Il Tirreno

La nostra storia

Campagna di ricerca tra Castello di Vignale e pieve san Giovanni

di Cecilia Cecchi

	Campagna di ricerca '24, archeologi durante i rilievi 
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Campagna di ricerca '24, archeologi durante i rilievi 

Università di Siena: incontro con gli archeologi il 7 ottobre (alle 17)

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RIOTORTO.  C’era una volta, nel cuore della Val di Cornia, un progetto che sta riportando alla luce millenni di storia nascosta sotto la terra e i boschi di Vignale. Era il 2003 quando un gruppo di archeologi, guidato da Enrico Zanini dell’Università di Siena, iniziava a studiare la villa romana e poi il mosaico di Aiòn, capolavoro artistico che racchiude i misteri del tempo. Progetto di “archeologia condivisa” in cui non solo gli studiosi, ma pure la comunità locale, si è lasciata coinvolgere. E la storia va oltre.

Oggi, il progetto “Uomini e cose a Vignale” ha ampliato i suoi orizzonti, volgendo lo sguardo oltre la villa romana, verso il Castello medievale che domina le colline. Elisabetta Giorgi, del Dipartimento di scienze storiche e beni culturali dell’Università di Siena, insieme a Zanini, spiega come il prossimo passo sia quello di connettere questi due mondi: il mondo romano e quello medievale. «Necessario contestualizzare lo studio della villa e le molte conoscenze che ha prodotto nel territorio circostante» racconta Giorgi. Se ne parlerà durante l’archeo-aperitivo al sito archeologico di Vignale il 7 ottobre (alle 17) , che chiuderà la campagna ’24.

La villa, con il mosaico e le sue sepolture altomedievali, rappresenta il fulcro del paesaggio antico. Ma non è sola. Sopra, sul poggio chiamato “del Castello”, c’era una fortezza, costruita intorno al 1280. Castello con una cinta muraria ben visibile ancor oggi, che racchiudeva edifici di cui restano cumuli di pietre e tegole crollate, testimoni silenziosi di vite passata. Fuori dalle mura, la pieve di san Giovanni, imponente chiesa costruita con blocchetti di pietra squadrati, segno di una qualità edilizia sorprendente («che richiama quella di Campiglia» dice Giorgi). Poi, un borgo, forse più grande di quanto si pensasse all’inizio. «La sfida – spiega Giorgi – è far emergere questi tesori nascosti, rendere visibile ciò che da secoli è invisibile». Quest’anno, un gruppo di 15 archeologi dalle università di Siena, Milano e Bologna, ha avviato una nuova campagna di rilievi, unendo modalità tradizionali alle più avanzate tecnologie per l’archeologia dei paesaggi. Obiettivo? «Tracciare una linea di conoscenza – risponde Giorgi – che parta dall’antica laguna fino alle colline, per connettere la villa romana e il Castello medievale in un’unica narrazione». Dal 16 settembre questi giovani “esploratori del passato” hanno percorso il territorio, mappando ogni dettaglio, studiando il potenziale archeologico dei terreni e cercando di riportare alla luce strutture e storie. Non si tratta solo di scienza, ma pure esperienza di condivisione, sostenuta da UniCooop Tirreno, Sezione Soci Coop Piombino Riotorto, Associazione Cultura e Spettacolo Riotorto, RioLab, La Madonnina Village Resort, Baia Etrusca. Ora il Castello e la villa non sono più semplici resti di pietra e mosaico, ma capitoli di vicende di uomini e cose che, secoli fa, abitavano queste terre.  

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