Sicurezza
Mario Boni stempera la tensione. «Io per Herons ma contro nessuno»
Polemica tra “cugini” dopo l’omaggio della Fabo alla bandiera rossoblù
MONTECATINI. Di chi sono le bandiere? Di chi è Mario Boni? Il riconoscimento con cui prima dell’ultima partita vinta al Palaterme con Vigevano, la Fabo Herons ha omaggiato la leggenda rossoblù nonché proprio ambasciatore sin dalla nascita del club nell’estate 2021, ha suscitato un po’di malumore tra i tifosi della Gema e qualche botta e risposta piccanti sui social coi cugini.
La disputa, sempre la solita, verte su quale delle due sponde sia la legittima erede della tradizione cestistica cittadina, rivendicandosi come la “vera” Montecatini. «La storia è di tutti e non solo di alcuni, anche se qualcuno vuol far credere il contrario. . Avete la memoria corta» recita il post degli Old Lions su Facebook, che ritrae Boni qualche anno fa ricevere l’abbonamento a vita dalla società di Giampiero Cardelli – allora unica realtà di basket cittadino – oltre alla consegna di targhe ad Andrea Niccolai, Massimo Masini, Raffaele Romano, Ezio Tonfoni, Aldo Olivieri e non solo. C’è anche chi ricorda, senza temere smentite, che se Cardelli non avesse lasciato Monsummano per approdare in via Cimabue fondando poi il Montecatiniterme Basketball nel 2016, tanti appassionati sarebbero rimasti a bocca asciutta. Il delicato tema dell’identità culturale di entrambe le società e del loro collegamento con il glorioso Sporting Club 1949 esiste dal giorno zero del dualismo rossoblù. Appena nati, gli Herons hanno ritirato i numeri 8, 10 e 13 come gesto di riconoscenza verso i miti Masini, Boni e Niccolai e qualcuno, notando la scelta diversa di Gema, lo ha reputato già un segnale, così come il ruolo di ambasciatore degli aironi accettato da SuperMario. Il diretto interessato non ha avuto paura di schierarsi, dicendosi però fin dal primo momento simpatizzante di entrambe e felice del clima di entusiasmo generato dal binomio. Persino alle stracittadine ha indugiato a presenziare, per evitare polemiche, che alla fine però dopo la premiazione di domenica ci sono state comunque.
«Ho grande rispetto per la Gema, quand’era a Monsummano ci ho giocato e vinto un campionato – dice Boni – e quando mi consegnarono l’abbonamento a vita mi fece molto piacere. Dopodiché, dal momento che Andrea Luchi e i soci hanno fondato il progetto Herons mi è venuto naturale legarmi a loro, per la professionalità e competenza di Andrea ma anche per il radicamento alla storia cestistica di Montecatini che hanno subito dimostrato, con il ritiro delle maglie e anche col riconoscimento di domenica. Però tengo a precisare che sono per gli Herons ma non sono contro nessuno, ho amici da entrambe le parti. Gli sfottò ci stanno, fanno parte dello spirito termale, ma un clima di tensione non va bene. Ritorniamo alla calma e all’ironia, l’ho detto in questi giorni al Citto e a Igor Cellerini (i “capi” delle due curve, ndr) due amici e da sempre tifosi di Montecatini». Ad animare ulteriormente il dibattito, la circostanza riportata da alcuni tifosi livornesi, secondo cui durante la partita della Gema in casa della Pielle dello scorso 22 gennaio, alcuni supporter rossoblù avrebbero applaudito ai cori contro Mario Boni della curva di casa. A prescindere tuttavia dai dissapori, i campioni e le leggende sono beni comuni, sfuggono all’esclusività e alla divisione, semmai hanno il potere di unire. Perlomeno tutti coloro che, in questo caso, spiegavano in coro alle proprie mamme perché battesse loro il corazon.
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