Finanza
«Capoliveri diviso da veleni e vecchi rancori»
Luana Rovini
Martorella: lascio Ballerini, non ha ancora capito di aver sconfitto Barbetti. «In Comune le cose vanno come prima. Siamo in regime di salvaguardia ma si costruisce lo stesso»
4 MINUTI DI LETTURA
CAPOLIVERI. Un paese diviso, spaccato da veleni e rancori che risalgono alle precedenti legislature, ma che l'attuale amministrazione non riesce a superare, anzi, il solco sembra evidenziarsi sempre più. È quanto ritiene Corrado Martorella, consigliere comunale che rivendica una visione del mondo da sinistra e che all'ultima seduta del consiglio ha restituito la delega ai Rapporti con il cittadino, che il sindaco di centrosinistra, Paolo Ballerini, gli aveva assegnato. Non solo, Martorella è uscito anche dalla maggioranza costituendo un proprio gruppo consiliare: «Ritengo che Capoliveri stia attraversando un momento molto difficile». «Mi piacerebbe essere sempre d'accordo con la maggioranza e con tutti, ma siamo figli di quel che è successo con Barbetti e il paese è sempre più diviso dai rancori, da difficoltà di rapporti». La spaccatura del consiglio che si estende al paese? «No - risponde Martorella -, la spaccatura è nata anni prima, ma la situazione si deteriora invece che risolversi».
Un paese diviso fra guelfi e ghibellini? «Il paese non dimentica che qualche tempo dopo le elezioni della precedente legislatura, fu bruciato il camion di un candidato non eletto, mentre un consigliere della maggioranza Barbetti aveva ricevuto lettere minacciose. È che la politica è diventata difficile. Una volta questi scontri finivano in barzelletta, ora le cose sono diventate serie: scambi di accuse, parole grosse e poi sono state presentate delle denunce per cui la finanza e la forestale sono sempre in Comune. Ho lasciato la maggioranza perché non c'era altra via d'uscita. La nostra lista, che ha vinto le elezioni, si chiamava “Liberi”, una parola che avrebbe dovuto dire tutto, invece, per cause attribuibili alla maggioranza, non ci siamo liberati. Anche in Comune le cose vanno come prima: non si fanno i concorsi e le selezioni, la gente passa per mobilità esterna e interna, siamo in regime di salvaguardia, ma si costruisce lo stesso. La realtà è questa: abbiamo mille problemi, ma il cambiamento con il quale ci siamo proposti chiedendo il voto non c'è stato». Perché? «Ritengo che il sindaco Ballerini ancora oggi non si sia reso conto di aver vinto le elezioni, di aver sconfitto Barbetti, un Barbetti che ormai era un mito per tutta l'Elba, che aveva vinto per tre legislatura, che ha tenuto in scacco la Regione per quattro mesi, che ha fatto il Commissario del Parco contro tutto e tutti e che aveva la possibilità di fare il senatore. Averlo battuto doveva essere il punto importante di partenza dell'amministrazione Ballerini, invece il sindaco è caduto sul ricordo di Barbetti.
Il problema è che la gente voleva voltare pagina, andare avanti, invece sin dall'inizio dell'amministrazione Ballerini ci sono stati problemi con la famosa storia del barbeque, delle lettere anonime, è stata mandata la forestale a casa sua, c'è stato l'episodio delle bombole del gas che hanno bruciato il portone della casa dei genitori. Ecco, io penso che il problema sia iniziato da lì: siamo andati in cerca di chi fa queste cose, invece che governare il paese, programmare. Questi sono fattori che hanno degenerato la situazione». Beh, del resto ci sono stati episodi inquietanti... «Sì, ma ciò ha generato questa grave situazione, che qualcuno in questo momento sottovaluta. Capoliveri sta diventando un paese omertoso, molti si accorgono delle difficoltà, vedono i problemi, ma si va avanti nel silenzio e ci si esprime solo sui blog in forma anonima. Secondo me, però, siamo nel 2007 e dobbiamo avere il coraggio di esprimere il proprio dissenso invece si ha paura e la paura non ci porta da nessuna porte.
Ci si mette l'uno contro l'altro e non c'è via d'uscita. Avrei voluto che si cambiasse, che si fosse un po' diversi, più vicini ai cittadini, invece si commette l'errore di guardare indietro». Vie d'uscita? «Mah. L'altra sera in consiglio è arrivata una donna anziana, vedova rimasta sola, era in lacrime e ci chiedeva aiuto, ma è passata nell'indifferenza totale mentre il piano di recupero da 5400 metri cubi è passato all'unanimità in trenta secondi». Gli affari possono condizionare la politica? «In un certo senso sì, anche se siamo politici dilettanti».
Un paese diviso fra guelfi e ghibellini? «Il paese non dimentica che qualche tempo dopo le elezioni della precedente legislatura, fu bruciato il camion di un candidato non eletto, mentre un consigliere della maggioranza Barbetti aveva ricevuto lettere minacciose. È che la politica è diventata difficile. Una volta questi scontri finivano in barzelletta, ora le cose sono diventate serie: scambi di accuse, parole grosse e poi sono state presentate delle denunce per cui la finanza e la forestale sono sempre in Comune. Ho lasciato la maggioranza perché non c'era altra via d'uscita. La nostra lista, che ha vinto le elezioni, si chiamava “Liberi”, una parola che avrebbe dovuto dire tutto, invece, per cause attribuibili alla maggioranza, non ci siamo liberati. Anche in Comune le cose vanno come prima: non si fanno i concorsi e le selezioni, la gente passa per mobilità esterna e interna, siamo in regime di salvaguardia, ma si costruisce lo stesso. La realtà è questa: abbiamo mille problemi, ma il cambiamento con il quale ci siamo proposti chiedendo il voto non c'è stato». Perché? «Ritengo che il sindaco Ballerini ancora oggi non si sia reso conto di aver vinto le elezioni, di aver sconfitto Barbetti, un Barbetti che ormai era un mito per tutta l'Elba, che aveva vinto per tre legislatura, che ha tenuto in scacco la Regione per quattro mesi, che ha fatto il Commissario del Parco contro tutto e tutti e che aveva la possibilità di fare il senatore. Averlo battuto doveva essere il punto importante di partenza dell'amministrazione Ballerini, invece il sindaco è caduto sul ricordo di Barbetti.
Il problema è che la gente voleva voltare pagina, andare avanti, invece sin dall'inizio dell'amministrazione Ballerini ci sono stati problemi con la famosa storia del barbeque, delle lettere anonime, è stata mandata la forestale a casa sua, c'è stato l'episodio delle bombole del gas che hanno bruciato il portone della casa dei genitori. Ecco, io penso che il problema sia iniziato da lì: siamo andati in cerca di chi fa queste cose, invece che governare il paese, programmare. Questi sono fattori che hanno degenerato la situazione». Beh, del resto ci sono stati episodi inquietanti... «Sì, ma ciò ha generato questa grave situazione, che qualcuno in questo momento sottovaluta. Capoliveri sta diventando un paese omertoso, molti si accorgono delle difficoltà, vedono i problemi, ma si va avanti nel silenzio e ci si esprime solo sui blog in forma anonima. Secondo me, però, siamo nel 2007 e dobbiamo avere il coraggio di esprimere il proprio dissenso invece si ha paura e la paura non ci porta da nessuna porte.
Ci si mette l'uno contro l'altro e non c'è via d'uscita. Avrei voluto che si cambiasse, che si fosse un po' diversi, più vicini ai cittadini, invece si commette l'errore di guardare indietro». Vie d'uscita? «Mah. L'altra sera in consiglio è arrivata una donna anziana, vedova rimasta sola, era in lacrime e ci chiedeva aiuto, ma è passata nell'indifferenza totale mentre il piano di recupero da 5400 metri cubi è passato all'unanimità in trenta secondi». Gli affari possono condizionare la politica? «In un certo senso sì, anche se siamo politici dilettanti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google