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La mini-libreria di Portoferraio "sfrattata" dalla cabina telefonica, ora trova spazio in via Marconi

La mini-libreria di Portoferraio "sfrattata" dalla cabina telefonica, ora trova spazio in via Marconi

L'ideatore Danilo Alessi: «Sono rimasto completamente basito dal non trovare più i libri da dove li avevamo sistemati»

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PORTOFERRAIO. Sfrattata la mini-libreria dalle due cabine telefoniche Telecom sul porto, ecco che rispunta, sempre nella zona portuale, ma questa volta davanti alla banchina d'Alto Fondale in quella che è stata definita la "Nicchia della Pace". Un cancello in ferro battuto in via Marconi, al quale è stata legata la bandiera della pace da dove parte una rampa di scale che portano all'abitazione privata del piano superiore, fa da cornice perfetta alla nuova e inedita location della mini-libreria del porto. Libri lasciati lì in bella vista, a uso e consumo di passanti o di coloro che, presi dal desiderio di leggere, possono tranquillamente approfittare dell'opportunità e portarsi gratuitamente a casa il libro, leggerlo e poi sostituirlo. «La nostra speranza - dice Danilo Alessi, ideatore e ispiratore dell'iniziativa - è che ritorni presto a nuova vita la libreria del Porto. L'avevamo attrezzata perché funzionasse da stimolo alla lettura e di scambio culturale nell'ambito di una più generale battaglia contro l'ignoranza dilagante e l'apatia letteraria.  Qualcuno (non si sa chi) ha interrotto il sogno, sbarazzando quanto era stato sistemato. Sono stati riempiti due colli di cartone e appoggiati fuori perché fossero ritirati». «Sono rimasto completamente basito - continua Alessi - dal non trovare più i libri da dove li avevamo sistemati per tutti coloro che avessero voglia di sfogliarli e leggerli. Ho anche lasciato un messaggio con il numero di cellulare perché quanto meno desideravamo essere informati della 'liberazione'. Che danno e che fastidio avrebbero arrecato i libri di lettura?». «Fino a oggi - continua sempre Alessi - nessuno mi ha spiegato il motivo. Non penso che si tratti di un atto vandalico perché chi ha tolto tutto dall'interno, ha dimostrato di essere preciso riempiendo due scatole di cartone. Può essere stato il gestore delle due cabine - è sempre una mia supposizione non surrogata da dati oggettivi - come anche l'amministrazione comunale o gli operatori sanitari che, in tempo di pandemia e di Covid, hanno considerato il luogo elemento di trasmissione virale. Non so. Aspetto solo che qualcuno si faccia avanti e ci spieghi l'accaduto. Intanto tengo a precisare che la nuova nicchia della pace è stata igienizzata. Ho messo - conclude - un disinfettante per le mani. Non si sa mai».

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