Gioco
I bimbi, gli sfottò, l’acidità di stomaco Il popolo termale si scopre romantico
La passione anche nella sconfitta per l’A2 tra i tremila e oltre del Palaterme
MONTECATINI. Come si fa a non essere romantici con la pallacanestro? Parafrasando una battuta di un film che parla di baseball, e che per ironia della sorte in italiano si intitola “L’arte di vincere”, si descrive bene a un giorno di distanza quello che tremila e passa persone hanno vissuto nella serata di mercoledì al Palaterme.
La partita è appena finita, Avellino ha vinto meritatamente la serie e si prepara alla premiazione, festeggiando in mezzo al campo. Alberto Benites, il playmaker sconfitto, è seduto sul parquet da solo, disperato per aver perso e probabilmente per la sua prestazione. Un bambino scavalca la transenna e gli si avvicina, lo abbraccia e lo coccola per fargli sentire meno dolore.
Come si fa a non essere romantici con lo sport? Il coach della Del Fes Alessandro Crotti, che ha battuto per la seconda volta in finale lo stesso Benites, Lorenzetti e il vice di Barsotti Alessio Marchini, interrompe i festeggiamenti e va verso i giocatori sconfitti per consolarli. Poi in conferenza stampa nomina proprio i tre ex di San Miniato per dire che, nonostante la gioia per la promozione, non riesce a non pensare a loro, che rivivono il dolore della sconfitta.
E questo è quello che si è visto in campo, che non è nemmeno la parte più importante da raccontare. Perché se si vuole cercare il meglio di questi playoff (certo, se ci fosse stata una promozione c’era poco da cercare) bisogna passare in mezzo alle poltroncine, dove ci sono montecatinesi che si erano dimenticati l’esistenza della palla a spicchi, ci sono tifosi con i capelli bianchi che decenni fa “assaltavano” gli arbitri aggrappati alla transenna dopo ogni fischio e oggi a quella transenna ci si appoggiano per stare dritti, ma ci sono ancora.
C’è un ex general manager di Roma e Milano (oltre che dello Sporting Club) come Gino Natali, che ci va a quella transenna, invitando anche i vicini farlo nei momenti in cui c’è da sostenere la squadra o da rimbrottare i direttori di gara. C'è Mario Boni con tanto di camicia bianca (ancora una volta c'era il dress code white) che si alza in piedi e si fa un selfie con la folla alle spalle.
E poi bisogna salire verso le gradinate, dove si trova (non ce ne vogliano gli altri) il meglio di queste ultime settimane. Si trovano i bambini e i ragazzi che hanno scoperto improvvisamente quanto ci si possa esaltare con la pallacanestro, e ancora più improvvisamente quanto si possa patire. Ci sono i genitori che li accompagnano. C’è una squadra Nazionale Under 20 femminile con una ragazza che andrà nella Wnba. C’è una curva piena zeppa di gente che la occupa tutta, che la colora di bianco e che deborda nello spicchio attiguo. Dopo la premiazione i tifosi di Avellino si mettono a cantare “Rispettiamo Montecatini”, chi è rimasto nel palazzo risponde con un applauso, così come tutto l’impianto aveva applaudito la squadra vincitrice nel momento della premiazione. Dall'America c'è perfino Clemon Johnson (sì, proprio lui) che manda messaggi per chiedere com'è andata.
Naturalmente raccontare il contorno di un sogno mancato facendolo diventare una parata della vittoria sarebbe poco rispettoso della verità. E quindi c’è anche l’acidità di stomaco, ci sono le magliette celebrative lasciate nello scatolone, c’è un po’ di nervosismo di troppo perfino in tribuna stampa, ovviamente c’è delusione, ci sono gli sfottò. Come ha dichiarato il presidente Andrea Luchi la stagione finisce “con tre match point sprecati” e in A2 ci è andato chi ha dimostrato di meritarselo almeno un po’ di più. Anche la fetta verde del Palaterme, quella occupata dagli ospiti, era spettacolare: i tifosi avellinesi sono stati correttissimi, fuori dal palasport prima della partita parlavano con le forze dell’ordine e con qualche residente toscano di origini irpine, raccontando dell’entusiasmo finalmente riportato in una piazza che ha vissuto stagioni di alto livello in serie A.
Gli Herons ieri hanno fatto un post sui social espressamente per ringraziare i tesserati della Del Fes (che ha ricambiato con un messaggio identico) e il pubblico per la cortesia riscontrata sia in trasferta che al Palaterme. Il dopo sconfitta ha sempre fasi diverse: dalla rabbia iniziale si passa alla necessità di leccarsi le ferite, ma anche a quella di stare vicino a chi è più toccato dal finale amaro, a fare come il bambino della foto. I commenti dei tifosi sono quasi tutti di ringraziamento, e solo pochi avanzano critiche garbate.
La prossima fase è cominciare a pensare al futuro, a una Montecatini che rivivrà un derby con due squadre che giocheranno su due campi diversi, con il Palaterme scoperchiato e che finalmente avrà bagni degni se non del 2024, almeno del 1990. Le voci dicono che la Gema andrà a Prato e gli Herons a Lucca, ma non ci sono conferme. L'ultima immagine del Palaterme che vedremo per un anno è quella dell'ennesimo post degli Herons, con quasi tremila cartoncini rossi e blu a dipingere le tribune, e solo una parola scritta in maiuscolo: GRAZIE. Come si fa a non essere romantici con la pallacanestro?
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