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Finale per l’A2, Avellino osso duro Nel roster tre big e tanta “garra”

di Lorenzo Carducci
La partita giocata a fine febbraio al Palaterme tra la Fabo e Avellino (foto Herons)
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La partita giocata a fine febbraio al Palaterme tra la Fabo e Avellino (foto Herons)

Domani gara-1: attesi al Palaterme 2mila spettatori per incitare la Fabo

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MONTECATINI. “Succederà, che torneremo in A”: la curva lo canta già dall’anno scorso e ce l’avrà scritto anche sulle magliette. Perché con gara-1 di domani (Palaterme ore 18) la Fabo comincerà davvero a giocarsi con Avellino la promozione in serie A2, a 21 anni di distanza dall’ultima finale di Montecatini in un campionato nazionale – peraltro vinta, era la stagione 2002/03 in B d’Eccellenza, epoca RB – e a 16 anni dall’ultima stagione nel campionato cadetto. Per gli Herons è la seconda finale in tre stagioni di vita, dopo quella del salto dalla C Gold alla B di due anni fa contro la Gema. Il popolo degli aironi è in trepidazione. L’assalto al botteghino di questi giorni (l’obiettivo sono 2mila persone), anche in proiezione di gara-2 (martedì alle 21), riassume un po’ tutto. Arrivare all’ultimo e decisivo atto col fattore campo a favore, dopo una Coppa Italia vinta e la rimonta dallo 0-2 al 3-2 in semifinale playoff con Ruvo di Puglia, farebbe pendere leggermente il pronostico per i rossoblù. Se non fosse che Avellino ha compiuto la stessa identica rimonta, compresa la vittoria in trasferta a gara-5, ai danni di quella Pielle Livorno che ha dominato il girone A. Ma scopriamo più da vicino gli avversari degli Herons.

Stagione folle

Ad agosto, roster e budget alla mano, la Del Fes era accreditata tra le corazzate. Lo si presumeva dagli ingaggi del pivot argentino (ex nazionale) e naturalizzato italiano Matias Bortolin, 31 anni e 210 centimetri unico per eleganza e impatto in area (sarà fondamentale il suo duello con Radunic), della guardia tiratrice slovena Miha Vasl, 32enne proveniente dall’A2, come l’ala forte italo serba classe ‘99 Aleksa Nikolic. E poi per un impianto di contorno di tutto rispetto. Nelle prime 8 giornate arrivano 5 vittorie, ma dopo il ko interno proprio con la Fabo (69-71) salta la panchina: via l’ex cestista Andrea Crosariol, al suo posto Alessandro Crotti. I risultati però sono negativi: nonostante l’arrivo da Omegna dell'ala Riccardo Chinellato (anche per l’infortunio di Santucci), a fine gennaio Avellino è quartultima a 16 punti in 19 gare. Qui la società non si scompone, Crotti continua a lavorare e il resto è storia: 11 vittorie nelle restanti 15, battendo proprio gli Herons al Palaterme il 25 febbraio per 65-66, gara a cui seguì un comunicato dal tono severo del presidente termale Andrea Luchi. E dopo aver vinto anche contro la Gema, i biancoverdi chiudono al 5° posto. Il gioco passa dal controllo del ritmo e dell’area, con una percentuale alta di vittorie nelle gare a punteggio basso e in bilico fino in fondo.

Gli uomini

Tra i segreti c’è l’esplosione di Armando Verazzo, esterno del 2002 cresciuto fino a diventare nei playoff il miglior marcatore dei suoi con 13 punti di media. E anche l’apporto della guardia argentina di 20 anni Lucas Fresno, energia e spirito battagliero. Ai playoff gli altri veterani, tra cui anche il play Burini e l'ala Carenza, funzionano a meraviglia e Avellino elimina San Vendemiano 3-1, prima dell’impresa con la Pielle, trascinata da Bortolin in gara-5.

La curiosità

Se non bastassero le coincidenze tra Herons e Avellino, ce n’è un’altra che risale alle finali 2022. Perché quell'anno il play e l’ala della Fabo, Benites e Lorenzetti, assieme ad Alessio Marchini, ora vice di Barsotti - all'epoca tutti a San Miniato - persero la finale (3-1) con la Juvi Cremona allenata da Crotti. Un’occasione in più per rifarsi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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