La protesta
Accordo Unicoop-sindacati, evitati 270 licenziamenti
Chiusura nel Lazio di 4 negozi. Incentivi all’esodo (37mila euro), interessati già in 145. Canova: ora concentriamo le risorse nelle aree fondamentali, ritorno agli utili a fine anno
PIOMBINO. Dopo sette mesi di trattative la vertenza Unicoop nel Basso Lazio si è conclusa giovedì 4 in un hotel di Roma dove azienda e organizzazioni sindacali hanno siglato un verbale d’accordo che prevede la chiusura di quattro negozi con la riorganizzazione di altri quattro punti vendita: evitato il licenziamento per 270 dipendenti, con incentivi per chi deciderà di andar via (sarebbero già 145 i lavoratori interessati), e contributi economici per sostenere i trasferimenti.
Dal punto di vista dell’azienda l’intesa «consentirà alla cooperativa – si legge in una nota – insieme ad altre attività di politica commerciale e di razionalizzazione della rete vendita, di raggiungere gli importanti obiettivi di riduzione delle perdite nella rete di vendita del Lazio Sud previsti dal piano industriale 2018-2020».
Il piano industriale in questo senso prevedeva il pareggio nel 2019 ma il buon andamento degli ultimi mesi potrebbe riportare Unicoop agli utili alla fine di quest’anno, cioè in anticipo di un anno rispetto alle previsioni.
La trattativa era iniziata nel settembre dell’anno scorso col progetto di cessione di 8 punti vendita nel Lazio Sud, da cui l’azienda contava di risparmiare circa 4 milioni l’anno.
Progetto fermamente contrastato dai sindacati, fino all’intesa siglata ieri a Roma secondo la quale Unicoop Tirreno procederà alla chiusura dei punti vendita di Pomezia via Cavour, Velletri, Frosinone e Aprilia, che secondo l’azienda «presentano risultati economici fortemente negativi», e alla razionalizzazione di area vendita, offerta e organizzazione dei punti vendita di Colleferro, Genzano e Pomezia via del Mare.
Tecnicamente per i dipendenti che operano nel Lazio e in particolare nei negozi a sud di Roma, si aprirà una procedura di licenziamento collettivo con unico criterio di scelta la non opposizione al licenziamento da parte del lavoratore che prevede un incentivo all’esodo di 37mila euro lordi riproporzionato all’orario di lavoro per i part time.
Unicoop Tirreno inoltre prevede per i lavoratori degli 8 punti vendita del Lazio Sud la possibilità di richiedere il trasferimento in altre sedi riconoscendo 2.500 euro per trasferimenti nel comune di Roma, 5.000 euro verso sedi tra i 100 e i 150 km dalla residenza e di 7.500 euro verso sedi distanti oltre 150 km dalla residenza. «I dipendenti – spiega Unicoop – saranno trasferiti esclusivamente verso sedi del Lazio Sud e del comune di Roma».
Per Piero Canova, direttore generale di Unicoop Tirreno «l’accordo costruito attraverso il duro lavoro di mesi di confronto, e raggiunto grazie alla responsabile collaborazione delle rappresentanze sindacali e del prezioso aiuto del Mise e in particolare del vice capo di gabinetto Giorgio Sorial, consente alla cooperativa di ristrutturare la rete di vendita concentrando le risorse nelle aree fondamentali per il rilancio delle proprie attività».
Da Canova arriva anche la conferma che «i dati preliminari del 2018 confermano il miglioramento di tutti gli indicatori economici di Unicoop Tirreno, in linea con la previsione del raggiungimento dell’utile di bilancio nel 2019».
Per Filcams, Fisascat e Uiltucs l’accordo è «evidentemente la migliore soluzione al problema degli esuberi, ma resta il rammarico per la scelta della cooperativa di chiudere i quattro negozi, se pur alcuni avevano perdite rilevanti. Le politiche commerciali attuate da Unicoop Tirreno sono state evidentemente inefficaci, eclatante la recente trasformazione del punto vendita di Colle Ferro in Ipercoop. Più complessivamente – conclude la nota – la vertenza aperta in Unicoop Tirreno ha ancora molte criticità da affrontare, che verranno verificate nelle prossime settimane».
«Parziale soddisfazione per aver tenuto nel perimetro aziendale tutti i lavoratori» viene espressa da Francesco Iacovone, del Cobas nazionale, preoccupato però «dall’ennesima perdita di superficie di vendita di una cooperativa che da anni non riesce a invertire la rotta e continua a erodere occupazione e patrimonio».
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