Gioco
IL LIBRO
Paolo Ferrari, dentista e scrittore al debutto con un originale thriller
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Paolo Ferrari 2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. La tecnologia rende liberi? Internet permette un'informazione e una rete comunicativa tali da suggerire un'emancipazione dai limiti di spazio e conoscenza, che condizionavano una realtà neanche troppo lontana. Ma è vera libertà, o il rovescio insidioso della medaglia? Parte da questa riflessione il libro di Paolo Ferrari, "Criptocrazia" (456 pagine, costo 17.50 euro), pubblicato da Leone Editore, e uscito in questi giorni, attraverso una distribuzione nazionale. L'autore, odontoiatra a Piombino, è al primo romanzo: «Avevo un'idea di base - spiega - scrivere qualcosa sulla libertà, e secondariamente sui giovani, cercando di intuirne la loro visione». L'opera di Ferrari, già alle prese con una nuova storia, ambientata in una rocca di San Silvestro mai abbandonata, comincia a muoversi intorno al ragionamento iniziale, per svilupparsi in un'intrigante forma thrilling. I cinque ragazzi protagonisti, i "prestigiatori", hanno un gioco: sparire, rendersi invisibili agli occhi dei criptocrati, "soggetti in possesso di tecnologie avanzate, attraverso le quali è facile controllare la gente". Il racconto prosegue felicemente sospeso tra il pensiero e l'azione, parti di un tutto che spesso si confonde in una narrazione ben composta, suggestiva e coinvolgente. La teoria indaga la complessa morfologia della libertà individuale, toccando pure la delicata questione del fine vita. Se da un lato si parteggia inevitabilmente con i sogni di indipendenza dei prestigiatori, non appare possibile restare sordi di fronte alle motivazioni della Voce dei criptocrati, secondo un concetto che richiama l'esempio cinematografico di "Matrix" (1999): "Perché la gente dovrebbe capire tutti questi meccanismi occulti, se questo la renderà infelice?". I protagonisti impareranno a proprie spese il significato di tale frase. I lettori non potranno che sentirsi chiamati in causa di fronte a una provocazione che ha il sapore amaro della verità. E se "la normalità va vista come un'opzione, non come una sconfitta", non è detto che la follia idealista non trovi un altro modo per continuare a vivere. F.L.
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