Sicurezza
Muore per il Covid a 67 anni dopo più di un mese di ricovero
In ospedale per un'infezione, è risultata positiva dopo 15 giorni di degenza, la denuncia del figlio Alessio Rattu
SUVERETO. Per un’infezione i familiari l’hanno vista uscire di casa a Suvereto il 10 novembre. Necessario per lei il ricovero all’ospedale Villamarina a Piombino, dove – dopo giorni – ha contratto il Covid-19.
Solo il marito l’ha incrociata un attimo il 12 novembre per poi riuscire a sentirne di nuovo la voce al telefono dopo parecchio, quasi a fine dicembre e dall’ospedale di Cecina dove era stata trasportata in emergenza per l’aggravarsi dei problemi respiratori.Per poi comunque non poterla più accarezzare, ma solo seguirne il ritorno a Suvereto dentro una cassa, avvolta in un sacco.
È morta così per coronavirus, si legge sui dati ufficiali diffusi dall’Asl, Giovanna Doni, suveretana di 67 anni.
«Portata in ospedale a Piombino – ricorda il figlio di Giovanna, Alessio Rattu – per alcuni problemi la sera del 10 novembre. Il tampone all’ingresso di Villamarina è risultato negativo. Ugualmente negativo era stato il tampone che aveva già fatto a casa».
«Poi ci sono state complicazioni per l’infezione e ci sono volute nuove cure. Dopo altri 10 giorni, a Villamarina, comunque il tampone ripetuto è risultato sempre negativo. A problema risolto, a quindici giorni dal ricovero, il 25 novembre – prosegue Alessio – mamma doveva essere dimessa, ma stavolta il tampone è risultato positivo: un fatto terribile, ha preso il Covid-19 qui, all’ospedale. Dopo giorni arriva il nuovo trasferimento a Cecina perché la terapia di Piombino era insufficiente e i problemi polmonari diventavano sempre più gravi, tanto che è stata a lungo con la maschera per la respirazione».
«Il 22 dicembre però – conferma Alessio – abbiamo ricominciato a sentirla per telefono e questo ogni giorno fino al 24; sembrava stare meglio, diminuito l’ossigeno, la gravità dei problemi polmonari ci sembrava superata – aggiunge Alessio – Poi, il pomeriggio del 25 dicembre l’infarto e il trasferimento a Livorno: qui subito l’angioplastica e il ricovero in terapia intensiva. Non si è più ripresa. Ci hanno chiamato la mattina del 29: mamma già all’obitorio. Quando sono arrivati a Livorno per gli addetti delle pompe funebri è stato impossibile vestirla con i suoi abiti ed è stata riportata a casa così, dentro un sacco, nella bara. Così abbiamo salutato mamma alla sala del commiato di Venturina Terme e poi alla cerimonia di Suvereto. Per un ictus – sussurra Alessio – mamma stava ormai sulla sedie a rotelle, ma aveva ancora tanto tempo da passare con noi. Invece è morta sola, come e peggio di un cane».
Non si è mai pronti a perdere chi si ama, così poi e succede ancora ovunque. Strazio senza fine. –
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