Il Tirreno

L’INTERVISTA

Gianna Martorella, l'"altra" Carrà si prepara al ritorno in tv

Francesca Lenzi
Gianna Martorella
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Gianna Martorella

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 PIOMBINO. La tentazione di chiederle, mentre parliamo, di farci Raffaella Carrà o Patty Pravo è forte. È lei stessa comunque che durante l'intervista, regala sprazzi di splendide imitazioni. Gianna Martorella nasce a Piombino 50 anni fa, per partire ancora piccola per Taranto, dove resta sino a 25 anni. Poi il trasferimento a Roma, dove vive e dove ha avuto inizio la sua carriera di imitatrice.  La Carrà ovviamente, ma anche Carmen Lasorella, Anna Oxa, Ornella Vanoni, Marta Flavi, e tanti altri personaggi, sono stati catturati dalle capacità artistiche di Gianna.  Dopo un periodo di pausa dallo spettacolo, è probabile - gli scongiuri sono d'obbligo - che la vedremo nuovamente in televisione a ottobre, sempre accanto a Paolo Limiti, col quale ha lavorato a lungo nella trasmissione "Ci vediamo in tv". Intanto è uscito il suo libro autobiografico, "Nei panni degli altri" (Romano Editore), che sarà presentato a Piombino il 30 luglio, alle 18, al ristorante "Boccondivino".  Gianna, quando è iniziata la professione di imitatrice?  «Potrei dire: sin da bambina. Ricordo di aver sempre dato sfogo alla mia vocazione artistica. Il debutto ufficiale comunque è stato nel 1981, con la partecipazione a un concorso, che poi ho vinto, organizzato da Alfredo Papa. Da quel momento ho lavorato ininterrottamente in vari programmi di Rai e Mediaset: Domenica In, Grand Hotel, Stasera mi butto, La sai l'ultima, sino al programma di Limiti, nel quale sono rimasta per 6 anni, praticamente fino a quando è esistito».  Cos'è l'imitazione?  «Io credo di averla nel Dna. È una questione di orecchio, di sensibilità maggiore a captare difetti, caratteristiche tipiche di una voce. Le mie imitazioni nascono spontaneamente. Sento un modo di parlare, e magari dopo qualche istante mi ritrovo a riprodurlo, senza volerlo».  Che tipo di imitazione è la sua?  «Non amo la caricatura. La mia vuole essere una riproduzione fedele, risultato di una sorta di trans, di rispetto e di immedesimazione con il personaggio. L'importante è trovare la chiave per partire: un particolare, un'imperfezione, un accento».  L'hanno sempre presa bene coloro che ha imitato?  «In linea di massima sì. La Carrà diceva che la imitavo con garbo. Marta Flavi addirittura mi chiamò al telefono per complimentarsi. L'unico che, pur essendo un amico, non amava essere imitato era Albano».  A un certo punto è sparita. Cos'è successo?  «L'allontanamento dalla tv è coinciso con due situazioni: la chiusura del programma di Limiti e la nascita della mia bambina e quando poi ho provato a rientrare nel gioco non è stato semplice. Ho fatto diverse ospitate a Quelli che il calcio, Casa Mastella, con Max Giusti, Uno Mattina. E nel frattempo, ho scritto il libro "Nei panni degli altri"».  Ecco, il libro. Di cosa tratta? Come è nato?  «È un pò come una lettera, rivolta al mio pubblico. Un modo per comunicare le mie esperienze e sensazioni. È un processo questo che già ho iniziato con facebook, che mi ha dato la possibilità di mostrare anche una parte di me, quella più intima, che il pubblico non conosceva.  Cosa prova quando imita?  «Mi diverto. È una cosa importantissima. Solo così è possibile arrivare al pubblico».  Il complimento più bello che le hanno fatto?  «Forse il più bello è quando mi dicono: "Tu valorizzi il personaggio, gli dai più spessore"».

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