Italia
Impresa Fabo la Pielle va ko all’ultimo tiro
Guidati da un incontenibile Dell’Uomo gli aironi conquistano due punti storici
LIVORNO. Uno contro uno, giravolta marcato da Diouf, carezza al pallone e canestro della vittoria, allo scadere, con l’ausilio della tabella. La giocata di Adrian Chiera regala alla Fabo la vittoria contro la Pielle al PalaMacchia (o PalAllende) in quel dell’Ardenza. La pennellata del campione a coronare il successo del gruppo, il quarto di fila, per il momentaneo settimo posto.
Lo scalpo degli scalpi a una delle prime della classe, dopo averci preso gusto con Legnano. Due punti storici acciuffati con le unghie e con i denti, in una bolgia da tutto esaurito, al culmine di una partita vietata ai deboli di cuore. È la vittoria di tutti, a cominciare da un eroico Dell’Uomo, miglior realizzatore dell’incontro e alla miglior prova stagionale, sul campo più difficile.
Eppure la Pielle parte con le giuste intenzioni, sfruttare la fisicità di Lenti vicino a canestro e, se l’area si chiude, trovare tiri aperti: grazie anche alle iniziative di Rubbini, l’Unicusano tenta la prima fuga sul 15-6. Il calore del palazzetto però è un balsamo per le ali degli aironi, che, seguendo la rotta indicata da Chiera e Dell’Uomo, impattano a quota 19, confezionando un parziale di 13-4. Entrando nella seconda frazione la confidenza dei termali con la partita è tale da valere il sorpasso e addirittura il +9 (22-31): un vantaggio tutt’altro che casuale, figlio di azioni di personalità e concretezza palla in mano e di un’altrettanto convinta e intraprendente fase difensiva, fatta di duelli accettati con senso di sfida, lotta a rimbalzo e un efficace condizionamento della manovra rivale. C’è l’apporto di tutti, compreso un inedito Torrigiani, subito a segno al primo pallone toccato.
L’energia delle triglie arriva solo a corrente alternata, anche e soprattutto per via della pressione ospite. La schiacciata in contropiede di Diouf rimane isolata e, in trance agonistica, la Fabo consolida e amplia il proprio dominio.
Complici le proteste animose di Barsotti, preso di mira dal tifo domestico, l’atmosfera si surriscalda anche sugli spalti e c’è bisogno di un’interruzione anticipata rispetto all’imminente intervallo. Come da pronostico il rientro sul parquet delle maglie bianche è a vele spiegate, con i lunghi dell’equipe di Cardani nelle vesti di pirati col coltello tra i denti. Natali e compagni però si sentono ormai in missione e a turno trovano forze e spazio per respingere gli arrembaggi, pur a tratti eccedendo in conclusioni forzate. E infatti gli uomini di Cardani sono lì ad approfittarne, affidandosi ai centimetri di Diouf e a qualche viaggio in lunetta che, oltre a propiziare il ritorno a due possessi di ritardo dagli Herons, ne aggrava la situazione di falli a carico, che in fondo costeranno l’uscita di Natali, Carpanzano e Lorenzetti.
I segnali però pendono per Montecatini, compreso un Bechi che svolazza al ferro come se non stesse giocando in una bolgia, da libertassino non ancora 21enne, garantendo ai suoi punti misurabili in ossigeno. Graziata anche dalle scarse percentuali ai liberi dei padroni di casa (32 falli Herons e 16 Pielle), gli aironi restano avanti di misura, fino al 75 pari a un minuto e spiccioli dal termine. Il premio dello straordinario lavoro svolto dai Barsotti boys è avere in mano l’ultimo tiro. Ed è proprio lì che viene fuori il giocatore in più, scatenando la festa rossoblù al PalaMacchia.
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