La manifestazione
«Alleno i preti e mi diverto»
Ulivieri fra mare sanvincenzino e riflessioni sul calcio
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SAN VINCENZO. Allenatore del Bologna fino a poco tempo fa, dopo averallenato anche la Sampdoria, il Vicenza, il Napoli e il Cagliari, Renzo Ulivieri ha deciso di trascorrere le proprie vacanze nella sua casa estiva di via della Triglia a San Vincenzo insieme alla sua famiglia.
Reduce dalla finale mondiale della Catholic Cup, disputata a Roma nei giorni scorsi tra la nazionale della Città del Vaticano e la nazionale italiana religiosi di cui lo stesso Ulivieri è direttore tecnico, gara conclusasi per 3-0 afavore del Vaticano, lo abbiamo incontrato al bagno “Mediterraneo” dove il gestore, Fausto Roventini, in modo discreto difende la sua privacy.
Mister, come vede il futuro del calcio italiano dopo “calciopoli”?
«E', senza dubbio, un futuro in salita perché l'obiettivo, al di là dei problemi economici, è un problema di credibilità al quale tutto il sistema deve essere interessato; perché se si deve far finta che non sia successo niente sbaglieremmo alla grande. Il pensiero diffuso fra la gente è quello di un ambiente che deve fare un grosso recupero sul pian morale».
Quali iniziative sportive intraprenderà come presidente degli allenatori?
«L'associazione allenatori esplica la sua attività su due direzioni principali, una riguarda l'aspetto sindacale della categoria mentre l'altra è relativa alla formazione e all'aggiornamento degli stessi allenatori: è in quest'ultima che siamo rimasti indietro e, quindi, lo sforzo maggiore sarà orientato verso il miglioramento della cultura della categoria».
Quale sarà il futuro del calcio giovanile in Italia?
«E' un punto interrogativo perché per anni soprattutto i grandi club hanno investito pochissimo in questo settore, salvo rare eccezioni come l'Atalanta e l'Empoli. Oggi sembra che ci sia un'inversione di tendenza, però il tempo perso impone tempi lunghi per vedere risultati soddisfacenti».
Quali sono gli allenatori emergenti nel nostro Paese?
«Sono diversi. Credo che la categoria italiana degli allenatori sia la migliore in assoluto a livello mondiale. Basta vedere, anche quest'anno, i successi di Capello e Trapattoni. Tra i migliori giovani, anzi il migliore in assoluto, è il sanvincenzino Mazzarri; dietro di lui Colantuono, Marino del Catania, ora passato all'Udinese, e Gasperini del Genoa».
Ci racconti la sua esperienza di allenatore della nazionale dei preti.
«E' un divertimento. Io metto il nome e tengo loro compagnia: di fatto l'allenatore effettivo è un altro sanvincenzino: Enzo Bellucci. Il momento agonistico passa in secondo piano e prevale soprattutto la gioia di stare insieme. D'altra parte, credo che saper giocare a pallone sia importante per i preti di oggi se vogliono avere moment di contatto e momenti educativi per i giovani. Lo sport, e il calcio in particolare, è un mezzo educativo importante».
Enzo Bellucci, uno degli amici di vecchia data, alla domanda di parlare della personalità di Ulivieri, risponde: «Un allenatore del suo calibro che ha deciso di allenare la nazionale dei preti la dice lunga; questa sua scelta parla per lui! La sua disponibilità e la sua semplicità di cuore si misurano anche da queste iniziative. Renzo non ha mai fatto mistero di professarsi uomo di sinistra, ancorato però da una profonda fede».
Reduce dalla finale mondiale della Catholic Cup, disputata a Roma nei giorni scorsi tra la nazionale della Città del Vaticano e la nazionale italiana religiosi di cui lo stesso Ulivieri è direttore tecnico, gara conclusasi per 3-0 afavore del Vaticano, lo abbiamo incontrato al bagno “Mediterraneo” dove il gestore, Fausto Roventini, in modo discreto difende la sua privacy.
Mister, come vede il futuro del calcio italiano dopo “calciopoli”?
«E', senza dubbio, un futuro in salita perché l'obiettivo, al di là dei problemi economici, è un problema di credibilità al quale tutto il sistema deve essere interessato; perché se si deve far finta che non sia successo niente sbaglieremmo alla grande. Il pensiero diffuso fra la gente è quello di un ambiente che deve fare un grosso recupero sul pian morale».
Quali iniziative sportive intraprenderà come presidente degli allenatori?
«L'associazione allenatori esplica la sua attività su due direzioni principali, una riguarda l'aspetto sindacale della categoria mentre l'altra è relativa alla formazione e all'aggiornamento degli stessi allenatori: è in quest'ultima che siamo rimasti indietro e, quindi, lo sforzo maggiore sarà orientato verso il miglioramento della cultura della categoria».
Quale sarà il futuro del calcio giovanile in Italia?
«E' un punto interrogativo perché per anni soprattutto i grandi club hanno investito pochissimo in questo settore, salvo rare eccezioni come l'Atalanta e l'Empoli. Oggi sembra che ci sia un'inversione di tendenza, però il tempo perso impone tempi lunghi per vedere risultati soddisfacenti».
Quali sono gli allenatori emergenti nel nostro Paese?
«Sono diversi. Credo che la categoria italiana degli allenatori sia la migliore in assoluto a livello mondiale. Basta vedere, anche quest'anno, i successi di Capello e Trapattoni. Tra i migliori giovani, anzi il migliore in assoluto, è il sanvincenzino Mazzarri; dietro di lui Colantuono, Marino del Catania, ora passato all'Udinese, e Gasperini del Genoa».
Ci racconti la sua esperienza di allenatore della nazionale dei preti.
«E' un divertimento. Io metto il nome e tengo loro compagnia: di fatto l'allenatore effettivo è un altro sanvincenzino: Enzo Bellucci. Il momento agonistico passa in secondo piano e prevale soprattutto la gioia di stare insieme. D'altra parte, credo che saper giocare a pallone sia importante per i preti di oggi se vogliono avere moment di contatto e momenti educativi per i giovani. Lo sport, e il calcio in particolare, è un mezzo educativo importante».
Enzo Bellucci, uno degli amici di vecchia data, alla domanda di parlare della personalità di Ulivieri, risponde: «Un allenatore del suo calibro che ha deciso di allenare la nazionale dei preti la dice lunga; questa sua scelta parla per lui! La sua disponibilità e la sua semplicità di cuore si misurano anche da queste iniziative. Renzo non ha mai fatto mistero di professarsi uomo di sinistra, ancorato però da una profonda fede».
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