Italia
Dell’Uomo ci crede: «A Pavia una finale vogliamo il massimo ce lo meritiamo»
Per l’esterno una media punti di 12,5 a partita
MONTECATINI. Nella Fabo dei record (14 vittorie nelle ultime 15 gare) che domenica andrà a Pavia per vincere e strappare da neopromossa quella che sarebbe un’incredibile qualificazione ai playoff promozione per l’A2, c’è tanto, tantissimo, Daniele Dell’Uomo. Dopo un avvio di campionato non sempre al massimo delle proprie potenzialità, nella versione rossoblù formato deluxe il bronzo di Crotone è salito di colpi partita dopo partita, candidandosi virtualmente al premio di sesto uomo dell’anno. I numeri parlano molto chiaro: 12,5 punti con oltre il 50% dal campo, 4 rimbalzi, quasi 3 assist e 2 recuperi di media in 22 minuti da febbraio ad ora, mentre nelle ultime cinque uscite il fatturato cresce a 14-15 punti.
Quello che gli americani chiamano secondo violino – il primo marcatore della squadra è Adrian Chiera – facendo la differenza in uscita dalla panchina. A tre giorni dall’appuntamento più importante dell’anno, non è tuttavia il momento di accontentarsi. «Il rammarico dopo Livorno era tanto – dice Dell’Uomo – sapevamo di aver sprecato forse la prima e ultima occasione per agguantare un quarto posto che dentro di noi per il percorso fatto pensavamo di meritare, senza nulla togliere alle nostre concorrenti. Si era apparecchiata la tavola per far sì che arrivassimo quinti, invece lo scivolone di Piombino ci ha dato questa seconda possibilità, faremo di tutto per non farcela sfuggire».
L’Omnia Basket targato Riso Scotti è nono e a meno di un ko della Gema a Borgomanero difficilmente può arrivare ottavo, sapendo che in ogni caso, salvo stravolgimenti, nella serie per la B1 ritroverebbe gli stessi termali di coach Angelucci. Di sicuro però non vorrà vestire i panni della vittima sacrificale davanti al proprio pubblico. «Pavia in casa è ostica – prosegue l’esterno classe ’98, conscio che solo quattro compagini hanno violato finora il PalaRavizza – noi però andiamo lì con tutte le motivazioni del mondo e consapevoli di poter mettere in difficoltà il loro basket tecnico e a ritmo controllato. Ci stiamo preparando come se fosse una piccola finale e vogliamo prenderci il massimo, lo meritiamo».
Finale da giocare con la solita alchimia affinata col tempo e mai più rinnegata, che consente anche allo stesso numero 18 di esaltarsi. «Senza presunzione, onestamente mi aspettavo questa crescita di gruppo – analizza Dell’Uomo – per il suo grande valore umano prima che tecnico. Gli stessi innesti di Chiera e Arrigoni sono andati in quel senso. Dovevamo trovare il nostro equilibrio, anch’io sono cresciuto lavorando sulla continuità, trovandomi a mio agio a dare energia dalla panchina assieme a Lorenzetti, Bechi e Giannini. In più ricordo un episodio: stavo giocando in modo un po’ rinunciatario, Chiera che era arrivato da poco venne da me e mi disse che non mi voleva rubare il posto e che io non mi sarei dovuto far condizionare, tornando a prendere iniziative ed essere un leader per il bene mio e della squadra. Quella chiacchierata mi sbloccò». Riprova di uno spogliatoio più che mai compatto, chiamato alla massima resa davanti allo sforzo che può coronare la stagione.
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