Il Tirreno

Il 25 Aprile a Sassetta

Papaveri di pace e poesie: i bambini rivivono la storia

Cecilia Cecchi e Giorgio Piglia
I bambini protagonisti della cerimonia per la Festa della Liberazione 2022 a Sassetta
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I bambini protagonisti della cerimonia per la Festa della Liberazione 2022 a Sassetta

Ora la piazza è dedicata al parroco partigiano don Bartolozzi
Scalzini: «Solo insieme possiamo condividere la memoria»

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SASSETTA. Messaggio di speranza grazie ai papaveri disegnati dai bambini come simbolo di libertà, amicizia, pace. Mentre è ancora vivo l’eco di «Chissà se la luna di Kiev è bella come la luna di Roma...» dalla voce della bambina profuga Ucraina che, emozionandosi leggendo la poesia, incanta tutti. È il cuore della cerimonia del 25 Aprile a Sassetta, mentre si sta dedicando la piazza al parroco partigiano, don Carlo Bartolozzi.
Il 25 Aprile 2022 i bambini del paese sono tornati protagonisti della Festa di Liberazione (dopo due anni di stop per pandemia) sin dall’inizio, davanti al monumento ai Caduti, insieme al sindaco Alessandro Scalzini, ai rappresentanze delle forze armate, al gonfalone. Un minuto di silenzio per i caduti di tutte le guerre, per i partigiani, la deposizione della corona. Poi con per sottofondo “Bella ciao” cantata proprio dai giovanissimi cittadini si torna in piazza Nuova.


La memoria della lotta di liberazione nelle parole del sindaco, fino agli eventi di guerra in Ucraina. «“Qui vivono per sempre gli occhi che furono chiusi alla luce perché tutti li avessero aperti per sempre alla luce. La luce è la libertà” – il sindaco comincia così perché, spiega – nessuno meglio di Ungaretti per la memoria dei partigiani». Da medico cardiologo qual è ricorda che la prevenzione resta la prima cura del male: «La pace si costruisce facendo attenzione a tutto ciò che può diventare motivo di guerra, e questa attività di prevenzione non c’è stata. Ma il mondo – dice – era alle prese con la pandemia. Ora tutto è più difficile».


Dai bambini brani, poesie e il disegno dei papaveri a simboleggiare amicizia e pace. Perché studiare la storia per poi riviverla dai volti e dai racconti di chi c’era si conferma qualcosa che coinvolge. Dunque l’intestazione della piazza Nuova a don Carlo Bartolozzi con la benedizione del parroco don Fabio Favilli. Un opuscolo curato e distribuito dal Circolo “Emilio Agostini” illustra la figura del prete nativo di Monteverdi, parroco di Sassetta nella prima metà del secolo scorso, che durante la lotta di Liberazione, come sottolinea nell’occasione Celestino Giorgerini: «Non combattè certo con le armi in pugno, ma svolse un prezioso lavoro di raccordo, di informazione e di aiuto in favore di chi, in un modo o nell’altro, era impegnato a battersi per la causa comune, soprattutto in favore degli ebrei». Per questa attività gli fu riconosciuta l’appartenenza ai Corpi dei volontari per la Liberazione nazionale. Più i ricordi di Guidobaldo Giorgerini, amico di don Carlo.
La piazza ha perso il nome di “Nuova” acquisito negli anni Sessanta, quando Loris Benini la realizzò di sua iniziativa riempiendo di materiale trasportato un ampio tratto di terreno di sua proprietà: ieri, sotto i lecci, una targa ricorda la generosa impresa di quel sassetano.
«Sassetta baluardo della Resistenza – aggiunge sindaco – dove furono salvati tanti piccoli ebrei della deportazione. Il nostrodon Carlo è stato un personaggio chiave. Unico modo per tenere viva e salda la memoria di quanti non hanno visto – sottolinea Scalzini – è coinvolgere i nostri ragazzi, perché comprendano e condividano l’orrore di chi ha sofferto e vissuto quel tempo che, visto cosa sta accadendo, non sarà mai così lontano». E il mazzo dei bambini è come mille papaveri rossi.

 

 

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