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Piede diabetico e gravi complicazioni ma oggi si può evitare l'amputazione

Gian Ugo Berti

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 Può anche rendersi necessaria addirittura l'amputazione del piede. Un'evenienza drammatica che è in grado di coinvolgere un paziente diabetico su quattro. Soprattutto se non curata a dovere, questa malattia metabolica può dare complicanze d'organo (cuore, retina, rene) ed anche intaccare le strutture e la funzionalità del piede della persona, punto più debole proprio per il peso continuo esercitato dal corpo. Oggi, sostanziali novità nella cura delle complicanze del diabete agli arti inferiori ci sono ed i risultati appaiono incoraggianti. Lo spiega Alberto Piaggesi, responsabile dell'apposita sezione piede diabetico, presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Si tratta dei tessuti sostitutivi biotecnologici ovvero membrane a base di collagene o di altri materiali biologici d'avanguardia. Tali prodotti - ha precisato Piaggesi nell'ambito del 13º corso residenziale sull'argomento promosso a Pisa dall'Aoup - una volta applicati favoriscono la proliferazione di cellule epiteliali capaci di riparare i tessuti lesi. Vengono impiegati contro le ulcere profonde ed, assieme, per favorire il recupero dopo l'amputazione. Questi dispositivi - ha aggiunto Piaggesi - s'adattano in particolare perfettamente al piede, non impedendone i movimenti e devono essere integrati poi in una strategia di cura completa, comprendente lo scarico delle lesioni, la terapia chirurgica, il controllo dell'infezione e la rivascolarizzazione. Il tutto aiuta a ridurre i tempi di ripresa con vantaggi per il paziente ed i costi d'ospedalizzazione. Sul piano della prevenzione - ha sottolineato ancora Piaggesi - è molto importante l'autovalutazione del paziente: osservare l'eventuale comparsa sul piede di pelle secca, sottile e screpolata, il deformarsi progressivo della sede ed un cambio di temperatura dell'arto, che può diventare molto freddo o molto caldo. Sono i primi segni di possibili malattie del piede. A fronte d'un incremento nel numero di queste complicanze - ha quindi concluso Piaggesi - oggi non esiste purtroppo una specializzazione dedicata che formi personale ad alta qualificazione. Per tale motivo, i corsi residenziali dell'Aoup, riscuotono da tredici anni un successo ininterrotto a livello nazionale, tanto che da tre anni hanno visto la realizzazione anche di una versione internazionale cui partecipano medici da tutti i Paesi del mondo.

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