Sicurezza
SALUTE
Gli ostacoli della burocrazia
Gian Ugo Berti
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Tra i farmaci e la salute del paziente continua ad esserci un grosso ostacolo, la burocrazia. Per darvi un'idea, da quando una nuova medicina viene presa in esame dagli organi di controllo europeo (l'Ema), al momento di poterne disporre acquistandola in farmacia, trascorrono in media 857 giorni ovvero due anni e 4 mesi. Troppo, decisamente troppo perché un malato possa attendere tutto questo tempo (parliamo soprattutto di farmaci antitumorali) a rischio della propria sicurezza. Così, le associazioni dei pazienti (6mila in Italia) con il supporto di Novartis sostengono la necessità di grossi cambiamenti di percorso. Come ha sottolineato a Milano Francesco Saverio Mennini, dell'Università romana di Tor Vergata, la metà di questo tempo dipende da strutture di controllo italiane (402 giorni). La domanda che si pongono le Associazioni è semplice: se l'organismo europeo ha già dato il consenso all'immissione del farmaco in commercio, perché si devono ripetere a livello nazionale ed anche regionale, ulteriori controlli? La ragione, dicono le istituzionI, è il controllo della spesa, perché i farmaci tecnologici innovativi hanno prezzi più elevati date le diverse metodiche indispensabili per l'allestimento. La ricaduta negativa avviene comunque sempre sul malato. Secondo Francesco Barbieri di Novartis si crea in tal modo disparità fra le regioni, dando corpo all'emigrazione verso quelle più attente all'innovazione. Ciò comporta ritardo nell'inizio della cura con rischio di grossi danni alla salute. Il risparmio è però fittizio perché poi la regione che non lo fornisce, dovrà successivamente pagare quella cui il cittadino si è necessariamente rivolto. L'accordo fra Stato e Regioni prevede, allora, che queste ultime garantiscano da parte degli ospedali l'immediata disponibilità, anche senza l'inserimento dei prodotti nel Prontuario Ospedaliero Regionale, dei medicinali che, a giudizio dell'Aifa (organismo di controllo italiano) sono considerati innovativi.
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