Gioco
Le tante facce della Fabo in un match sofferto. Ma quanto è pesante il blitz in casa di Omegna
Mezza impresa degli Herons dopo il bruciante ko patito con Piombino al Palaterme. Coach Barsotti: «Abbiamo giocato con tensione, poi bella reazione fino alla sirena»
MONTECATINI. Sofferta, difficile, pesante. Tre aggettivi per descrivere la vittoria della Fabo in trasferta con Omegna, che le ha permesso di riagganciare la prima posizione del sabato sera, prima che la Pallacanestro Livorno si rimettesse in testa vincendo ieri a Desio e la Libertas agganciasse Natali e soci battendo Brianza in extremis.
Cominciamo dalla sofferenza: anche stavolta non si sono visti gli Herons migliori, quelli autoritari che non sprecano occasioni e difendono con attenzione, o almeno non si sono visti nell'arco di tutta la gara. Sostanzialmente potremmo dividere il match in quattro fasi. Dopo un avvio con i rossoblù davanti di pochi punti, i padroni di casa hanno cominciato a bucare la difesa rossoblù, mentre dall'altro lato alternavano uomo e zona con l'intento di disinnescare Radunic sfruttando le mani fredde degli ospiti da lontano.
Il vantaggio della Paffoni ha toccato i 9 punti sul 44-35 all'inizio della ripresa, con Montecatini messa in difficoltà dalla pressione e abbastanza pasticciona pur nella volontà di cercare sempre il tiro migliore con uno o due passaggi in più, a volte mettendosi nei guai da sola, costretta a forzare allo scadere, altre volte perdendo palla.
«Giocare con tensione – spiega il coach Federico Barsotti – ci sottrae energia. Siamo partiti con percentuali basse e l'attacco un po' impastato. In qualche occasione ho anche messo quintetti poco equilibrati per contenere la situazione falli e ne abbiamo risentito, poi però ho visto una bella reazione, abbiamo eliminato disattenzioni in difesa e le percentuali si sono alzate». La reazione c'è stata, e potente, come al solito sui due fronti offensivo e difensivo: i canestri hanno dato benzina, i recuperi hanno dato palloni, e la formazione di Barsotti ha piazzato un 21-4 (con dentro un 12-0) che l'ha portata sul +8 (48-56) e che di fatto le ha messo in mano il timone. Arrigoni ancora una volta solido, Benites brillante, Radunic incisivo al rimbalzo e in crescita con il passare del tempo nonostante una situazione falli che l'ha lasciato in campo solo 18 minuti. Non è bastato, perché prima del finale sono riaffiorati errori e disattenzioni, tanto da ridare fiducia a Omegna, capace di tornare a -1.
Stavolta però il rush finale non ha visto la Fabo farsi sopraffare dalla responsabilità di dover sempre vincere. Benites ha segnato canestri importanti, Chiera è tornato un punto di riferimento, e i viaggi in lunetta non hanno fatto del fallo sistematico praticato dagli ospiti un buon investimento. Così gli aironi hanno finito come tante altre volte, volando sotto la curva a ringraziare i tifosi al seguito, i primi arrivati quest'anno a Gravellona.
«Prima della sirena – dice Barsotti – abbiamo avuto un paio di passaggi a vuoto e loro hanno tirato meglio, ma dalla lunetta siamo stati freddi, e non è mai scontato». Restano due aggettivi della lista iniziale: la partita era difficile fin dalle premesse, perché se la Fabo arrivava da una sconfitta in casa urticante come quella con Piombino, Omegna era reduce da una disfatta clamorosa, arrivata dopo due supplementari ma soprattutto dopo aver polverizzato un vantaggio di 7 punti in 40 secondi nel quarto periodo. Anche per questo la vittoria è pesante, ultimo aggettivo, perché vincere in trasferta nel girone di ritorno è sempre una mezza impresa, e chi riesce a farlo mette da parte un gruzzolo che può valere molto quando si faranno i conti della stagione regolare.
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