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«Basta immondizia in via Petrarca» Protesta dei residenti ai cassonetti
Lettera con più di 40 firme a Sei Toscana e Comune per chiedere soluzioni
VENTURINA. Sacchi abbandonati, cartoni accatastati insieme a cassette di plastica, cassonetti stracolmi e inutilizzabili. Pure oggetti insoliti, resti di vite vissute, perfino boiler o lavandini: il caos dei rifiuti in via Petrarca è andato oltre ogni limite di sopportazione.
Così, il pomeriggio di venerdì 9 maggio, una cinquantina di residenti è scesa in strada per una riunione di condomini, a ridosso dei cassonetti. Iniziativa simbolica ma determinata, organizzata con un passaparola partito dai social, culminata in una protesta pacifica ma visibile: ognuno si è portato da casa un sacchetto dell’immondizia, per mostrare cosa significa convivere con un servizio che, denunciano, «non funziona più». Paradossalmente, la zona era stata ripulita la mattina stessa. Ma per i cittadini non basta. «Sembra si siano mossi solo perché avevamo annunciato la protesta – commenta Enrico Salvini, residente e portavoce degli abitanti – La pulizia non può dipendere dall’indignazione online. Da tempo documentiamo il degrado con tantissime foto. Ora basta. I nuovi cassonetti sono spesso pieni o non funzionanti – aggiunge – e costringono chi deve buttare i rifiuti a cercare spazio altrove… ma tanti alla fine li abbandonano a terra». E il marciapiede, tra i contenitori grigi, blu e gialli, si trasforma in una discarica a cielo aperto. «Paghiamo la Tari per un servizio che non ci tutela. E tra i rifiuti ormai si trova di tutto: pezzi di mobili, imballaggi con dati personali, cose lasciate lì da chi non sa dove altro metterle», racconta un’altra residente. «In estate sarà peggio, tra odori, insetti e topi», aggiunge un pensionato. Un giovane padre scuote la testa: «Provo a insegnare ai miei figli il rispetto per l’ambiente, ma quando vedono questa scena mi chiedono perché gli adulti non danno il buon esempio».
Il problema, secondo i residenti, è strutturale: i nuovi cassonetti sono più piccoli e delicati, più difficili da usare per le persone anziane, e insufficienti per il numero di famiglie nella zona. «I vecchi contenitori funzionavano, i camion passavano regolarmente. O si aumenta la frequenza dei passaggi o il numero dei cassonetti. Altrimenti, inevitabilmente, la gente abbandona i sacchi dove capita». Alla manifestazione il consigliere di minoranza Alessio Albertoni (Cambiamo Futuro), che già nei mesi scorsi aveva inviato pure due Pec al Comune chiedendo controlli più serrati e una revisione del sistema di raccolta: «Ci siamo fatti portavoce di questi disagi perché i cittadini pagano un servizio che non riceve la giusta attenzione». La zona, abitata da circa 200-250 famiglie e vicina a scuole e servizi, richiede interventi regolari e una gestione attenta: «Non bastano operazioni spot – insiste Salvini –. Servono regole chiare, più controlli e un dialogo vero con chi qui ci vive tutti i giorni. La segnaletica deve essere migliorata, e i camion devono poter accedere senza ostacoli». La protesta si chiude con un gesto concreto: un documento firmato già con oltre 40 firme, accompagnato da un dossier fotografico che testimonia la situazione, sarà protocollato nei prossimi giorni al Comune di Campiglia e inviato a Sei Toscana. «Chiediamo rispetto – conclude Enrico Salvini – per le nostre case, per le nostre strade, per la nostra dignità».
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