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E Livorno se la ride con Hegel e l’Ariosto

E Livorno se la ride con Hegel e l’Ariosto

Niente carrellate di comici o tormentoni. Nella città più irriverente d’Italia, sotto la direzione di Stefano Bartezzaghi, una tre giorni di incontri, letture e irresistibili lectio magistralis nel tentativo di preservare, tra i vari sensi, quello più importante per la specie umana: il senso del ridicolo.
Dal 23 al 25 settembre

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E dove, se non a Livorno, la città che sbugiardò la sussiegosa corte dei critici d’arte con i falsi Modì e che ancora oggi preserva l’unico, becero e scostumato settimanale di satira politica, cioè il Vernacoliere? Dove alloggiare altrimenti un Festival sull’Umorismo, un territorio protetto dalle carrellate di comici che ormai dissodano campi incolti e inariditi, con risate a riflesso condizionato?
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Dal 23 al 25 settembre, sotto la guida sapiente di Stefano Bartezzaghi, comincia la tre giorni umoristica dal rassicurante titolo “il senso del ridicolo”, un antidoto alla retorica imperante dei nostri giorni, con l’inno di Mameli destinato prima o poi ad echeggiare nelle riunioni di condominio.
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La seconda edizione della rassegna, promossa da Fondazione Livorno, gestita e organizzata da Fondazione Livorno - Arte e Cultura, con la collaborazione del Comune e il patrocinio della Regione Toscana, mette subito le cose in chiaro, con la lectio magistralis inaugurale tenuta da Maurizio Ferraris, docente di Filosofia teoretica all’Università di Torino, tra i pensatori italiani più prolifici e apprezzati all’estero (anche lui, come Bartezzaghi, nella squadra di Repubblica) impegnato in una «Fenomenologia dello spirito» da intendersi come una scorribanda umoristico-filosofica, un dialogo ideale e spiritoso con l’amico e maestro Umberto Eco, anch’egli ridotto a spirito, ahinoi.
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Secondo il volere degli organizzatori si intersecheranno tre direttrici principali: la prima ispirata a Ludovico Ariosto, con il sapido approfondimento dello studioso Fabrizio Bondi e le letture di Ottavia Piccolo, memorabile Angelica nel visionario Orlando Furioso televisivo di Luca Ronconi.
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C’è infine la pista beffarda per eccellenza (come trascurarla) che dalla testa finta di Modigliani, rievocata da Gianni Farneti, indagherà sulle licenze degli artisti più burloni (a cominciare da Giotto) con le tante curiosità svelate dallo storico dell’arte Andrea Daninos.

Ma sono tanti i nomi presenti al festival labronico, da Aldo Grasso a Fabio Canino e Laura Piazzi, forse le lingue più impertinenti di Radio Rai, e ancora Bruno Gambarotta, Marco Ardemagni, Aldo Vitali, Gabriele Gimmelli e le sue riflessioni su Stanlio e Ollio fino al duetto tra il direttore della rassegna Stefano Bartezzaghi e l’unica comica professionista presente, ovvero Geppi Cucciari.

Tre giorni da non perdere, in una città dove le bucce di banana volteggiano in cielo, impresse sui palloncini e pronte a far scivolare anche i pensieri più alti.

Il programma completo (PDF)

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