alle maniere forti, il Comune aveva notificato per due volte agli interessati il debito da versare. Dapprima una semplice comunicazione postale, poi le notifiche recapitate dal messo comunale, che davano 30 giorni per saldare o ricorrere. Il terzo step, il pignoramento.

Angelo Zini, vicesindaco e assessore al Bilancio, spiega che è la prima volta che il Comune mette in atto questa strategia: «È una procedura di ingiuzione fiscale, prevista anche per le esattorie concessionarie dello Stato e può riguardare qualsiasi tipo di imposta non pagata. È l' ufficio tributi del Comune che si sta occupando della questione e il legale a cui è stato affidato il recupero è l'avvocato Paolo Di Tursi». «È ciò che prevede la legge - aggiunge il legale -. Il Comune ha l'obbligo di procedere al recupero altrimenti si tratterebbe di omissioni d'atti d'ufficio, e l'onere delle imposte non incassate ricadrebbe sul resto dei contribuenti. Il Comune mi ha dato l'incarico, imponendomi di applicare il minimo della tariffa previsto per queste prestazioni legali. Sono circa un centinaio i pignoramenti eseguiti, in media si tratta di importi di 500- 600 euro. Il pignoramento dei conti correnti è pari all'importo dovuto più la metà».

La controffensiva ha già sollevato polemiche. Diversi cittadini si sono infuriati e per avere ulteriori chiarimenti hanno chiesto appuntamenti con il sindaco. Vengono segnalati casi di persone che, a fronte di piccole somme non versate, si trovano a pagare cifre lievitate. Un esempio può essere quello di un contribuente che per 300 euro di debito pagato in ritardo si è visto ricapitare una richiesta di oltre 1200 euro. Poi è riuscito a dimostrare l'effettivo pagamento, seppure in ritardo, e ha beneficiato di una riduzionedi 200 euro, arrivando pagarne mille. E viene sollevato anche un altro aspetto: il pignoramento sul conto bancario avvierebbe una temuta procedura: la segnalazione al Crif, l'archivio nazionale dei cattivi pagatori. Anche se si tratta di somme minime, le persone colpite dal provvedimento potrebbero avere dificoltà, in futuro, per richiedere un finanziamento, anche soltanto per l'acquisto a rate di un'auto. Molti dei cittadini colpiti si chiedono se il danno subito sia realmente proporzionato alla loro inadempienza.

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