Il Tirreno

Caro biglietti, proteste a colpi di spot

Luigi Cignoni

Nel mirino la classe politica, gli amministratori dell’isola e anche l’Autorità portuale

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PORTOFERRAIO. Una protesta clamorosa. Una protesta a colpi di spot. Pagine sui giornali, manifesti in tutta l’Elba. L’Associazione albergatori va giù duro. Nel mirino i prezzi dei traghetti, troppo alti soprattutto se si confrontano con altre realtà abbastanza similiari alle isole dell’arcipelago della Toscana, quali Ischia e Capri. Un freno a mano tirato per tutto il comparto turistico. Oggi doveva esserci il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi all’Elba. Tutto era stato preparato.

Il ministro ha rinviato l’incontro, ma la polemica rimane. «Se di aumenti si deve parlare in conformità con il fatto che il costo del petrolio è aumentano in questi ultimi tempi - dice il presedente dell’associazione degli alberagori dell’Elba, Mauro Antonini, la maggiore associazione imprenditoriale dell’isola che si è fatta promotrice della protesta odierna - le maggiorazioni devono essere uguali per tutti. O invece no? Noi siamo paragonati alla stessa stregua di Cenerontala nella kermesse del turismo nazionale ed internazionale? Si sappia una volta per tutte: non ne possiamo più di questo continuo e costante stillicidio di aumenti, del balzello. Ora diciamo basta». Oggi su tutti i muri degli otto comuni elbani saranno affissi 150 manifesti in cui si denuncia il grave problema dei trasporti pubblici, e come vengono trattati gli imprenditori che operano sull’isola. Nel mirino la classe politica e l’Autorità portuale. Dice Antonini: «Perché c’è una così marcata differenza nella stessa compagnia pubblica, la Toremar, tra l’Elba e il Giglio? Un pullman da 50 posti diretto al Giglio costa 323,40 euro poco più di sei euro a persona. Tre adulti ed un ragazzo che scelgono l’Elba nel giorno di festa pagano il biglietto di andata e ritorno di 95,10 euro. Ma il gasolio non è uguale per tutti?». E continuano a sciorinare altri esempi, altri tariffari. Un biglietto di aliscafo di andata e ritorno per Ischia (un’ora di navigazione) costa 61 euro; per Capri (dove non si può andare con la macchina al seguito) 73 euro; ad Ischia invece con il mezzo 63 euro (compreso un passeggero), quando il tragitto supera l’ora e mezzo di navigazione. «Vogliamo che ci sia la terza compagnia - tuona ancora Antonini - perché vogliamo che ci sia concorrenza sul costo effettivo del servizio offerto. Non si possono pagare decine e decine di euro per arrivare all’Elba.

È necessario che il nostro mondo politico si renda conto della necessità di disporre di una terza linea, di un terzo soggetto che metta le due compagie esistenti in concorrenza fra loro. A meno che non ci sia dietro una strategia comune che vuole screditare le aziende che operano sulla nostra isola. Abbiamo fatto molto per rilanciare il turismo, per renderlo appetibile e concorrenziale, abbiamo adottato strategia di contenimento delle spese dei nostri pacchetti d’offerte per incoraggiare la gente a venire da noi ed adesso assistiamo alla vanificazione di quanto abbiamo fatto finora. A questo gioco al massacro non ci stiamo - conclude Mauro Antonini - L’Autorità portuale deve controllare prezzi e orari delle navi».

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