Il Tirreno

industria e futuro

Allarme rosso per Magona, si rischia la paralisi

Luca Centini
Un addetto all'impianto di decapaggio di Magona (foto Paolo Barlettani)
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Un addetto all'impianto di decapaggio di Magona (foto Paolo Barlettani)

Sindacati preoccupati dopo il fallimento della banca di riferimento di Gupta: i fornitori non inviano più materiale a Piombino

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PIOMBINO. Non bastava la paralisi dello stabilimento Jsw Steel. Il rischio che si sta concretizzando in queste ore, infatti, è che anche la produzione di Liberty Steel Magona si fermi, con uno stop ai reparti verniciatura 1 e zincatura 4 che comporterebbe gravi conseguenze dal punto di vista occupazionale. A lanciare l'allarme sono i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm che martedì incontreranno l'amministratore delegato Giovanni Carpino e il capo del personale Lino Iallorenzi. Non solo. Gli stessi sindacati hanno chiesto un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico. A preoccupare è la grave situazione finanziaria del gruppo indiano, che fa riferimento al magnate Sanjeev Gupta.

La causa, spiegano i sindacati, è «il fallimento della banca Greensill Capital che sta trascinando nel dissesto finanziario anche il gruppo Liberty Steel. Fulmine a ciel serenoLa banca anglo-australiana è tra i principali finanziatori dell'impero di Sanjeev Gupta (GFG Alliance) che rischia di collassare con il mancato finanziamento del suo capitale d'esercizio». Un fulmine a ciel sereno, dunque, che non c'entra niente con le situazioni del mercato e con le attività dello stabilimento di Piombino. «Dopo anni di difficoltà legate principalmente al disinteresse manifestato per il sito dall'allora proprietà Arcelor Mittal, l'arrivo del gruppo Liberty ha riacceso una speranza suffragata oltre che da una serie di investimenti, dall'assunzione di un centinaio di giovani interinali negli ultimi due anni - spiegano da Fim, Fiom e Uilm - La ripresa del mercato ha portato nuovamente a risultati economici positivi anche grazie alla professionalità delle maestranze, il brand dell'azienda e l'attenta gestione del management locale». Il fallimento della banca, insomma, ha rovinato un quadro che era chiaramente positivo per il sito di Piombino. Il blocco dei fornitoriAlcune settimane fa le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato la direzione con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e il consigliere Gianni Anselmi per iniziare ad individuare una soluzione ad una situazione che rischia di precipitare.

«L'azione congiunta e l'impegno delle organizzazioni sindacali, della Regione e del management locale ha permesso di tamponare una prima fase di emergenza grazie ad accordi con istituti bancari, fornitori e clienti», spiegano da Fim, Fiom e Uilm. Adesso, però, la situazione rischia di diventare ingestibile: sta per terminare il materiale a terra. Il motivo? I fornitori non inviano altro materiale a Piombino perché esigono prima i crediti che hanno in altri stabilimenti europei del gruppo Liberty. «In tutto questo a rimetterci, se non ci saranno sviluppi rapidissimi - aggiungono i sindacati - rischia di essere l'attività dello stabilimento di Piombino che subirà un rallentamento che porterà a brevissimo a sospendere la produzione della verniciatura 1 e della zincatura 4. Tutto ciò renderebbe necessaria la richiesta di ammortizzatori sociali».

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